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Zlatan Ibrahimović – L’uomo che divenne Dio

Zlatan Ibrahimović – L’uomo che divenne Dio

Un gigante con una precisione incredibile nei piedi. Un ego contenuto –a malapena- in 195 centimetri per 95 kg di muscoli e agilità. Lo svedese più famoso di ogni tempo, anche più del suo idolo da bambino, Henrik Larsson.

Ripassate le mosse di Taekwondo che conoscete, tiratevi su i calzettoni e seguitemi in campo, al cospetto dell’uomo divenuto Dio, Zlatan Ibrahimović

 

L’INFANZIA: Šefik, Jurka, Sapko, Rosengård, Balkan e l’inizio della Magia

Zlatan nasce il 3 ottobre 1983 a Malmö, in Svezia. I suoi genitori sono immigrati jugoslavi: papà Šefik è un bosgnacco, ovvero un bosniaco musulmano; mamma Jurka è una croata cattolica. Oltre a Zlatan, gli Ibrahimović hanno un figlio maggiore, Sapko.

La famiglia Ibrahimović vive a Rosengård, sobborgo della cittadina densamente abitato da immigrati. Il piccolo Zlatan si appassiona alle arti marziali, in particolare al Taekwondo, diventando ben presto cintura nera. L’agilità legata alle arti marziali sarà molto utile per la seconda passione di Zlatan: il pallone.

Zlatan milita nel Balkan, assieme a ragazzi di due anni più grandi. Durante una partita contro il Vellinge, la squadra perde per 4-0 fino a quando –nella ripresa- entra Ibra: in 45 minuti, il giovane svedese segnerà 8 (OTTO) goal. Il match terminerà 8-5 per i Balkan. Non male per un ragazzino.

A 13 anni, nel 1995, viene acquistato dal Malmö, che lo farà esordire in prima squadra (e nella Allsvenskan, la massima serie calcistica del Paese scandinavo), segnando il suo primo goal il 30 ottobre dello stesso anno. Dopo la retrocessione del Malmö, Zlatan diventa titolare inamovibile della squadra. È tra gli artefici della promozione in massima serie e miglior marcatore stagionale, con 12 reti in 26 partite. Ritornato nell’Allsvenskan, Ibra segna la sua prima doppietta durante la prima di campionato. A subire i goal del bomber sarà l’AIK; a fine anno, il suo cognome sarà nella lista dei 100 migliori giovani giocatori, stilata dalla rivista “Don Balón”. È tempo, per il talento nordico, di sbarcare in una squadra che di talenti se ne intende: l’Ajax. Sarà l’acquisto più oneroso dei Lancieri di Amsterdam. È il 2001, Ibra indossa la maglia dei “figli degli Dei” e sposa la sua compagna, Helena Seger, di professione modella.

Ibra esploderà sotto la guida di Koeman, esordendo in Champions League contro il Celtic. Ibra militerà per tre anni tra le file dei biancorossi, collezionando 106 presenze, 46 goal, un “triplete” nel 2002 (Campionato, Coppa dei Paesi Bassi –dove segnerà il goal decisivo- e Supercoppa) e un altro Campionato nel 2004.

Nel frattempo, Ibra è uno dei 23 convocati dal CT Soderberg per il Mondiale 2002, giocato in Estremo Oriente, tra Corea e Giappone.  In quattro partite, Ibra giocherà soltanto alcuni scampoli, “rischiando” di segnare il Golden goal negli ottavi, contro il Senegal (saranno gli africani a passare il turno, doppietta di Camara). Passano due anni e Ibra, indossata nuovamente la maglia gialloblù della Nazionale, incontra l’Italia. Seconda partita del Gruppo C: all’85’ gli italiani conoscono –nella peggiore delle modalità- l’agilità di Ibra. Dopo un’azione rocambolesca, prima che la palla finisca nei guantoni di Gigi Buffon, un tacco enorme tocca il pallone e crea una parabola che si insacca, tra la testa di Bobo Vieri e la traversa.

Casualità incredibile o fiuto selvatico, scegliete voi, fatto sta che Zlatan, dopo l’Europeo, riceve una proposta indecente da una Signora.

Non un’altra donna che insidia il ruolo di Helena: arriva la Vecchia Signora, la Juve della triade Moggi – Bettega – Giraudo.

 

LA VECCHIA SIGNORA, CALCIOPOLI, INTER, BARCELLONA E LA CHAMPIONS CHE PASSA

Estate 2004: Zlatan arriva a Torino, sponda Juve, per la “modica” cifra di 16 milioni di euro.  Il primo anno è all’insegna di “Ibracadabra”, decisivo per la conquista dello scudetto n° 28 (revocato in seguito allo scandalo Calciopoli. Del resto, uno scandalo prima di un Mondiale sembra portare bene. Vedi il 1982, vedi il 2006). Oltre a segnare caterve di goal, doppiette e triplette (ne sanno qualcosa Fiorentina e Lecce), Ibra si fa valere grazie alla sua fisicità imponente. Ivan Córdoba –suo futuro compagno- riceverà un pestone durante un Juve –Inter; Sinisa Mihajlović, nello stesso match, riceverà una testata. Un giocatore solo riuscirà a reggere il confronto fisico e intimidatorio con Zlatan: parlo di Jaap Stam, uno che si è fatto ricucire un sopracciglio senza batter ciglio (perdonatemi il gioco di parole).

