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Il Cairo - 5000 anni di storia…da toccare

Siamo davanti al monumentale ingresso del Museo delle Antichità Egizie, in piazza Tahrir, nel pieno centro pulsante de Il Cairo. Oltre 5.000 anni di Storia ci attendono. Seguitemi: andremo alla scoperta della civiltà egizia, dagli albori sino ai fasti che la resero una delle civiltà più avanzate della sua epoca.

Il Museo delle Antichità Egizie apre ufficialmente i battenti nel 1902, voluto fortemente dall’allora governo egiziano con la “supervisione” di vicini potenti e scomodi quali l’Impero Ottomano da un lato, l’Impero Britannico dall’altro e la prezzemolina Repubblica Francese. Non a caso, il primo nucleo del Museo, nato ben cinquant’anni prima in un punto troppo vicino al Nilo (tant’è che subirà numerosi danni durante un’inondazione nel 1878), nasce grazie ad un francese, Auguste Mariette, archeologo al servizio del Sultano Isma’il Pascià.

L’attuale struttura, che ben presto verrà affiancata da un nuovo museo, contiene circa 136.000 reperti, suddivisi cronologicamente. Appena si entra, al primo piano, si trovano i reperti del cosiddetto “Antico Regno”. Così, secondo la nomenclatura data dagli archeologi, è indicato un periodo di tempo che va dal 2.700 al 2.192 A.C. un periodo che ci interesserà anche nei prossimi articoli, dato che –durante quei secoli- vennero costruite le Grandi Piramidi della Pina di Giza. Tronando all’interno del Museo, una particolarità mi colpisce: a differenza degli Enti Museali che ho già visitato in giro per il mondo, i reperti del Museo sono a disposizione di tutti.

Mi spiego meglio: non sono custoditi all’interno di teche ma si possono toccare. Una sensazione davvero straba mi pervade: non mi era mai successo di poter sfiorare –con un’attenzione che forse molti visitatori non hanno avuto – uno dei primi sarcofagi o un utensile che hanno circa 5.000 anni più di me.

Sto letteralmente toccando la Storia all’interno del più grande Museo delle Antichità Egizie, quel Museo coordinato da Zahi Hawass, il più grande (e conosciuto) egittologo esistente. Un egittologo made in Egypt che, durante le manifestazioni popolari anti Mubarak del 2011, cercò in ogni modo di proteggere la struttura –e il suo inestimabile tesoro archeologico – dai razziatori. Purtroppo, Mr. Hawass non riuscì totalmente nell’impresa e, a tutt’oggi, molti dei reperti trafugai sono ancora in giro, forse a casa di qualche mecenate NON egiziano.

Continuando nel mio tuffo all’interno della Storia (un’esperienza che voglio caldamente consigliarvi), arrivo cronologicamente all e Sale dedicate al medio Regno (dal 2.055 al 1.790 A.C.) e al Nuovo (dal 1.590 circa sino al 1.069 A.C.).  infine si arriva a quel periodo che conosciamo non solo dai libri di Storia ma anche dai drammi, in particolare da quello magistralmente scritto da William Shakespeare. Esatto, arriviamo al periodo di commistione tra l’Impero Egizio e l’Impero Romano, quando marco Antonio, mandato in Egitto per colonizzarlo e piegare il Faraone Cleopatra, fu irretito dal celebre fascino della donna e si ribellò a Roma. Per la precisione, in quel periodo ribellarsi a Roma significava ribellarsi a Giulio Cesare. La situazione terminerà proprio come nel dramma shakespeariano: Cleopatra muore a causa del morso di un aspide, Marco Antonio in battaglia. Prima di queste scene truci, va detto che Giulio Cesare e Cleopatra furono amanti ed ebbero un figlio assieme, il futuro Faraone Cesarione dalla vita molto breve.

