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Bugo e il suo album ‘’Cristian Bugatti’’: la recensione

Bugo e il suo album ‘’Cristian Bugatti’’: la recensione

 Sarà sempre e solamente la musica a parlare: tutto il resto – come recitava una passata e nota canzone – è noia. Grazie al cielo. Bugo, pseudonimo di Cristian Bugatti, è un artista di grande valore passato all’attenzione dei media per via del suo abbandono del palco dell’Ariston in occasione del Festival di Sanremo, abbandono dettato da un netto, e improvviso, peggioramento del suo rapporto – artistico e personale – con l’istrionico Morgan, con il quale ha duettato in occasione della celebre competizione canora nel brano Sincero, contenuto nel nuovo disco di Bugo intitolato Cristian Bugatti, uscito il 7 febbraio 2020 su etichetta Mescal.

E’ una sorta di nuovo inizio, fortunato e inaspettato, per il cantautore lombardo che ha, indubbiamente, beneficiato da tutto ciò che è scaturito dalle polemiche post Sanremo portando però agli ascoltatori un progetto raffinato e dal punto di vista discografico molto forte.  9 tracce, poche ma buone, costituenti un album ambizioso, curato nei minimi particolari e dal quale traspare un forte desiderio di comunicare e di raccontarsi: si inizia con la ritmata e incalzante Quando impazzirò – dichiarazione d’intenti niente male – dal ritornello carico di pathos e grinta, punto forte di una canzone che potrebbe tranquillamente essere estratta come secondo singolo ufficiale del progetto. Sincero, pezzo cantato insieme al fondatore dei Bluvertigo, è stato il brano di lancio – presentato in occasione della rassegna sanremese – dell’album e mai scelta fu più azzeccata: il testo è interessante, l’accompagnamento musicale elettronico – a cui Bugo ha già abituato estimatori e addetti ai lavori in precedenza – è un tocco di classe a un connubio che, seppur disgraziato per certi versi, ha prodotto risultati più che dignitosi.

Il Castoldi contribuisce alla piena riuscita del tutto, comportandosi egregiamente dal punto di vista interpretativo e fornendo un consistente quid aggiuntivo alla creazione di Bugo. In Come mi pare – dal quale si percepisce alla lontana l’influenza di Vasco Rossi – Bugo non ha alcun pelo sulla lingua e manda, educatamente e raffinatamente, al diavolo tutti coloro i quali hanno sempre da ridire e stanno sempre a criticare altrui azioni e altrui persone.  Pezzo da novanta del disco è il brano realizzato con la collaborazione di Ermal Meta – cantautore vincitore del Festival di Sanremo 2018 in coppia con Fabrizio Moro – dal titolo Mi manca: pacatezza, sensibilità ed emotività rese perfettamente in parole, pregne di significato e selezionate a modo.  E’ una traccia dove i sentimenti fanno da padrone, nonostante l’età che avanza, le responsabilità e le risposte da dare agli altri e – compito ancora più arduo – principalmente a se stessi. L’influenza di Lucio Battisti salta fuori da brani come Un alieno con un funky beat a fare da contorno a una ironia non certo fine a se stessa, che ci ricorda quanto, in realtà, essere considerati degli ‘’alieni’’ in una società sempre più omologata non è poi così brutto come vogliono far credere. Bugo sforna un progetto giusto al momento giusto, che sta riscuotendo consensi e quel trampolino di lancio verso il grande pubblico che avrebbe meritato già tempo addietro. Differentemente da chi inserisce tanti pezzi riempitivi debolucci il Bugatti,  nato a Rho il 2 agosto 1973, propina un disco pop ottimamente realizzato, con 9 belle canzoni che si succedono scorrevolmente e ben incastonate l’una con l’altra, legate sia da arrangiamenti simili ma vari e da testi che narrano – talvolta in maniera più simpatica ed energica, talvolta con un approccio più pacato e riflessivo – ciò che osserva l’artista lombardo nella sua quotidianità. Una schiettezza elegante ed incisiva risalta da ogni traccia del prodotto, specchio delle relazioni interpersonali e delle loro conseguenze, in alcuni momenti gradite in alcuni momenti meno, come è giusto che sia. Un po’ Battisti, un po’ Vasco ma soprattutto Bugo, con quasi 47 primavere alle spalle e una forma smagliante più che mai.

 

Mattia Lasio

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