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Francesco Fele – Una biografia sportiva

Francesco Fele – Una biografia sportiva

La prima palla credo di averla avuta nei piedi già nel grembo di mia madre”, è così che comincia a raccontarsi Francesco Fele, noto Checco, nato a Carbonia il 30 maggio del 1949 ex giocatore, mister e dirigente della squadra della sua città d’origine e non solo. Checco fin da bambino ha sempre sognato di arrivare in alto e di riuscire a far parte della meravigliosa prima squadra del Carbonia, e perché no, magari anche quella del Cagliari, e in fondo si sa, i sognatori son sempre degli inguaribili ottimisti, anche nelle situazioni più disperate; ‘’Dietro le nuvole , anche le più nere, c’è sempre il cielo azzurro’’ F.F Un ragazzino come gli altri, abituato a stare in strada a giocare, ciò che gli bastava era una palla e la compagnia dei suoi amici, sino all’arrivo dei Salesiani a Carbonia quando con la costruzione degli oratori e dei campetti da calcio l’amore e la passione per quel gioco iniziò ad esser sempre più grande. Stare in strada non bastava più, adesso avere le magliette da calcio e i calzoncini faceva sentire Fele e i suoi coetanei un po’ più importanti. La Chiesa di Gesù Divino Operaio e l’Oratorio diventarono la loro nuova casa. Nell’estate del 1963 Don Monni (al tempo cappellano del Cagliari), in occasione di una premiazione, portò a Carbonia i giocatori RIva, Cera, Colombo e Congiu e per Fele e i suoi amici fu come guardare degli eroi, la loro passione e il loro amore per il calcio iniziò a crescere sempre di più ma sempre lasciando il proprio cuore verso due colori: il bianco e il blu.

Dopo il settore giovanile finalmente Fele, all’età di 23 anni riesce a far parte della sua squadra del cuore, il Carbonia, dove rimane per ben 6 anni, concludendo la sua carriera da giocatore proprio in quella squadra. Intraprese subito la strada da allenatore grazie al presidente di quegli anni che vide in lui un talento, svolgeva il compito di vice allenatore del Mister Cesaracciu. Durante quel periodo, il Mister si trovò spesso in disaccordo con la dirigenza e quando dopo l’ennesimo scontro lui levò le tende, Fele si ritrovò, per motivi di liquidità, a prendere il suo posto per accompagnare la squadra (ai tempi in serie D 1978/1979) alla retrocessione, ultima in classifica a 5 punti dalla quintultima (ne retrocedevano 4). Sarà stata l’innocenza giovanile o l’amore che provava per i colori bianco blu ma quell’anno si salvarono, la situazione era talmente disperata che Checco riuscì ad estorcere al presidente una promessa: ‘’ Presidente se ci salviamo mi regala la macchina nuova.’’ E così fu.

Così che iniziò la sua vera e propria carriera. Continuò per diversi anni ad allenare la serie D del Carbonia Calcio, partecipando in contemporanea a corsi per allenatori professionisti di seconda categoria acquisendo l’abilitazione ad allenare fino alla C1 e nel 1981/82 vinse con la squadra il campionato ed approdarono in C2. Rimase ad allenare la C2 per altri due anni conquistando due meritate salvezze. Checco non era più un ragazzino e finalmente aveva la consapevolezza di ciò che sapeva fare, della sua bravura e di ciò che riusciva a trasmettere alla squadra, con la voglia di sognare che sin da piccolo lo contraddistingueva da tutti e quell’ottimismo che fin da subito gli fece fare la differenza. Nel campionato dell’84/85 lascia il Carbonia per allenare la San Marco Cabras in Interregionale, torna per altri due anni al Carbonia in C e poi nuovamente, per altri due campionati alla San Marco Cabras che intanto aveva perso la forma dell’interregionalità vera con le squadre del continente. Nella prima metà degli anni 80 le squadre professionistiche in Sardegna erano il Cagliari, la Torres e il Carbonia, capitava spesso che Fele venisse contattato da Giorgio Porrà e Costanzo Spine, conduttori al tempo di trasmissioni sportive su Videolina per parlare di calcio. Quasi di consueto al termine della trasmissione capitava che si riunissero per una cena da ‘’Giovanni, allo Scoglio’’ dove incontrava Gigi RIva che quasi sempre si sedeva con loro. Durante una chiacchierata, Riva gli disse: ’’ Ma tu sei figlio del Carbonia? Sei molto giovane e con una buona esperienza, se vuoi far carriera, devi staccarti e andare in continente.’’. Fele venne contattato da Tonino Orrù (allora Presidente del Cagliari Calcio), per la Primavera del Cagliari, fu un processo di maturazione professionale molto importante che sicuramente si porterà per sempre dietro insieme a tutto il resto del suo bagaglio. Finita l’esperienza con il Cagliari, pur avendo soli 43 anni e pur avendo qualche altra proposta interessante tra i professionisti, ma lontano dall’isola e dunque dalla famiglia, decise di tirare i remi in barca e allenare squadre vicino casa. ...Fele rammenta ancora quando incontrò Tonino Orrù l’anno dopo che il Cagliari vinse il campionato in C1 con Claudio Ranieri e non dimentica soprattutto quando gli disse che quell’anno era stato molto indeciso se prendere lui o se prendere Claudio, nonostante alla fine avesse avuto la meglio Ranieri, il solo fatto di aver sentito pronunciare quelle parole, aumentarono in Fele l’orgoglio e il sogno.

Ad oggi possiamo vedere un Francesco Fele alla Dirigenza del Carbonia. Quando gli ho chiesto come vivesse la squadra al di fuori della panchina mi ha risposto che esser allenatore e esser dirigente sono due ruoli estremamente diversi, che l’esser stato in campo e negli spogliatoi per tanto tempo lo aiuta tantissimo a capire e a fiutare tutto prima che succeda e che gli basta metter un solo piede allo Zoboli (Stadio Comunale Carbonia Calcio) per capire qual è l’umore, ma allo stesso tempo, essendo fuori dalla panchina, non potendo partecipare fisicamente durante le partite soffre di un’ansia esasperata che non gli consente di vedere una partita del Carbonia da seduto e quasi mai per intero. È questo che succede quando si prova così tanto amore per il calcio e per una squadra dove si è cresciuti. Vorrei concludere con un pensiero del Mister Fele che mi ha fatta riflettere maggiormente…. ‘’Il mondo del calcio non è un mondo a sé stante, è inserito nel contesto della società che lo circonda, e ne subisce le influenze positive ma anche negative. E purtroppo la società attuale è pervasa da un frenetico nervosismo comportamentale che si traduce spesso in eccessi.

Le società di calcio a livello giovanile svolgono un compito educativo fondamentale, sostituendosi a volte all’eventuale carenza in tal senso della famiglia e spesso contribuisce al rafforzamento caratteriale dei ragazzi. Per questo è basilare scegliere delle persone giuste a cui affidare il compito di istruttori/educatori/allenatori. Qualche volta, anzi, più di qualche volta, l’aspetto educativo passa in second’ordine a discapito del risultato e questo è doppiamente diseducativo. Il mancato rispetto delle regole che ci devono sempre essere porta quasi sempre ad un fallimento calcistico ed umano. Il comportamento in campo e fuori, dei cosiddetti campioni è altrettanto importante nella crescita dei ragazzi che hanno bisogno di esempi da imitare e ciò che vedono e sentono deve essere sano e corretto per una crescita analogamente sana e con principi.

 

Giorgia Usai

 

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