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Cosa resterà dopo il Coronavirus?

Cosa resterà dopo il Coronavirus?

Sembrava tutto passato. Pensavamo di aver buttato tutto alle spalle e invece l’incubo continua. Continua e non si ferma. Anzi, continua a sconvolgere vite, a mietere vittime, a farsi sempre più crudele, più feroce, non facendo sconti a nessuno. Il Coronavirus è entrato nelle nostre esistenze inizialmente come un qualcosa di lontano, così lontano da tenerci completamente distanti da quel paese della Cina, Wuhan, dove tutto ha avuto inizio. Mano a mano anche il mondo occidentale ha dovuto soccombere, i politici hanno dovuto mettere in qualche modo da parte progetti ambiziosi per poter salvare il proprio Paese. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile la cui forza, però, è agli occhi di tutti. Se prima dai balconi ondeggiavano i cartelloni incoraggianti con su scritto “andrà tutto bene”, ora tutto tace. Perché no, non si sa veramente come andrà a finire. Non si sa se ci sarà un lieto fine in tutto questo.

Migliaia di morti e migliaia di altre vittime, che restano vive fisicamente ma che, se non aiutate e tutelate abbastanza, rischiano di morire dentro: i giovani

I nuovi provvedimenti impongono norme stringenti per contenere il contagio, tagliando così anche gli spazi dedicati alla socialità e il mondo dei ragazzi si trova nuovamente in un caos totale. Il loro pensiero? Quello che è stato fatto negli ultimi mesi non è servito assolutamente a niente, né le lezioni online tantomeno la rinuncia a vedere i propri amici e famigliari distanti fisicamente, a un aperitivo all’aperto, ci si incontra solamente tramite una videochiamata.

Loro, i giovani sono il nostro futuro: ma cosa resterà di loro dopo tutto questo? Sogni repressi, desideri non realizzati, abbracci non dati, lauree a distanza fatte da casa senza la possibilità di festeggiare un traguardo così importante, la responsabilità sulle loro spalle di una situazione per la quale non c’è nessun colpevole.

Il virus ha cambiato tutto. Ci ha cambiato anche all’interno. Ci fa sentire impotenti, ci porta alla frustrazione, alla depressione, al disagio, all’inadeguatezza, in una situazione che non è stata il frutto di una scelta. Le popolazioni dei piccoli paesi soffrono, si arriva quasi a fare la caccia alle streghe per non cadere nella disperazione totale. I telegiornali intanto ci bombardano con numeri folli, sempre più alti, quasi come  un bollettino di guerra. Vediamo i nostri anziani morire, ospedali e terapie intensive al tracollo dove si fa di tutto per evitare il male minore. Il Coronavirus ci ha colpito nel profondo. In un mondo che ha sempre più bisogno di abbracci e di sentimenti ora si ha paura del rapporto umano, di una semplice stretta di mano, dell’incontro con chi non si conosce.

Cosa rimarrà dopo il Coronavirus? Probabilmente quello che si temeva da tanto, la paura dell’altro.

 

Roberta Lai

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