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12 Aprile 1970: la Domenica da Campioni d'Italia

12 Aprile 1970: la Domenica da Campioni d'Italia

Ci sono giorni che, per un motivo o per un altro, entrano a far parte della storia. Giorni che fanno parte di un passato a cui si guarda con nostalgia, fatti di persone e di luoghi difficili da dimenticare.

Giorni che col tempo si trasformano in ricordi, persone che si trasformano in veri e propri miti, in eroi dalle gesta leggendarie.

12 Aprile 1970. Forse, per qualcuno, quella è stata una domenica come tutte le altre. Per un’isola e per una città intera, invece, è diventata una giornata particolare, fatta di esultanze, pianti, strade colme di gente che festeggia, di famiglie riunite attorno alla radio che trasmette la voce di Sandro Ciotti per poi andare in visibilio e unirsi al corteo in festa.

Una giornata che verrà tramandata nei racconti per generazioni, un po’ come quelle storie che si concludono sempre con un lieto fine.

Quella del 12 Aprile di cinquant’anni fa non è stata una domenica come le altre. È stata la domenica del Cagliari che, finalmente, porta a casa lo scudetto e il titolo di campione d’Italia.

Dopo quel giorno, niente sarà più lo stesso.

 

Altri tempi, altri campioni. Forse, fino ad allora, nessuno aveva fatto caso a quell’isola così lontana dal resto dell’Italia, una terra di banditi, dal paesaggio quasi surreale in cui si respira aria di antichità.

Eppure, proprio lì, esiste la storia di una piccola squadra, il Cagliari, che nonostante varie difficoltà, sogna di poter diventare grande.

È un club completamente diverso dagli altri, poco promettente, da poco salito in massima serie e situato in una terra in cui nessun giocatore, all’epoca, avrebbe mai immaginato di mettere piede.

E invece basta poco: un po’ di pazienza, un pizzico di strategia, il lavoro di un allenatore fuori dal comune, di un gruppo di ragazzi semplici con tanta voglia di giocare e di vincere, basta lo spirito di un certo Gigi Riva che in campo, col suo tiro mancino fa prodezze e il gioco è fatto.

Nessuna squadra nella stagione ’69-70 era come il Cagliari che, fin dall’inizio, aveva deciso di crederci e partita dopo partita aveva capito di potercela fare.

15 marzo 1970, stadio comunale di Torino. Juventus e Cagliari si giocano la partita della stagione. I rossoblù guidano la classifica con 34 punti, i bianconeri sono secondi a quota 32.

Comunardo Niccolai, con un’autorete, porta la rivale in vantaggio ma, quasi alla fine del primo tempo, giunge Riva a porre rimedio alla situazione. Angolo di Greatti, appoggio di Domenghini e pallonetto di Rombo di Tuono. 1-1.

Nel secondo tempo, la partita si scalda, nessuno ha intenzione di lasciare la presa. Ci pensa però l’arbitro Concetto Lo Bello che, improvvisamente, fischia un rigore che ancora fa molto discutere.

Albertosi para ma l’arbitro, non convinto, decide di far ripetere l’azione. In campo si scatena il delirio, Cera riesce a stento a contenersi, Riva è indemoniato, Albertosi piange e non riesce a ripetere la prodezza fatta poco prima.

Tutto sembrava perduto fino al calcio d’angolo finale. Lo Bello fischia nuovamente rigore, stavolta però per i rossoblù. La partita finisce 2-2 grazie alla doppietta di Gigi Riva.

Il mese dopo, il 12 aprile 1970, il paradiso dopo aver attraversato l’inferno. Succede quello che mai prima e nemmeno dopo si verificherà: Il Cagliari gioca contro il Bari in uno stadio Amsicora colmo di tifosi mentre la Juventus si scontra con la Lazio.

Per poter raggiungere il traguardo tanto sognato i rossoblù devono vincere. E così accade: Gori e Riva mettono la palla in rete mentre la Juve ne esce sconfitta.

È fatta. Il Cagliari non può più essere raggiunto. Tutto lo stadio si fionda in campo. È un tripudio di bandiere, di abbracci, di urla. Non si distinguono più i giocatori dai semplici spettatori. Esiste solo un popolo intero che festeggia la sua vittoria, la trasformazione di un sogno in una bellissima realtà.

Una bellissima realtà che ancora oggi, dopo 50 anni, ci emozioniamo a raccontare.

 

Roberta Lai

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