Secondo anno di Juve, secondo scudetto conquistato, seppur con Ibra meno determinante. La Champions continua a fuggire dalle mani dello svedese, con la Juve eliminata dall’Arsenal. Termina il Campionato ed esplode lo scandalo “Calciopoli” poco prima dell’inizio dei Mondiali di Germania 2006. La Svezia, superato il girone, incrocia i tedeschi padroni di casa. Ibra è costretto ad uscire prima per via di un infortunio e la Svezia, incassati due gol da Podolski, uscirà di scena. Sarà l’Italia –ce lo ricordiamo tutti- a vincere il Mondiale. Tuttavia, proprio nel Belpaese, lo scandalo è alle stelle: la Triade viene radiata, alla Juve vengono revocati 2 scudetti e viene retrocessa d’ufficio in serie B.

Ibrahimović, deciso a restare in Italia, verrà comperato dai nerazzurri dell’Inter. Conquisterà subito una Supercoppa Italiana e uno scudetto con 5 giornate di anticipo. Anche nel 2008/09, Zlatan aggiungerà un altro scudetto al suo personale palmares, oltre che il titolo di capocannoniere con 25 reti. L’Inter in Champions League (uno degli obiettivi dichiarati dello svedese) non avrà vita facile neanche con Ibra: bella ma inconcludente, si fermerà sempre agli ottavi.

Per Ibra arriva una nuova sfida: a chiamarlo sono i Blaugrana del Barcellona che –nella trattativa – inseriscono il cartellino di Samuel Eto’o. Ricordatevi questi termini: Inter, Eto’o, Champions perché tra poco ne leggerete delle belle.

 

BARCELLONA, LA CHAMPIONS (DI NUOVO) SFIORATA, MILAN, MANCHESTER, LOS ANGELES E I BLÅGULT

Il 27 luglio 2009 Ibra arriva a Barcellona, nella stessa squadra dove aveva militato il suo idolo, il Capitano della Svezia Henrik Larsson. I catalani, oltre a Zlatan, hanno un parterre de roi da impressione: Puyol, Iniesta, Xavi, Lionel Messi, Thierry Henry, Piqué, Dani Alves… uno squadrone. Sono tra i favoriti alla vittoria di quella Coppa dalle Grandi Orecchie che tanto fa gola al nostro svedesone.

Ma quando il Destino ci si mette poco ci si può fare

Arriva il 20 aprile 2010. Stadio San Siro di Milano. Ibra torna a casa da sfidante per giocare la semifinale d’andata. In ballo c’è la finale di Madrid e Zlatan vuole quella coppa. Ad attenderlo, i suoi ex compagni dell’Inter. Ad attenderlo, Samuel Eto’o, che ha preso il suo posto ed “El Principe” Diego Milito. La partita non ha storia: 3-0 per il biscione nerazzurro, con Ibra che esce al 62’ per Abidal. Il ritorno terminerà 1-0 per i Blaugrana ma non basterà. Il Barcellona uscirà in semifinale e l’Inter –proprio la sua vecchia squadra – vincerà la Champions, prima squadra italiana a fare un “triplete” (Champions, Coppa Italia, Campionato). Un altro smacco per Zlatan che, dopo un anno a Barcellona, torna a Milano. Non all’Inter, bensì dagli odiati cugini, i rossoneri del Milan.

A Milano, Zlatan indossa la n° 11. L’esordio non è dei migliori: sbaglia un rigore (lui, che ha una media di realizzazione penalty da far paura) nella partita persa per 2-0 contro il neopromosso Cesena. Nonostante la partenza a singhiozzo, quel Milan conquisterà lo scudetto con due giornate di anticipo. Ibra viene riscattato dai rossoneri nel giugno del 2011. Nel secondo anno al Milan, Ibra segna un goal contro l’Inter in Supercoppa e realizzando 28 reti in Campionato. Per lui secondo titolo da capocannoniere in Serie A, entrando di diritto nella storia: è il primo giocatore a conquistare il titolo con due squadre diverse aventi come base la stessa città.

Ibra decide, a fine stagione, di provare una nuova avventura. Lo attende la squadra simbolo della capitale francese, da qualche anno in mano ad uno sceicco. Obiettivo? Manco a dirvelo: la Champions League.

