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Simone Inzaghi – La rivincita di Inzaghi Jr.

Simone Inzaghi – La rivincita di Inzaghi Jr.

Nascere figlio d’arte è sempre complicato. Nascere fratello d’arte può essere anche più complesso, specie se tuo fratello di nome fa Filippo e di soprannome “SuperPippo”, è un rapace in area di rigore (e di cuoi femminili), e indossa le maglie delle squadre più blasonate, conquistando trofei su trofei.

Se questo può essere visto come un limite, non vi preoccupate. Il protagonista della nostra biografia si chiama Simone, avrà una carriera nel mondo del calcio più che dignitosa ma sarà dall’altra parte del campo, nel ruolo di allenatore, che saprà conquistarsi la sua rivalsa.

Seguitemi nella vita di Simone, l’Inzaghi Junior che poco ha da invidiare al più famoso fratello.

 

Da Piacenza alla Lazio (passando per la C1 e la C2)

Simone nasce a Piacenza il 5 aprile 1976, è nella città biancorossa che esordisce, nelle giovanili. A 18 anni Inzaghi viene mandato in prestito al Carpi, in C1, con l’obiettivo di frasi le ossa e maturare un po’ di esperienza calcistica. Nella squadra emiliana Simone non ha molto spazio: colleziona appena 9 presenze senza goal. Tornato a casa, ci rimane poco tempo: il Piacenza, nei due anni successivi, lo manderà in giro per varie squadre della serie C: dal Novara (dove gioca con continuità) al Lumezzane (entrambe le squadra militavano in C2), sino al Brescello, che milita in C1. La squadra del paese natio di Don Camillo porta bene al nostro, che rientra nei piani del Piacenza, militante nella massima serie. È l’estate del 1998 e Simone, alla prima di campionato, va in goal nel match contro la Lazio.

Il Destino ci mette lo zampino, perché esattamente un anno dopo, Inzaghi Jr. vestirà la maglia delle aquile biancocelesti, che diverrà quasi una seconda pelle per lui.

Simone indossa la maglia della Lazio, chiamato a contendere il ruolo di attaccante titolare al cileno Salas, mica briciole. E Inzaghi, delle briciole, non si accontenta. In campo si fa valere, eccome. Appena arrivato, vince la Supercoppa Europea. In Champions League, dove la Lazio milita, Inzaghi è un buon realizzatore: rifila una doppietta al Maribor e fa un poker personale contro il Marsiglia. È il 14 marzo del 2000 e la partita finirà 5-1 per i biancocelesti, con Simone mattatore della partita.

Il 14 maggio è il primo laziale a segnare contro la Reggina: il 3-0 finale varrà alla squadra uno storico scudetto, dopo quello conquistato da Maestrelli, Chinaglia, Wilson e soci negli anni ’70. Non solo: in quella magica annata, Inzaghi aggiunge al suo palmares anche una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana.

Sono anni fortunati, i primi Duemila, per Simone. Arrivano 3 convocazioni in Nazionale, prima agli ordini di Zoff e poi di Trapattoni. In una delle tre partite, l’amichevole contro la Spagna del 29 marzo 2000, Simone veste la maglia azzurra al pari di suo fratello Filippo. Non c’è bisogno che vi scriva in questa sede chi è Pippo Inzaghi, credo voi tutti ne abbiate già sentito parlare. “Fortunato in gioco, fortunato in amore”, si potrebbe dire di Simone: incontra l’amore grazie alla showgirl Alessia Marcuzzi, che lo renderà padre di Tommaso, nato nel 2001. (Inzaghi avrà un altro figlio nel 2013, Lorenzo, nato dall’unione con Gaia Lucariello. NdA).

Durante le annate successive, Inzaghi perde posizioni nei ranghi ma non perde il vizio del goal. Nel 2004, alla fine della stagione, i biancocelesti conquistano un’altra Coppa Italia. Il 25 novembre dello stesso anno, segnando contro il Partizan in Coppa UEFA, Simone diventa il miglior realizzatore della Lazio nelle coppe continentali, con ben 20 reti.

Gli anni passano e Simone rientra sempre meno nei piani societari. Viene mandato in prestito alla Sampdoria (primo semestre del 2005) e all’Atalanta (nella stagione 2008-09). Ritornano a casa, alla Lazio, nella stagione 2008-09, il 4 ottobre sigla, contro il Lecce, un goal pesantissimo. La marcatura, infatti, gli mancava da oltre 4 anni, dal 18 settembre 2004. Sarà la sua ultima rete in Campionato.

