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Taccola

Giuliano Taccola - Una Morte Inspiegabile

E' difficile, oggi come allora, provare a dare una spiegazione alla morte di Giuliano Taccola, attaccante classe 1943 in forza alla Roma, che avvenne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio Amsicora, dopo l'incontro di Serie A tra Cagliari e Roma.

 

"E' un campione che è morto perché ha bevuto una bibita ghiacciata."

Questo veniva risposto ai bambini che nei primi anni '70 domandavano chi fosse raffigurato sugli striscioni esposti dalla curva nord allo stadio Olimpico di Roma.

 

Una vicenda avvolta ancora oggi, a distanza di cinquantuno anni, da una coltre di mistero.

 

Giuliano Taccola nacque a Uliveto Terme in provincia di Pisa il 28 giugno 1943. Proveniva da una famiglia umile e povera, il padre era un venditore ambulante. Il giovane Giuliano si sposò a 19 anni ed ebbe subito 2 bambini.

La sua carriera calcistica cominciò proprio con la squadra della sua città che gli permise di essere notato dagli osservatori del Genoa, squadra che lo fece crescere nel suo vivaio, per cominciare poi la carriera professionistica nei campionati di Serie C e Serie B con le maglie di Alessandria, Varese, Entella e Savona. Nella sua esperienza con la compagine ligure fu notato da Fulvio Bernardini che lo propose alla Roma. Fin da subito fu inquadrato come un attaccante sveglio, furbo, propositivo, che sapeva smarcarsi e che finalizzava in porta con un tiro potente.

Nel settembre del 1967, a 24 anni, fece il suo esordio in Serie A e segnò il suo primo goal nella partita contro l'Inter che terminò con un pareggio.

 

Nella stagione successiva l'attaccante manifestò un improvviso calo fisico che compromise inevitabilmente anche il rendimento professionale. Ebbe spesso episodi febbrili e svenimenti che portarono la società della capitale a effettuare degli esami sul giocatore, il cui esito evidenziò un soffio sistolico.

L'allenatore dell'epoca, il "Mago" Helenio Herrera decise però che, nonostante i suoi problemi di salute, Taccola sarebbe stato convocato per gli incontri del campionato di massima serie.

 

Il 5 febbraio 1969 il giovane attaccante, che fino a quel momento aveva collezionato 7 reti in 12 presenze, si sottopose a un intervento per l'asportazione delle tonsille. Gli venne consigliato dai medici, in seguito a delle complicazioni post-intervento, assoluto risposo per almeno due mesi.

Ma in vista di partite importanti, Herrera lo riammise agli allenamenti dopo soli quindici giorni, tenendo in considerazione anche il fatto che lo stesso Taccola volesse tornare in campo il prima possibile.

 

Il suo fisico era debilitato. Gli episodi di febbre e gli svenimenti si intensificarono sempre di più, spesso anche a fine delle sedute di allenamento. Il 2 marzo durante l'incontro contro la Sampdoria, subì un infortunio al malleolo, che lo tenne lontano dal campo ancora per dieci giorni.

 

Herrera decise comunque di portarlo a Cagliari in trasferta. Si sarebbe allenato con la squadra, pur non giocando, per prepararsi alla sfida di Coppa Italia contro il Brescia in programma tre giorni dopo.

Il suo compagno di stanza, Franco Cordova, racconta che la mattina del 16 marzo, Giuliano non si sentisse affatto bene ma volle comunque assistere al match dalle tribune dello stadio Amsicora di Cagliari.

 

L'incontro tra la squadra capitolina e quella che nella stagione successiva sarebbe diventata campione d'Italia si concluse con un pareggio.

I momenti successivi al termine della partita hanno, nelle parole di chi racconta l'accaduto, un velo di tristezza, rabbia e incredulità.

Taccola svenne negli spogliatoi e subì un arresto cardiocircolatorio.

I tentativi di rianimazione dei medici di entrambe le squadre, in attesa dell'arrivo di un' autoambulanza, si rivelarono inutili.

L'attaccante della Roma arrivò all'ospedale Civile di Cagliari già privo di vita.

 

In quegli stessi momenti, Helenio Herrera e la sua squadra si diressero verso l'aeroporto per tornare a casa. L'allenatore, nel comunicare ai suoi ragazzi il triste avvenimento, si mostrò cinico e distaccato. Dalle sue parole "La vita va avanti, ma noi dobbiamo pensare alla Coppa Italia" sembrerà quasi più interessato a una partita di pallone piuttosto che alla vita di un suo calciatore, oltre che di un ragazzo di appena 25 anni.

 

L'esito dell'autopsia disposta a Cagliari, affermerà che la morte avvenne per un' endocardite causata da broncopolmonite emorragica e sepsi non prontamente riconosciuta e trattata.

Agli atti dell'inchiesta non fu possibile confrontare precedenti esami effettuati sul giocatore in quanto la società del Genoa aveva già eliminato tutta la sua documentazione. Il caso venne archiviato senza una verità certa su ciò che accadde veramente quel giorno e, il processo si chiuse senza un vero colpevole, considerando l'avvenimento come una serie di episodi sfortunati.

 

In quel periodo le società non eseguivano sempre i controlli medici sui calciatori in maniera accurata. Gli stadi non erano dotati di sistemi di primo soccorso tempestivo e, proprio in quegli anni, a Coverciano, cominciavano a mettersi le basi per la nascita del centro medico federale. Inoltre, la morte di Taccola avvenne in un momento di transizione per la squadra romana. Era infatti in crisi societaria e finanziaria e ci fu un passaggio di testimone alla presidenza della società. Si dimise infatti Franco Evangelisti e venne nominato Alviero Marchini, già facente parte del consiglio di amministrazione.

 

La storia di Giuliano Taccola, involontariamente legata a Cagliari, ci riporta subito indietro a un' altra storia per certi aspetti simile, intrecciata con la nostra città e con la nostra squadra, avvenuta sempre nel mese di marzo, questa volta del 2018. La morte di Davide Astori. Improvvisa, inaspettata e dolorosa. In entrambi i casi, un' inchiesta e un processo. In entrambi i casi, due ragazzi giovani, sorridenti, innamorati della vita e dei loro affetti. Innamorati e appassionati del loro mestiere.

Uomini, di ieri e di oggi, da non dimenticare. Storie da ricordare. E una chiarezza da trovare. Come ancora, a cinquantuno anni di distanza, grida a gran voce la famiglia di Giuliano Taccola.

 

Carlotta Pau

Commenti (2)

  • anon
    marzia nanniper... (non verificato)

    GRAZIE! marzia nannipieri vedova taccola

    Mar 16, 2020
  • anon
    marzia nanniper... (non verificato)

    Le ho inviato il ringraziamento dal compiuter di mia figlia Giuliana, La informo che come tutti gli anni ho inviato il comunicato stampa tramite ansa di Firenze e Roma, da divulgare integralmente a tutti i mezzi d'informazione. L'omertà continua anche dopo 51 anni: Marzia Nannipieri vedova Taccola

    Mar 17, 2020

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