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Il Cairo - La Città dei Faraoni (e del Traffico) - il mezzo di locomozione a Km zero
Il Cairo - La Città dei Faraoni (e del Traffico) 02

Il Cairo - La Città dei Faraoni (e del Traffico)

GPReport ha attraversato il Mare Nostrum, il Mediterraneo, ed è arrivata nella Terra dei Faraoni, l’Egitto.

Il primo impatto con Il Cairo, capitale della Repubblica d’Egitto, è sicuramente impattante sia da punto di vista visivo che da quello auditivo: 10 milioni di abitanti che diventano più di 18 durante il giorno, tra turisti e lavoratori pendolari. È la città più grande dell’Africa, una delle più grandi del Mondo intero. È una vera e propria impresa riuscire a districarsi nel traffico: laddove esiste una carreggiata a 3 corsie, magicamente –potere de Il Cairo- diventano sei, con macchine che sfrecciano a sinistra, a destra e –se potessero- anche sopra e sotto. Si cammina come in GTA: a momenti di velocità folli e infrangimento di qualsiasi basilare norma del codice della strada a stop improvvisi e pericolosissimi, il tutto cercando di trovare un riferimento nella segnaletica stradale. Peccato che quella che c’è venga allegramente ignorata dagli abitanti: le strisce pedonali sono un miraggio e – lungo le strade principali – mi è capitato di vedere un semaforo. Uno solo, confermo, ovviamente anch’esso ignorato.

Il solo modo per destreggiarsi nel traffico è usare continuamente e costantemente il clacson: se il suono (o il frastuono) di questo accessorio per l’auto vi infastidisce normalmente, probabilmente Il Cairo potrebbe risultare una meta turistica difficile per le vostre orecchie.

Arrivato a fatica nella zona nel mercato, riprendo l’uso delle orecchie e mi godo questa meraviglioso e labirintica metropoli. La città è divisa in tre sezioni principali: la vera e propria anime della città è –per l’appunto- Il Cairo, dall’altra parte del grande Nilo vi è la zona di Giza, con la piana dove sorgono le tre Piramidi e la Sfinge; in mezzo sorge un’isola, Geriza, enclave coloniale degli inglesi e dei francesi (di cui vi parlerò nel prossimo articolo).

Il Mercato di Khan-El-Khalili è una Babilonia unica: colorata, profumata di incenso e spezie, vederlo e viverlo è davvero un’esperienza. In questo, noto un parallelismo forte, fortissimo con il Senegal e con il Mercato di Dakar, anche se a Il Cairo, ripeto, i mercanti sono un po’ più insistenti. Mi ci ha portato Khafhef, un mediatore culturale/interprete/negoziatore (come tantissimi qui a Il Cairo) che ha un cugino che lavora al mercato. Solo prodotti ottimi, prezzi vantaggiosi, nessun rischio di imbroglio: insomma, qui funziona bene la promozione “Portami da un amico”. Noto che in fronte ha un strano segno, una specie di macchia scura. Gli chiedo cosa sia e Khafhef mi dice semplicemente “Zebiba”.

MI documento, incuriosito da quella chiazza di colore. Scopro che è un segno di fede, che contrassegna coloro che sono virtuosi e pregano in maniera accorata e rispettando i precetti. Solitamente si forma sulla fronte laddove poggia al tappeto per le preghiere: c’è chi parla di un fungo che aiuti a crearla, c’è chi nomina il poggiare più volte la fronte (nell’atto della preghiera), tanto da formare un callo; altre fonti riportano di chi, ottenuta la Zebiba, la accentui utilizzando alcune gocce di acido... Chi ha la Zebiba, è sicuramente un fedele accorto: questo incide tanto, sia sulla concezione che gli altri hanno di te, sia per un’eventuale colloquio di lavoro. Ovvero: se ti trovi ad un colloquio di lavoro e vedono la Zebiba, sanno che sei un virtuoso, una persona che rispetta e onora i precetti. Una voce importante per quanto riguarda la scelta del personale e delle persone.

 

Arriviamo nello stand del mercato che ospita l’attività di suo cugino, Rame Mostafa. Rame è un piacione, un fascino che rientra nei canoni del vicino Oriente: ci sa fare. Rame sistema due sedie per me e Bianca: Rame resterà rigorosamente in piedi, muovendosi come un derviscio e gesticolando continuamente. Non si può uscire fuori dal mercato acquistando semplicemente un prodotto. Sarebbe un’offesa, visto che –in tutto il mondo Arabo – è ancora fortissima l’usanza di instaurare una trattativa tra il venditore e il compratore. Ovviamente, una trattativa non dura pochi istanti ma può (e in alcuni casi deve) durare un bel po’, tra il compratore che cerca di abbassare il prezzo e il venditore che cerca di mantenerlo anche più alto. Un’esperienza davvero bella, unica, che noi abbiamo perso.

In più, una trattativa che si rispetti non può avere come corollario le tipiche bevande egiziane: caffè, thè e karkadè. Sicuramente la bevanda più particolare è quest’ultima, un infuso di fiori di ibisco zuccherata che può essere servita sia calda che fredda. In alternativa ti viene offerta un’altra bevanda “egiziana”: la Pepsi, qui diffusa molto più della Coca-cola e immancabile sulle tavole della borghesia media. Dopo numerosi tira e molla, tra tazzine e lattine offerte e cortesemente rifiutate, riusciamo a chiudere felicemente la trattativa e alcuni splendidi pezzi d’artigianato egizio passano dalle mani di Rame alle mie.

A circa 5 km dal Mercato c’è una Moschea che, da subito, mi riporta in un Dejà – Vu. La mastodontica Moschea di Mohamed Alì è la gemella dell’Hagia Sophia già veduta a Istanbul. È una meraviglia che svetta, imponente e carica di energia, dalla piana circostante.

 

Viaggiare per Il Cairo è sicuro in alcune zone e in determinati orari: la polizia latita e alcuni abitanti non sono “raccomandabili”: non riesci mai a capire se la loro gentilezza sia di default o nasconda un secondo, sconosciuto fine.

Provo a risalire in macchina, conscio del fatto che attraversare in due la città, attraverso la strada che porta alla Piana di Giza, sia davvero un’impresa titanica. Carretti carichi di merci sbucano fuori da qualsiasi direzione, nei momenti peggiori, i cammelli (il mezzo di trasporto più ecologico che abbia visto) sono una presenza costante, zeppi sino all’inverosimile di sacchi, buste, borse, ceste.

Alcuni mi separano dalla Piana di Giza che normalmente si potrebbero percorrere, usando la macchina, in tre quarti d’ora. Durante le ore di punta (tutta la mattina e buona parte della sera), i km diventano un milione, tanto si va a passo d’uomo.

Il Cairo è davvero una porta d’accesso per l’Africa Mediterranea: si sente, si respira ancora la cultura millenaria che mise le dinastie dei Faraoni a capo del mondo allora conosciuto. A fatica mi dirigo verso la seconda meta di questo viaggio. Andiamo laddove si trova un’importante fetta della millenaria storia d’Egitto, andiamo verso il Museo delle Antichità Egizie, che si trova in Piazza Tahrir, diventata estremamente famosa e conosciuta per via della rivolta popolare del 2011, quando milioni di persone scesero in piazza contro il governo Mubarak.

Seguitemi e seguiteci: stiamo per portarvi all’interno di uno dei posti più magici della Capitale, il Museo de Antichità Egizie.

 

اراك قريبا (ci vediamo presto!)

 

 

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