Dopo aver vinto una Coppa Italia e una Supercoppa con la Lazio, il 22 maggio 2010, Simone dice addio al calcio giocato. Mica male il suo bottino in maglia biancoceleste: con 55 goal sarà l’undicesimo marcatore di sempre nella storia del club.

Lascia il calcio giocato ma non Roma e la Lazio, diventando allenatore degli Allievi Regionali.

 

Inzaghi: dalla panchina alla panchina (dal calcio giocato a quello allenato)

L’esordio sulla panchina di Simone è vincente: con gli Allievi regionali conquista la Coppa regionale. Grazie al successo, viene promosso mister degli Allievi Nazionali della compagine laziale.

Nel gennaio 2014 subentra alla guida della Primavera al posto di Alberto Bollini. Altra annata positiva: Inzaghi vince la Coppa Italia contro la Fiorentina, riportando il titolo sulle rive del Tevere dopo la bellezza di 35 anni e conquista la Supercoppa Italiana ai danni del Chievo Verona. L’anno successivo, la Lazio primavera di Inzaghi Jr. bissa il successo in Coppa (contro la Roma, che doppio successo per uno che la pelle biancoceleste!). tuttavia, sulla sua strada incontra una bestia nera: è il Torino, che batte la Lazio in Campionato (in finale, ai rigori) e in Supercoppa (ai supplementari).

Non saranno queste due sconfitte, seppur brucianti, a bloccare l’ascesa di Simone ai vertici della Lazio. Basterà attendere il 3 aprile 2016, giorno in cui il Presidente Lotito (mica facile avere un Presidente vulcanico come lui) lo chiamerà a guidare la prima squadra, al posto dell’esonerato Stefano Pioli.

La prima partita sulla panchina della Lazio “Maggiore”, vedrà Simone trionfare per 3-0 ai danni del Palermo. Sotto la sua guida, la squadra si piazzerà ottava. All’inizio della stagione successiva –colpo di scena- sulla panchina della Lazio siede Marcelo “El Loco” Bielsa. Probabilmente il nostro Mister “Pazzo” trova qualcuno sopra di lui ben più “Loco”: tant’è che Bielsa si dimette, a causa di divergenze con…esatto, con Lotito. Il quale riaffida la squadra al nostro Simone.

Inzaghi, cuore biancoceleste, centra uno degli obiettivi più belli di quella stagione: la doppia vittoria contro la Roma, in Coppa Italia e in Campionato. La vittoria nella Coppa contro i giallorossi mancava da quasi 4 anni, in Campionato da 4 anni e 5 mesi. La squadra d’Inzaghi arriverà in finale di Coppa Italia, perdendola contro la Juve; in Campionato centrerà la 5° posizione, valida per l’accesso all’Europa League.

L’inizio della stagione successiva vede Simone conquistare un latro singolare record: con la vittoria della Supercoppa Italiana ai danni della Juventus (rivalsa, quale sapore dolce…), Inzaghi diventa l’unico, nella centenaria storia della Lazio, a vincere il trofeo sia da giocatore che da allenatore. La stagione terminerà con la partita-spareggio tra Inter e Lazio per l’accesso in Champions: i nerazzurri vinceranno per 3-2, centrando la qualificazione per la più prestigiosa competizione di club europei; le Aquile di Inzaghi andranno in Europa (League).

Le due stagioni successive vedranno Simone conquistare una Coppa Italia (2-0 sull’Atalanta, il secondo trofeo vinto come allenatore di biancocelesti) e, prima dello stop legato al Coronavirus, guidare la sua Lazio a vincere un’altra Supercoppa Italia (sempre contro la Juve. Come a dire: il Torino fu la sua bestia nera agli esordi e lui si vendica sull’altra metà torinese, quella bianconera) e centrare un filotto di 10 vittorie consecutive in Campionato.

Mai nessuno in 120 anni di storia laziale c’era riuscito, né la leggenda Zoff, né Eriksson né Tommaso Maestrelli.

E pensare che molti, quando lo videro in campo, pensavano fosse soltanto un “fratello” d’arte.

Simone ha dimostrato che, con tecnica e abnegazione, nulla è impossibile. Neanche se tuo fratello si chiama SuperPippo.

 

AbC Alberto Caboni

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