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ROBERT LOUIS STEVENSON – LO STRANO CASO DEL DOTTOR ROBERT E DI MISTER LOUIS

ROBERT LOUIS STEVENSON – LO STRANO CASO DEL DOTTOR ROBERT E DI MISTER LOUIS

Se il mondo della letteratura ha avuto modo di vivere la nemesi, la dualità, il bene profondo e gli abissi del Male, lo deve a lui.

Nato a Edimburgo e morto in piena Polinesia francese, Robert Louis Stevenson è conosciuto principalmente per due opere, pilastri della letteratura ottocentesca 8e non solo): “Lo stano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde” e “L’Isola del Tesoro”.

Pronti per scoprire il lato oscuro di Mr. Stevenson?

 

La nascita e le opere

Robert Louis Stevenson nacque a Edimburgo il 13 novembre del 1850. Unico figlio di Thomas Stevenson e di Margaret Isabella Balfour, alterna la proverbiale malinconia e durezza degli uomini di Scozia al brio e alla gaiezza della Francia, patria natia materna.

Sia la madre che il nonno paterno soffrirono di disturbi polmonari, con sintomi frequenti, febbre alta e tosse. Nel corso degli anni si è parlato e ipotizzato della patologia, evidentemente ereditaria: sarcoidosi, tubercolosi o bronchiectasia le possibilità più quotate.

Fatto sta che Robert, sin da giovanissimo, visse con difficoltà la sua vita, dovendo trascorrere diversi mesi all’anno in località con climi ben più temperati rispetto alla Scozia. Sicuramente anche l’inquietudine esistenziale e il suo aspetto fisico, magro ed emaciato, sono retaggi del suo stato di salute.

Presenza importante, fondamentale della sua infanzia è quella di Alison “Cummy” Cunningham: grazie a lei Robert si immergerà nelle storie del terrore e della suspense, qualità che dimostrerà nel futuro.

Secondo la tradizione della famiglia Stevenson, anche Robert si iscrive alla facoltà di Ingegneria. Non è il suo mondo e si dedica alla Letteratura. Tuttavia, su pressioni paterne, alla fine si laureerà in Giurisprudenza, pur senza mai esercitare la professione.

Dal 1871 inizierà una collaborazione con la Edinburgh University Magazine e nel 1878 pubblicherà il primo manoscritto, frutto delle sue peregrinazioni nel Sud della Francia. Durante i suoi frequenti viaggi, Robert incontrerà l’amore della sua vita. Parliamo di Fanny Van de Grift, americana separata e con due figlioli. La seguirà sino in California, nonostante il parere contrario dei genitori.

Sono anni di produzione sfrenata, anche se la salute è sempre cagionevole. Scrive i volumi “Virginibus Puerisque” e “New Arabian Nights”, raccolte di saggi e novelle. Con pochi mesi di vita datigli dai medici, Stevenson riallaccia i rapporti con la famiglia e ricomincia a vagabondare per tutti i centri più conosciuti dell’epoca legati alla cura delle malattie polmonari. Nel 1883 inizia ad assaporare la fama con “L’Isola del Tesoro”.

È il 1886 l’anno che segna la svolta nella vita di Robert: dopo aver scritto il romanzo “Kidnapped”, in meno di una settimana scrive un romanzo breve.

La storia è incentrata su due personaggi legati tra di loro da un duplice e misterioso filo rosso: Henry Jekyll ed Edward Hyde. Avrete già capito che si tratta de “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde” che, in brevissimo, diventa un Blockbuster incredibile.

L’anno successivo Robert rimane orfano di padre. Spinto anche dal successo del romanzo, ritorna negli Stati Uniti, per trasferirsi subito a Saranac, una nota stazione climatica. Nel 1889 scriverà, proprio a Saranac, “Il Signore di Ballantrae”. Ma l’avventura, si sa, è dietro l’angolo. Su proposta di un editore, affascinato dallo stile dei racconti di Stevenson, Robert e famiglia partono per i mari del Sud. La crociera prevede tappe nelle Isole Marchesi, nella Polinesia Francese, Tahiti e le Hawaii, all’epoca conosciute come Isole Sandwich.

Stevenson non amava i lavori su commissione, evidentemente: il libro non andò mai in porto e poche pagine vennero stese, Il viaggio, il clima, i costumi nei mari australi colpirono profondamente Robert. La sua salute migliorò così tanto che lo scrittore prese una decisione storica: trasferirsi a Honolulu, capitale della Hawaii (cosa che fece per qualche mese) prima e a Upolu (capitale delle Isole Samoa) definitivamente.

Amato e riverito dagli indigeni che lo ribattezzarono “Tusitala”, ovvero “Narratore di storie”, Robert Louis Stevenson venne colpito da un’emorragia cerebrale il 3 dicembre 1894, morendo poche ore dopo. Pensare che, quando si rese conto che i muscoli facciali gli si stavano contraendo e bloccando – poco prima dell’aneurisma – Stevenson, vistosi allo specchio, esclamò: “Cosa succede, cosa succede alla mia faccia?”.

Una frase, Signori, che sarebbe state più che degna di essere contenuta in quel romanzo che lo rese famoso.

Venne sepolto nell’isola di Samoa, sul monte Varea. Una lapida riporta i versi che lo stesso Robert scrisse qualche mese prima di perdere la vita. Meritano davvero di essere letti:

 

“Under the wide and starry sky
Dig the grave and let me lie
Glad did I live and gladly die
And I laid me down with a will
This be the verse you grave for me
Here he lies where he longed to be
Home is the sailor, home from the sea
And the hunter home from the hill”

 

«Sotto il cielo ampio e stellato
Scava la tomba e lasciami giacere
Felice ho vissuto e felicemente muoio
E mi sono sdraiato con una volontà
Questo sia il verso che incidi per me
Qui egli giace dove desiderava essere
A casa è il marinaio, a casa dal mare
E il cacciatore a casa dalla collina»

 

Così ci salutò il Narratore di Storie, partito da Edimburgo e arrivato sino a Samoa dopo aver fatto spaventare mezzo mondo. Non lo sapete? Le persone che lessero “Lo strano caso…”, in special modo i Londinesi, si guardavano le spalle con tanta, tanta ansia…

Well done, Robert.

 

ALBERTO CABONI

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