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William Foulke – Il Portiere…di peso

William Foulke – Il Portiere…di peso

È ricordato per essere stato il primo Capitano della neonata squadra di Londra, il Chelsea. Ma non solo: grazie alla sua mole imponente incuteva terrore negli avversari…e negli arbitri

Meglio non scendere in campo, guardiamolo da bordo campo: benvenuti nell’avventurosa vita di William “Fatty” Foulke

 

UN PORTIERE TUTTO D'UN PEZZO (E CHE PEZZO!)

William Henry Foulke nasce a Dawley, piccolo centro dell’Inghilterra, il 12 aprile 1874. Inizia la sua carriera (da non professionista) come giocatore di cricket. William è un vero e proprio colosso: 193 centimetri per ben 150 kg di peso, che lo rendono (ancora oggi) il giocatore più pesante del calcio.

Calcio? Esatto, perché, dopo la sua breve apparizione nel cricket, Foulke si appassiona al gioco del calcio, nato proprio nella natia Inghilterra circa trent’anni prima. Il suo primo ingaggio è nello Sheffield United, dove William debutta il 1° settembre 1894 contro il West Bronwich Albion.

Vestirà la maglia biancorossa dello Sheffield sino al 1905: in quegli anni condurrà – è proprio il caso di dirlo, vista la sua Leadership- alla conquista di una First Division (la massima serie del calcio inglese in quegli anni), oltre che a tre finali di FA Cup, vincendone ben due, nel 1898-99 e nel 1901-02.

Nel 1905, le sirene dei “Blues” di Londra, del Chelsea, si fanno pressanti e Foulke si trasferisce a Londra, venendo pagato 50 sterline. Una cifra mica male per il periodo. Non solo: Foulke diventa il primo Capitano della (futura) gloriosa squadra della Capitale. Tuttavia, la sua carriera in quel di Londra durerà appena una stagione: l’anno successivo, William si trasferirà al Bradford City, nel West Yorkshire.

Prima del suo ritiro dal calcio giocato, avvenuto nel 1907, è bello ricordare William per il suo temperamento in campo, adatto ad un colosso come lui.

Dimenticatevi Jaap Stam, Pablo Montero, Zlatan… in confronto a lui sono degli agnellini.

 

FATTY FOULKE E LA SUA LEGGENDA: COME MANDARE UN ATTACCANTE IN RETE (LETTERALMENTE)

Si dice – e qui entriamo in un quel territorio di confine tra realtà e leggenda metropolitana – che Foulke non amasse molto gli attaccanti avversari. Come dargli torto, visto il suo ruolo di portiere, del resto. La particolarità è che Foulke “puntasse” letteralmente l’avversario (o gli avversari) che più gli stavano antipatici e gli sollevasse da terra.

Avete letto bene: William li prendeva di peso e li scagliava lontano, sin dentro la rete, quasi fosse un lanciatore del martello alle Olimpiadi (vista la fisicità, non l’avrei visto male anche in quel ruolo).  In più, per risultare ancor più mastodontico, faceva piazzare dietro la sua porta due giovani, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. In questo modo l’impatto visivo doveva essere davvero terrorizzante per un attaccante: non solo hai davanti a te un rinoceronte imbizzarrito ma –se ti sembra ancor più grande e la porta ancor più piccola – la possibilità di sbagliare è praticamente un’equazione matematica.

Inoltre, il nostro leggiadro portiere (sì, sono sarcastico) aveva l’adorabile abitudine, quando la sua squadra era votata all’attacco, di appendersi alla traversa e dondolare, come un pendolo umano. Un giorno, la traversa di turno decise di arrendersi al dolce peso di Foulke e si ruppe. Inutile dire che la partita, tra l’indignazione generale, fu sospesa.

Quando capitava che la sua squadra si trovasse in difficoltà, arroccata in difesa e facile preda degli attaccanti (nonostante Foulke), il nostro numero 1 abbandonava spesso il campo di gioco, protestando con i suoi. Se non è un personaggio degno di nota questo, la prossima, funambolica, avventura vi darà la conferma.

Finale di FA Cup del 1902: lo Sheffield United incontra il Southampton. L’arbitro di turno (di cui non ci è concesso conoscere il nome), fece l’errore –a dir di Foulke- di concedere la rete del pareggio ai biancorossi del Southampton. L’indignatissimo portierone attese la fine del match e andò a cercare (Cercare è il verbo più edulcorato. Meglio “Cacciare”) il povero Referee, il quale si dovette rinchiudere in uno sgabuzzino. Il nostro portiere fu fermato – a fatica- da cinque uomini, dopo aver divelto la porta del ripostiglio. Non uno, Signori, bensì Cinque.

Nonostante l’episodio, al giorno d’oggi, sarebbe costato al giocatore una squalifica lunghissima, multa e forse esclusione dalla rosa, a Foulke non venne fatto alcunché. Anzi, venne effettuata la ripetizione della gara (all’epoca, le finali che terminavano in parità venivano rigiocate) e il suo Sheffield sollevò l’ambita Coppa.

Meno male, così raccontano le fonti, che l’arbitro non fosse lo stesso del primo Match.

Un portierone del genere, penserete voi, avrà scritto la storia della Nazionale dei Tre Leoni, dell’Inghilterra? Manco per idea: la sua unica apparizione, a difendere la porta d’Albione, fu contro il Galles nel 1897. Per la cronaca, l’Inghilterra vinse per 4 reti a 0.

Un personaggio come lui non poteva non avere un coro personalizzato e una fine “epica”. Partiamo dal coro: Foulke è stato il primo giocatore intestatario di un coro offensivo nei suoi confronti. Si dice che ne ridesse e non se la prendesse a male (Per fortuna dei tifosi che intonavano il coro, aggiungerei)

Ecco il testo del coro: giudicate voi la qualità (e l’originalità) del testo:

 

Who ate all the pies? / Who ate all the pies? / You fat bastard, / You fat bastard, / You ate all the pies!

 

Per chi non padroneggia la meglio la lingua del Bardo Shakespeare, c’è la traduzione nella lingua di Dante:

 

Chi ha mangiato tutte le torte? / Chi ha mangiato tutte le torte? / Tu, ciccione bastardo! / Tu, ciccione bastardo! / Tu hai mangiato tutte le torte!

 

Ecco, “Fatty” Foulke poteva essere amato o odiato.

Per quanto riguarda la sua fine, nel 1916 a portarlo via sarà una cirrosi epatica. Non è certo un mistero che al buon “Fatty”, da degno suddito di Sua Maestà, adorasse praticare il sollevamento pinte.

Con lui andrà via un simbolo del calcio delle origini, non legato agli stereotipi, ai fisici scolpiti, agli addominali che spuntano in posti dove pensavi non potessero esistere, di quadricipiti degni di un supereroe o di Goku.

 

Con “Fatty” va via il calcio onesto, rustico, un po’ maschio e caratteristico.

Ci vorrebbero – a parer mio- più Fatty e meno “cyborg”: forse il calcio riacquisterebbe la vecchia Magia.

 

 

 

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