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Addio a Luis Sepúlveda, lo scrittore del sud del mondo

Addio a Luis Sepúlveda, lo scrittore del sud del mondo

Da oggi il mondo della cultura non sarà più lo stesso. Si è spento nell’ospedale di Oviedo, dove era ricoverato da fine febbraio per complicanze dovute al coronavirus, Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno che del mescolarsi dei generi letterari aveva fatto la sua cifra stilistica, il suo timbro di riconoscimento.

“Sono uno scrittore perché non so fare altro che raccontare storie”, diceva spesso. Nel corso degli anni ha regalato ai lettori pezzi della sua intensissima vita trasformati in romanzi apparentemente semplici, dietro i quali però si nascondevano i suoi dolori, le passioni e i valori per cui aveva lottato, l’eterna lotta tra il bene e il male. Ha trasformato le sue esperienze in materia letteraria, ha regalato pezzi di vita ai suoi personaggi, cercando di ridare un po’ di respiro e di conforto anche a sé stesso, a quell’uomo che dal Cile anche a causa del suo animo anticonformista e ribelle, aveva poi attraversato il mondo intero, denunciandone le numerose storture ma celebrando al tempo stesso le sue bellezze.

Leggendo i suoi primi lavori come “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, “Il mondo alla fine del mondo”, “La frontiera scomparsa” si intuisce perfettamente il senso che Luis Sepúlveda aveva deciso di dare alla sua vita: essere il cronista di tutti coloro che, giorno dopo giorno vengono ignorati, privati della storia ufficiale, che è sempre quella dei vincitori.

L’alternanza dei generi: la sua attività preferita. Utilizzava le favole per raccontare i sentimenti universali, quelli che possono essere capiti solo con il linguaggio dei più piccoli (oltre alla storia della Gabbianella, quella del gatto e del topo che diventò suo amico, della lumaca che scoprì la lentezza e del cane che insegnò a un bambino la fedeltà), il romanzo poliziesco per denunciare l’arroganza dei potenti, la solitudine degli sconfitti e infine i racconti per mettersi a nudo, per scoprirsi, per maturare le sue idee e le sue passioni.

A unificare tutto il suo variegato lavoro è la leggerezza e la semplicità della lingua. Leggere Luis Sepúlveda è come entrare in un bosco incantato, dove gli animali sono i protagonisti perché consentono di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo meglio. Significa addentrarsi in pagine che scorrono velocemente, che raccontano di passioni, di fantasmi, di grandi amori che lasciano, inevitabilmente, una traccia indelebile nella memoria dei lettori.

In un suo racconto diceva che l’ombra per esistere ha necessariamente bisogno della luce. Quella di Luis, scrittore venuto dal sud del mondo e per la cui morte ci sentiamo già tutti un po’ più soli, non si è spenta e non lo farà mai: ci sarà sempre ogni volta che apriremo un suo libro.

“Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo”, miagolò Zorba”.

Addio Luis.

 

Roberta Lai

Commenti (1)

  • anon
    Carla (non verificato)

    Fantastico
    Apr 16, 2020

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