Home » Canali » La Finestra sul Mondo » Gianni Rodari e l’arte di inventare storie
Gianni Rodari e l’arte di inventare storie

Gianni Rodari e l’arte di inventare storie

Un secolo dalla sua nascita e quarant’anni (14 aprile 1980) dalla scomparsa di un narratore di storie eccezionale ed elegante: Gianni Rodari, una tra le figure più singolari e innovatrici del panorama culturale nostrano. Gianni Rodari è stato un bravo maestro, un fuoriclasse in ambito pedagogico e nella letteratura per ragazzi, traendo proprio dai più piccoli ispirazione e tematiche da affrontare. Tematiche affrontate con un linguaggio chiaro, semplice e lineare, tematiche trattate con attenzione e intelligentemente. Quella di Rodari è una poetica che abbraccia in toto la quotidianità, con i suoi aspetti felici e quelli grigi, una poetica che sa fare ragionare e mette al centro della riflessione argomenti non facili e decisamente attuali.

Attualità che, come ben sia addice a ogni grande scrittore, è stata descritta anticipatamente – oltre che minuziosamente – dalla allegra penna di Rodari, vincitore nel 1973 dell’ambito Premio Andersen, considerato il ‘’Piccolo Premio Nobel’’ per l’infanzia. Infanzia che rappresenta un momento cruciale per la crescita di un individuo, infanzia che è stata analizzata con accuratezza dallo scrittore di Omegna, comune piemontese di circa quindicimila anime. Il modus operandi di Gianni Rodari, nella fase di scrittura, è contraddistinto da ironia e autoironia, da parole tramite le quali gioca, sperimenta e si prende gioco sapientemente delle beffe del quotidiano e delle manie degli adulti. Una scrittura brillante e fantasiosa, una scrittura non accademica – elemento di forza e peculiarità di Gianni Rodari – e dritta al punto capace di mostrare le insensatezze e la pochezza del conformismo e di quella che si ritiene e definisce ‘’normalità’’. Il segno profondo lasciato dall’autore de La Grammatica della fantasia – opera di maggior successo di Rodari, pubblicata nel 1973 e indirizzata agli insegnanti e ai genitori – non permette, fortunatamente, una sua canonica classificazione e catalogazione, grazie all’ausilio di tecniche espressive vivaci e multiformi, supportate da un approccio creativo e prolifico alla scrittura.

Apprezzato da figure di spicco quali il linguista Tullio De Mauro – uno dei massimi conoscitori e studiosi della lingua italiana – Rodari in maniera sorniona e, garbatamente, provocatrice ha manifestato le sue prese di posizione tramite mezzi di comunicazione semplici quali le filastrocche,  come ad esempio la celebre Promemoria in cui nella parte conclusiva condanna aspramente ogni conflitto bellico e ogni forma di violenza (‘’Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra’’).  Tra i suoi capolavori spiccano opere quali Il libro degli errori, Favole al telefono, Il pianeta degli alberi di Natale, Filastrocche in cielo e in terra, opere che trasudano la necessità di laicismo nelle istituzioni scolastiche, pacifismo, l’importanza del dare libertà ai bambini in modo tale da farli crescere, una spiccata sensibilità tutto fuorché melensa, il bisogno di disubbidire a ciò che viene imposto, per poter davvero cambiare il mondo e i suoi angoli più cupi. Opere per certi punti di vista definibili come ‘’d’avanguardia’’ e anticipatrici di alcuni dei problemi più gravi della contemporaneità, quali il sopravvento della tecnologia e il predominio della televisione. Rodari, proprio riguardo tale argomento,  pubblicò il racconto della buffa avventura dell’avvocato Minerviano Marello, intitolato Teledramma – racconto che uscì sulla terza pagina del quotidiano Paese sera il 2 febbraio 1960 – che sosteneva quanto la televisione potesse essere dannosa e nociva per la mente di un individuo, arrivando a inglobarlo totalmente nel suo refrain di programmi e spazi pubblicitari, impedendo di conseguenza a una persona di essere realmente tale e di vivere pienamente la vita e i suoi attimi. Fu un commento futuristico quello di Gianni Rodari, per l’epoca visionario ma ciò nonostante di una genialità e profondità rarissime.

Gianni Rodari – il quale svolse egregiamente anche l’attività giornalistica grazie alle collaborazioni con giornali quali l’Unità, Paese sera e Il Caffè – si è mostrato subito attento alle realtà nuove e alla loro influenza in grado di mutare le abitudini degli italiani. In Rodari è evidente il piacere di raccontare, il piacere di porgere ai suoi lettori porzioni di quotidiana realtà tramite cui si può fare il punto della situazione e trarre spunti di riflessione. Spunti di riflessione che nascono per i piccini ma ‘’tirano le orecchie’’ anche ai grandi e al loro essere seriosi. In Rodari si forma il piacere della lettura con i relativi benefici. Il suo piacere di raccontare prende il largo grazie alla fantasia – elemento a cui dava grande peso e valore il noto pedagogista piemontese nel processo educativo – e ricorda che anche inventare storie, a discapito di quanto alcuni pedanti potrebbero sostenere – è una cosa seria, anzi, decisamente più seria di quanto si possa pensare. Una storia sa far riflettere, una storia sa emozionare, una storia sa far sorgere dubbi e catapultare lontano dagli angusti luoghi dell’anima. Rodari ciò lo sapeva bene e a questo ha dedicato la sua vita e la sua poetica: una poetica estrosa, una poetica sensibile, una poetica oltre le classiche situazioni burocratiche terribilmente noiose e improduttive.

Una poetica che ricorda che per educare non serve un lessico complesso ed estrema severità ma pazienza, passione e amore. Proprio così, amore. Per sé stessi e per gli altri, senza mezze misure né mezzi termini.

 

Mattia Lasio

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.