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Historia magistra vitae (?)

Historia magistra vitae (?)

Guardarsi indietro può rivelarsi molto utile e istruttivo, in modo tale da non commettere errori definibili gravi e ingiustificati compiuti in passato.

Per carità, come diceva Sant’Agostino, errare è umano, ma perseverare alla lunga è controproducente ed estremamente sciocco. E in un’epoca come questa, dove gli stolti e il loro riso abbondano, sarebbe meglio evitare o quantomeno provarci. È notizia recente l’episodio legato a una tale Francesca Rizzi, trentaseienne residente presso il comune lombardo di Pozzo D’Adda, nota come’’Miss Hitler’’.

Fisico curato, atletico, lunghi capelli lisci e biondi e una ‘’estrema’’ simpatia verso il fuhrer e il regime nazista, tanto da tatuarsi sulle spalle l’aquila simboleggiante il Terzo Reich. Alcuni hanno parlato della donna come di una persona con un carattere difficile, con una situazione alle spalle complicata e certamente non tra le più rosee, eppure – come risulta abbastanza prevedibile – arrivare a giustificare le sue ideologie viene pressoché impossibile. La Rizzi inneggia all’odio verso gli ebrei, ritenuti dalla suddetta ‘’elementi da estirpare il prima possibile’’, e brama il ritorno del nazismo.  Tra il 1933 e il 1945 – secondo i data raccolti dal museo dell’Olocausto degli Stati Uniti D’America – le vittime della follia nazista ammontano tra i 15 e i 17 milioni di individui, una quantità enorme e impensabile.

C’è chi ha negato la Shoa, c’è chi l’ha definita una invenzione e una grossa bugia e c’è chi come Francesca Rizzi, ancora, fomenta odio ingiustificato e si schiera dalla parte di coloro i quali sono stati i principali nemici della libertà, della umanità e del senso di filantropia che dovrebbe regolare i rapporti tra le persone. Le vittime del nazismo non possono essere dimenticate, non devono essere dimenticate soprattutto: la senatrice Liliana Segre ha tatuato sul suo braccio il numero rappresentante le torture patite all’interno dei lager, affinché non cada nel dimenticatoio la pagina più triste e violenta dell’età contemporanea.

Il noto oratore Cicerone, nella sua opera retorica ‘’De Oratore’’ sosteneva che la storia fosse maestra di vita, rimarcando l’importanza del suo studio e sottolineando la sua funzione ammaestratrice e formativa nei confronti degli individui. Eppure, prendendo atto della recente vicenda di Francesca Rizzi, viene spontaneo porsi degli interrogativi: siamo sicuri che la storia sia ancora maestra di vita?

Siamo sicuri che le persone comprendano il valore della memoria e imparino dai propri errori?

Ai posteri l’ardua sentenza anche se, di questo passo, non è difficile rendersi conto che la risposta a tali quesiti c’è già ed è, tristemente, alquanto amara e vicina ad ognuno di noi.

Mattia Lasio

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