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I cento, e più, passi di Peppino Impastato

I cento, e più, passi di Peppino Impastato

C’è chi lo ha definito il ‘’bel paese’’, c’è chi ne messo in risalto i pregi, chi estremizzato i difetti, chi sottolineato – giustamente – le mancanze. C’è chi ha fatto finta, e continua tranquillamente a farlo, di non conoscere la mafia, arrivando addirittura a negare la sua esistenza. Eppure la mafia, nota anche come ’cosa nostra’’, è una triste e vergognosa realtà, decisamente radicata nella penisola italiana. Un paese nel paese, uno stato nello stato, un morbo che dilania tutto ciò si presenta nelle vicinanze. Una macchia che tanti, volti noti e meno noti, hanno cercato di far vedere come incancellabile, come eterna e duratura. Ma nonostante ciò, fortunatamente, c’è chi si è battuto strenuamente affinché la mafia potesse essere giusto un ricordo, affinché ideali come la libertà di espressione, la correttezza, l’onestà non suonassero come termini desueti. Uno di questi è Giovanni Impastato passato alla storia e agli onori della cronaca come Peppino Impastato, nato nel gennaio del 1948 e assassinato da cosa nostra il 9 maggio 1978, quarantadue anni orsono. La sua è una storia non solamente meritevole di essere ricordata, la sua è una storia di cui si ha la necessità e verso cui si ha il dovere di ricordare e trarne insegnamento, un insegnamento fondamentale per l’avvenire.

La storia di Peppino Impastato è la storia di una mente libera, una mente non certamente disposta a piegarsi al volere dei violenti, al volere di chi si dice e ritiene, scelleratamente, potente e fa di tutto per essere tale. Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, da una famiglia mafiosa. Suo padre Luigi Impastato durante il ventennio fascista venne inviato tre anni al confino per mafia. La situazione di partenza non era di certo facile per il primogenito di casa Impastato, bensì piuttosto ostica come è facile accorgersi, ma nonostante ciò Peppino Impastato non si fece scoraggiare né tantomeno influenzare negativamente da un contesto dal quale sarebbe potuto essere schiacciato da un momento a un altro. Peppino Impastato capì la nocività, l’insensatezza e il dramma che andava ad originare un movimento malavitoso quale quello della mafia è. Capì dal principio che non può esserci libertà con la mafia e i suoi adepti nei paraggi, capì che non poteva esserci alcun tipo di futuro in presenza di figure che facevano dell’illegalità e dei metodi brutali le loro armi principali e il loro marchio di fabbrica. Armi che Peppino Impastato ha combattuto tramite uno dei beni principali di cui un essere umano è a disposizione: la parola. La parola in ogni sua forma, in ogni sua sfaccettatura e in ogni suo utilizzo. Dopo aver interrotto i rapporti oramai deteriorati con il padre, il quale arrivò a cacciarlo dalla sua dimora, Peppino Impastato – membro di Democrazia Proletaria con cui si candidò nel 1978 alle elezioni comunali, partito politico italiano di sinistra radicale, nato nel 1975 come coalizione elettorale e scioltosi nel 1991 – fondò per prima cosa il giornalino intitolato L’idea Socialista, mentre nel 1977 creò la radio libera autofinanziata Radio Aut – frequenza ricevibile sulla 98.000 MHz e avente sede a Terrasini - radio che ricoprì un ruolo di primo piano nella lotta alla mafia e ai suoi esponenti principali. Impastato attaccò ripetutamente il mafioso Gaetano Badalamenti, il quale mise le sue mani nei traffici internazionali di droga, tramite il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma di maggior successo della emittente radiofonica era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica all’interno della quale Peppino Impastato si prendeva gioco dei mafiosi e dei politici, figure che spesso -  e malvolentieri – sono incarnate da un unico elemento. 