Al Paris Saint Germain, Zlatan diventa il giocatore più pagato della squadra e della Ligue 1, il secondo giocatore più pagato al mondo dopo –indovinate chi? - Samuel Eto’o (Incredibile, il Destino!) e il giocatore complessivamente più pagato nell’ambito dei trasferimenti (tra Malmö, Ajax, Juve, Inter, Barça, Milan e Paris, il bomber è costato oltre 163 Milioni di euro.)

Indossata la maglia n° 18, Zlatan esordisce in Campionato, segnando i due goal che permetteranno al Paris di pareggiare contro il Lorient, e in Champions, segnando uno dei 4 goal contro la Dinamo Kiev. Altro record per Ibracadabra: il primo giocatore ad aver segnato in Champions con SEI maglie differenti (Ajax, Juve, Inter, Barcellona, Milan e Paris). A fine anno, Zlatan aggiunge un altro titolo nella sua già colma bacheca: arriva lo scudetto a Parigi. Nella stagione successiva, conquista una Supercoppa di Francia contro il Bordeaux, in Champions segna un poker contro l’Olympiakos (il decimo giocatore di sempre a riuscirci) e ottiene un secondo scudetto e una Coppa di Lega.

Sono anni ricchi di trofei, quelli parigini. Nel 2014/15, Ibra vince un’altra Supercoppa di Francia, segnando la doppietta contro il Guingamp. L’8 aprile del 2015, realizzando una tripletta in semifinale di Coppa di Francia, raggiunge i 100 goal in gare ufficiali con la maglia del PSG, conquista una seconda Coppa di Lega e il terzo scudetto consecutivo. Come ciliegina sulla torta arriva anche la Coppa di Francia.

L’anno successivo arriva la terza Supercoppa di Francia consecutiva, batte il record di Pauleta (109 reti), diventando il miglior marcatore di sempre con la maglia dei parigini il 4 ottobre 2015. Passano due mesi e Zlatan diventa il marcatore più prolifico anche in Campionato, battendo il record di Dahleb (che aveva realizzato complessivamente 85 reti con la maglia del PSG). Non pago, Ibra diventa il miglior marcatore del PSG in Champions (superando il record di Weah), segna un altro poker nella goleada contro il Troyes (0-9 risultato finale) che regala a Parigi un altro scudetto, il quarto consecutivo. Nella stessa partita, l’uomo che divenne Dio supera le 100 reti con il PSG (seconda rete delle quattro realizzate) e realizza la tripletta più veloce della storia della Ligue 1 (terza rete).

A maggio, Ibra saluta i tifosi del Paris, non prima di regalare loro l’ultima Coppa di Francia (4-2 contro l’Olympique Marsiglia: 2 goal sono del nostro eroe) e arrivando a quota 38 goal stagionali (nuovo record di segnature con la maglia dei Parigini in una singola stagione). Per lui è tempo di attraversare la Manica e arrivare a Manchester, sponda United. Sarà uno dei talenti che giocherà allenato dallo “Special One”, José Mourinho.

A Manchester, Ibra firma un contratto annuale. Il suo contributo arriva subito: grazie al suo goal decisivo, i Red Devils conquistano la Community Shield contro il Leicester City. Un’annata tra luci e buio, quella di Ibra, che riuscirà comunque a conquistare altri record. Segnando in Europa League contro gli ucraini dello Zorja, Zlatan raggiunge Mutu e Carew come marcatore in campo europeo con Sette maglie diverse. Il 6 novembre, Zlatan prende due piccioni con una fava, anzi con due goal: il primo sarà la rete n° 25.000 nella storia della Premier (Zlatan può, signori miei); la seconda sarà la sua personale rete n° 400.  Conquista una Coppa di Lega, contribuendo con una doppietta, prima che la rottura del legamento crociato gli faccia terminare in anticipo la stagione.

Rientrato dopo sette mesi dall’infortunio e rinnovato il contratto con lo United, Zlatan non dà il meglio di sé. A fine marzo rescinde con i Red Devils e attraversa l’Oceano, alla conquista della Major League Soccer e dei Los Angeles Galaxy.

Con la maglia gialloblù dei californiani Zlatan segna subito una doppietta del derby cittadino contro il Los Angeles FC. Tre mesi dopo realizza la sua prima tripletta (contro Orlando). A fine dicembre, Ibra rinnova con i Galaxy, diventando giocatore designato (nell’ambito del rispetto del tetto salariale) e Capitano dell’equipe.

Sempre nel 2016 Ibra dice addio alla Nazionale (aveva già rinunciato anni prima, dopo uno scontro con il CT), dopo l’eliminazione della sua Svezia ai Campionati Europei. Due anni dopo, la Svezia –orfana di Ibra- butterà malamente fuori l’Italia di Ventura nello spareggio per Russia 2018.

In quest’anno ancora in corso, Ibra non smette di regalare emozioni ai tifosi del Galaxy, tra goal in acrobazia e giocate uniche.

Del resto, è un uomo dei record, un bambino partito da un sobborgo alla conquista del mondo del pallone.

Auguri, Ibracadabra!

 

 

 

 

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