Home » Canali » La Finestra sul Mondo » Il grande airone Fausto Coppi
Il grande airone Fausto Coppi

Il grande airone Fausto Coppi

Il ricordo è ciò a cui ci si lega nei momenti di scoramento, in quei determinati istanti difficili da affrontare e vivere. Il ricordo è ciò che tiene legati coloro i quali non ci sono più a chi invece ancora si muove alla meno peggio in questo palcoscenico denominato vita. Il ricordo, nella accezione positiva del termine, è ciò che permette di tenere vivi sentimenti ed emozioni, il ricordo garantisce la salvezza e la valorizzazione della memoria. Al sorgere del 2020 il ricordo di Fausto Coppi continua ad essere forte e le sue pedalate rappresentano fonte di ispirazione per gli adepti del pedale di ogni epoca e contesto storico. Il grande giornalista Orio Vergani ribattezzò il fuoriclasse con l’epiteto de ‘’l’airone’’.

 

Coppi, l’esile numero uno di Castellania (Piemonte), passato alla storia come ‘’il campionissimo’’, è stato uomo prima che campione, prima che un numero uno, prima che leggenda: quarto di cinque figli, Coppi, vantava origini umili, provenendo da una famiglia di contadini e una predisposizione alla fatica che definire fuori dal comune è più che lecito: 34 pulsazioni cardiache al minuto a riposo, un fisico longilineo e una eleganza nei pedali che gli permettevano di essere un cliente scomodissimo per i suoi avversari su qualunque terreno. Un talento cristallino, uno di quei pochi eletti del pedale in grado di fare la storia e renderla appassionante, carica di significato e di poesia. Quella di Fausto Coppi è stata una figura singolare, unica, irripetibile. Si rivelò un precursore di ciò che a distanza di parecchi anni sarebbe stato lo sport: meticoloso negli allenamenti, fu il primo a dare il giusto peso ad elementi quali l’alimentazione e il riposo, cogliendo la loro importanza e la loro influenza sulla prestazione sportiva. E’ stato un campione ma anche un ‘’personaggio’’ per via della sua relazione extraconiugale con Giulia Occhini, nota come ‘’la dama bianca’’. E’, ad oggi, il secondo ciclista più vincente di sempre dietro ‘’il cannibale’’ Eddy Merckx: 5 Giri d’Italia, 2 edizioni della Grande Boucle (nel 1949 e nel 1952 gli riuscì l’impresa di compiere l’accoppiata corsa rosa/Tour de France), 3 Milano-Sanremo, un campionato mondiale, tanto inseguito e mai raggiunto dal suo rivale di sempre Gino Bartali, nel 1953 a Lugano, una Parigi-Roubaix, campionati italiani in linea, prestazione di assoluto rispetto in pista tra cui il record dell’ora – il 7 novembre 1942 - nel ‘’tempio’’ del Velodromo Vigorelli a Milano.

 

I risultati parlano da sé e l’affetto dei suoi tantissimi tifosi di ieri e di oggi sono la giusta ricompensa per un simbolo tutto italiano, attorno a cui il paese intero si è stretto nel periodo del dopoguerra, grazie al quale si è emozionato, si è commosso e, cosa ancora più importante, ha ripreso a sognare e a sorridere, dopo gli anni estremamente complessi del secondo conflitto bellico. Talentuoso e imponente in bicicletta quanto fragile e sfortunato nella quotidianità. ‘’l’airone’’ chiuse le ali – come scrisse il suo cantore Orio Vergani – sessant’anni addietro, il 2 gennaio, a causa della malaria contratta nell’attuale Burkina Faso durante una battuta di caccia, proprio quando si apprestava ad iniziare una nuova avventura nella squadra ‘’San Pellegrino Sport’’ guidata dall’intramontabile Ginetaccio. Fausto Coppi è stato espressione di una Italia che non c’è più, di un paese desideroso di ricominciare, di lasciarsi dietro le violenze e le atrocità della Seconda guerra mondiale. Fausto Coppi è stato l’idolo dei gentiluomini, dei ricchi imprenditori, dei furfanti, dei banditi e della povera gente, che vedeva in lui qualcosa di più di un corridore. E’ stato narrato da grandi scrittori quali Dino Buzzati – celebre fu il suo resoconto relativo alla tappa regina della Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia nel 1949 – i quali hanno potuto dar sfogo alla loro creatività letteraria grazie ad un uomo che con la bicicletta era una cosa sola, manifesto di un rapporto simbiotico senza pecche e nobile.

 

Il grande airone ha chiuso le ali ma l’aria accarezzata dalle sue piume continua a versar lacrime per il ricordo di un volo che l’azione del tempo mai potrà scalfire e render meno vivido.

 

Mattia Lasio

 

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.