Mi guardo attorno, estasiato da quello che vedo, dalla precisione con la quale gli artigiani di migliaia di anni fa lavoravano il legno (uno dei materiali più apprezzati e di pregio dei tre Regni) e la pietra, realizzando bassorilievi di una precisione e di una delicatezza difficilmente raggiungibili, cammino sino ad arrivare a quello che è il fiore dall’occhiello del Museo (e uno dei Faraoni più conosciuti di sempre): eccomi nella sezione del Museo dedicata al Faraone ragazzo Tutankhamon, morto ad appena 18 anni e sepolto in maniera sontuosa. Grazie al complicatissimo sistema di sepoltura i tombaroli di secoli fa non riuscirono a trovare la sepoltura del Faraone. Cosa che invece riuscì all’inglese Howard Carter nel 1923. L’apertura della tomba, ma soprattutto quella dei diversi sarcofagi che custodivano l’Imperiale mummia (erano ben quattro).

 

Dopo aver individuato la stanza delle sepolture, Howard e il suo team si ritrovarono davanti a splendide opere d’arte sopravvissute per millenni e che rischiavano, per via dell’improvviso cambio di temperatura e umidità, di deteriorarsi in pochissimo tempo, come gli scrigni d legno laminato d’oro. Al centro della stanza sorgeva un imponente sarcofago di quarzite (una pietra utilizzata anche per la realizzazione del vetro), scavato da un unico blocco. All’interno tre sarcofagi antropomorfi (con sembianze umane): i primi due, riccamente decorati, erano di pregiato legno laminato d’oro; il terzo e ultimo era realizzato in oro massiccio.

Non era raro, all’interno del “mondo” delle sepolture egizie l’utilizzo dell’oro; tuttavia è raro un intero sarcofago d’oro massiccio.

Perché la sepoltura del Faraone non venne mai scoperta prima di quel fatidico 1923? Qui la Storia si impregna di superstizioni e maledizioni. Gli egiziani che lavorano come manovalanza durante gli scavi erano riottosi nel “profanare” la tomba reale. Questo perché si parlava di una maledizione, un incantesimo lanciato millenni fa a protezione del defunto giovane Tutankhamon

Va detto che i (numerosi) morti che vengono accreditati alla maledizione non sono così numerosi. Parliamo di 12 persone, dal finanziatore degli scavi, Lord Carnarvon, sino alla di lui figlia, Lady Evelyn, decedute avendo un’età media di 68 anni (un’età più che probabile per passare a miglior vita) e a decenni di distanza dagli scavi.

La leggenda venne alimentata dall’alone di mistero che circondava i ritrovamenti, oltre al fatto che Lord Carnarvon aveva dato l’esclusiva al quotidiano “Times”, sempre di proprietà dell’inglese.

Altra area assolutamente da visitare, anche se si paga uno speciale biglietto che costa il doppio, è la Sala della Mummie: Faraoni, regine e Principesse custoditi gelosamente (stavolta sì) in spesse teche di vetro. In questa stanza è raccomandato, anzi, imposto il silenzio assoluto. Per quale motivo? Ho provato a domandare o a cercare un catello esplicativo: ricerca vana, i cartelli latitano (a dir la verità, non ce ne sono). Che sia per rispettare il sonno eterno di coloro che, millenni fa, dominavano un territorio immenso, dove il grande Nilo decideva se vi dovesse essere carestia o raccolto abbondante?

Sicuramente, l’Egitto è terra di misteri, laddove le linee energetiche, le leggende e tante, tantissime teorie (dalle più stravaganti a quelle che mettono in discussione alcuni aspetti della Storia così come la conosciamo) si concentrano in una zona davvero particolare.

E lì sarà la nostra prossima tappa: preparatevi ad attraversare tutta Il Cairo e a passare sull’altra sponda del Nilo: ci attende la Piana di Giza, con i simboli più conosciuti di questo incantevole e misterioso Paese.

Preparatevi all’incontro ravvicinato con le tre Piramidi e la grande Sfinge, tra Magia, leggende e storia.

 

 

أنا أنتظرك في سهل الجيزة  (Vi aspetto alla Piana di Giza)

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