Peppino Impastato indagava, sapeva, conosceva. Conosceva perché correva il rischio che, talvolta, richiede la conoscenza, ovvero quello del far cadere maschere appartenenti a individui che si trovano in alto, i cosiddetti ‘’intoccabili’’. Intoccabili che per Peppino Impastato non esistevano e non considerava certo tali, intoccabili colpevoli e che dovevano pagare. Intoccabili che dovevano essere allontanati per cambiare le cose. E per cambiarle realmente le cose è fondamentale muoversi, spostarsi, intraprendere un percorso e muovere i propri passi il più lontano possibile. 100 passi è il numero che occorre fare a Cinisi per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti, ovvero uno dei colpevoli – insieme al ‘’cassiere di cosa nostra’’ Vito Roberto Palazzolo – della morte di Peppino Impastato. Peppino Impastato venne massacrato di botte, tanto da sfigurarlo. Peppino Impastato venne massacrato due volte perché si cercò di farlo apparire come un suicida, andando ad inscenare un attentato, con l’intento ed il chiaro obiettivo di rovinarne totalmente l’immagine. Intento nel quale però, nonostante le atrocità commesse tra la notte dell’8 maggio e del 9 maggio 1978 su un appena trentenne Peppino Impastato – non riuscirono, grazie all’incessante e coraggioso impegno della madre di Peppino Felicia Bartolotta e di Giovanni Impastato, fratello dell’attivista italiano. Venne individuata ed emerse totalmente la matrice mafiosa del delitto, permettendo il raggiungimento di una verità tanto pagata e tanto sofferta.

100 e ben più passi ha compiuto in direzione della verità Peppino Impastato che – nonostante la sua scomparsa – pochi giorni dopo la sua uccisione venne comunque eletto simbolicamente al Consiglio comunale. Un uomo che sapeva, ed era pienamente consapevole, del fatto che il dialogo, il pensiero e una solida coscienza morale possono rappresentare realmente una grandissima minaccia per chi cerca di sporcare ciò che è limpido e onesto.  Onesto come Peppino Impastato, la chiara e migliore dimostrazione del fatto che ognuno è davvero padrone di sé stesso e non c’è nulla che tenga quando un ideale è davvero sincero e forte. Peppino Impastato era uno spirito critico che ha denunciato energicamente la malvagità di cosa nostra e che ha individuato da subito fin dove potevano giungere i suoi lezzi tentacoli. Peppino Impastato è una figura la cui morte si cercò di far passare per ininfluente e inosservata – erano i giorni in cui venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro in via Caetani a Roma – senza però riuscirci. Peppino Impastato ha pagato con la sua stessa vita, in maniera eroica, la ricerca del bene e della giustizia. Eroicamente, sì: perché Peppino Impastato era davvero, e lo è tuttora, un eroe. Un eroe moderno, un eroe umano e un eroe che merita per davvero rispetto ed elogi. Un eroe che non si è risparmiato sotto nessun punto di vista, ricordando nuovamente che il pensiero, nonostante tutto, non potrà mai essere sovrastato e prevaricato dalla ferocia e dalla luridezza di uomini d’onore che d’onore mai avranno neanche la parvenza.

Mattia Lasio

Commenti (4)

  • anon
    Andrea (non verificato)

    Non posso che complimentarmi con Mattia per averci portato un pezzo di storia raccontato in maniera superba. Questo è il tipo di giornalismo di cui abbiamo bisogno, sincero e divulgativo, che arricchisca il lettore, che non si fermi al chi arriva prima allo scoop dell’ultimo secondo, ma che talvolta ci porti indietro nel tempo, proiettandoci di nuovo nel presente, con qualcosa in più nel nostro bagaglio di vita.
    Mag 09, 2020
  • anon
    Gabri (non verificato)

    Articolo particolarmente incisivo.
    Mag 09, 2020
  • anon
    Sara V. (non verificato)

    Un enorme plauso a Mattia per questo articolo. Peppino è stato ed è tutt'ora un rivoluzionario, una miniera di coraggio, che ha saputo affrontare a muso duro la sua famiglia e le sue radici, senza mezzi termini. Questo ci serve, l'onestà di saper riconoscere che la Mafia esiste ed ha ucciso chi ha alzato la voce, perchè non bisogna dimenticare queste figure, che sono morte in nome di un ideale di giustizia e trasparenza.
    Mag 09, 2020
  • anon
    Mattia (non verificato)

    Un bel testo su un personaggio decisivo per sensibilizzare i cittadini nella lotta alle mafie. Complimenti omonimo!
    Mag 10, 2020

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