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Sandro Mazzola - Nel nome del padre

Sandro Mazzola - Nel nome del padre

Nascere come figlio d’arte, figlio del grandissimo capitano del Torino, Valentino Mazzola, e divenire –a sua volta- il Capitano simbolo dell’Inter.

Uscite dallo spogliatoio, stringete al braccio la fascia da Capitano ed il gagliardetto e preparatevi al calcio d’inizio. Protagonista assoluto: Sandro Mazzola.

L’INFANZIA, SUPERGA ED IL SEQUESTRO

Sandro Mazzola nasce l’8 novembre 1942 a Torino. Figlio del Capitano del Grande Torino, Valentino Mazzola, Sandro respira il profumo del manto verde sin da piccolo. Il 4 maggio del 1949 la sua vita –e quella dell’Italia intera- è sconvolta dalla Tragedia di Superga. L’aereo su cui viaggiava il Torino si schianta sul fianco della Basilica di Superga, poco fuori Torino.

Sandro rimane orfano e viene “sequestrato” dalla matrigna, essendo figlio di genitori separati. Per più di un mese, Mazzola resta nascosto nella campagne torinesi, mentre la madre ed i tifosi granata organizzano diverse ricerche per trovare il piccolo. Alla fine, Sandro ritorna a casa e scopre di avere un fratello, Ferruccio. I due ragazzi cresceranno con la mamma di Sandro.

Il richiamo del campo è forte, fortissimo. Passano pochi anni ed i due fratelli attirano l’attenzione di un vecchio amico del padre, Benito Lorenzi.

IL TORO? NO, IL BISCIONE. MORATTI DOCET

I due fratelli fanno un provino con l’Inter, da poco divenuta proprietà della famiglia Moratti, guidata dal patron Angelo. Il provino va bene ma Sandro vorrebbe indossare la maglia del padre la maglia granata del Toro. Ma Moratti cerca di tenere in nerazzurro i due figli d’arte. E l’esordio di Sandro è da brividi.

Il 10 giugno del 1961, l’Inter deve rigiocare la partita contro la Juventus. In segno di protesta, il Patron Moratti fa scendere in campo la Primavera, mentre la Vecchia Signora schiera l’11 migliore. Il risultato finale è impietoso: 9 a 1 per i bianconeri. Il goal della bandiera interista è siglato – su rigore- proprio da Sandro.

Helenio Herrera, il “Mago”, nota le qualità di Mazzola e lo cambia di ruolo: da centrocampista di regia ad interno di punta ed i risultati –anzi, i goal- arrivano. Sandro Mazzola diverrà una bandiera di quell’Inter che dominerà in ogni settore: nazionale, europeo e –rispettando il suo nome esteso- Internazionale.

L’anno clou è il 1965. In quell’anno solare, Mazzola vive il suo personalissimo “Triplete” in nerazzurro: vince il Campionato, la Coppa dei Campioni (L’anno prima, oltre a vincere un’altra Coppa dei Campioni, sarà capocannoniere del Torneo Continentale. NdA) e la Coppa Intercontinentale contro gli Argentini dell’Independiente.

IL TURNOVER DI VALCAREGGI E “LA PARTITA DEL SECOLO”

In Nazionale, Sandro esordisce nel 1963. Vivrà l’ecatombe del Mondiale 1966 in Inghilterra, quando l’Italia verrà eliminata dalla “fatal” Corea del Nord. Due anni dopo, nel 1968, sarà tra gli eroi che conquisteranno il primo Campionato Europeo con la maglia azzurra. In casa, per di più.

Arriva il 1970, arriva il Campionato del Mondo nello splendido e rarefatto (nel senso atmosferico, NdA) Messico. Mazzola vivrà il continuo turnover con Gianni Rivera. Ferruccio Valcareggi, CT degli Azzurri, per ben tre partite farà giocare Mazzola nei primi 45’ e Rivera nel secondo tempo.

Mazzola sarà uno dei protagonisti de “La Partita del Secolo”, la celeberrima ItaliaGermaniaQuattroaTre, detto rigorosamente d’un fiato. Uscirà al 48’ per dare spazio a Rivera che sarà responsabile del 3-3 tedesco e del definitivo 4-3 azzurro.

Una volta appese le scarpette al chiodo, Sandro Mazzola resterà all’Inter, ricoprendo incarichi dirigenziali, quale direttore sportivo e responsabile degi Acquisti.

Parallelamente, Mazzola comincia la carriera di commentatore sportivo. Avrà la fortuna di essere voce e testimone della conquista dei Mondiali di Spagna ’82 e Germania 2006.

Negli anni, Mazzola si è schiodato l’etichetta di “Figlio di” grazie ad un gioco pulito, abnegazione e determinazione.

Non per nulla, il grandissimo campione Ferenc Puskas, dopo la finale di Coppa dei Campioni 1964 vinta dal’Inter, si accosterà al giovane Sandro con la sua maglia in mano.

“Tieni” dirà a Sandro, porgendogli la maglia “Te la meriti, la mia maglia. Sei degno di Tuo Padre”.

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