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Il potere dell’informazione: la guida di Joseph Pulitzer

Il potere dell’informazione: la guida di Joseph Pulitzer

 L’informazione è ciò che ha permesso, permette e – se realizzata con intelligenza – permetterà nell’avvenire lo sviluppo di un valido pensiero critico e la formazione di figure consapevoli del valore della parola. La professione del giornalista, indubbiamente, contribuisce cospicuamente a ciò, seppur interessata da molteplici cambiamenti e da un disinteresse verso i fondamenti di questa nobile e antica pratica. Padre del giornalismo e individuo dedito e votato totalmente alla sua causa fu Joseph Pulitzer, nato il 10 aprile 1847, ungherese naturalizzato americano. Tra coloro i quali – parecchi - hanno lavorato e ricoperto un ruolo di spicco nell’ambito della comunicazione e della editoria, Pulitzer merita indubbiamente un posto di rilievo, non solamente per il suo impegno costante, le sue intuizioni e il suo talento ma – cosa ancor più importante – per essersi soffermato sul valore etico, morale e umano di un giornale e di chi ad esso gravita attorno. Fondatore del St Louis Post-Dispatch e artefice dell’exploit del World – piccolo giornale di New York, acquistato da Pulitzer nel 1883 e reso una testata di grande diffusione grazie a una grafica e a una impaginazione innovative – investì due milioni di dollari che permisero la istituzione nel 1912 della Scuola di giornalismo della Columbia University, oltre a un fondo riservato al più prestigioso premio americano di giornalismo, letteratura e musica, a lui intitolato e dedicato.

Nel suo saggio intitolato Sul giornalismo – contenente le sue riflessioni (risalenti al maggio del 1904) presenti  sul The North American Review, in risposta a chi lo  attaccava e criticava per l’istituzione della scuola di giornalismo presso la Columbia University  – viene delineata una concezione di informazione elevata, di solida tempra morale e vivida attenzione per i dettagli, concezione che dovrebbe essere osservata da tutti coloro i quali si apprestano a svolgere la pratica giornalistica e coloro i quali ne sono fruitori, in modo tale da valutare e distinguere ciò che è valido da ciò che valido, in verità, non lo è. Pulitzer pone l’accento sull’umanità, sullo spirito di abnegazione, sulla correttezza e trasparenza morale di chi si trova a scrivere, dalla quale non si può prescindere. L’informazione è un bene notevole, un’arma che deve essere adoperata nel migliore dei modi per rendere al meglio. E i giornalisti, di conseguenza, hanno tra le mani un’arma dalle sconfinate potenzialità, che può fare bene ma anche tanto male. Un’arma che non può, e non deve, essere sottovalutata, un’arma da adoperare coscienziosamente specialmente in questi tempi di disinformazione, di caccia allo scoop, di sensazionalismo, di poco gusto e di squallidi tentativi di invadere altrui spazi privati pur di riempiere una pagina e fare notizia. Notizia che, per quanto sia e costituisca l’anima di un giornale – come sostenuto dallo stesso Pulitzer – non deve oltrepassare limiti e confini dettati dalla correttezza, dal buon senso e dal rispetto reciproco. Limiti che se valicati potrebbero creare permanenti danni alle vite di chi si trova protagonista di vicende cronachistiche.

Joseph Pulitzer pone l’accento sul legame, stretto, che intercorre tra una società democratica e la sua stampa. I due elementi procedono e sempre procederanno insieme, l’uno è il riflesso dell’altro, non potrà esistere salvaguardia di entrambi se si darà adito a fonti fasulle e dalla dubbia utilità. Le parole di Pulitzer suonano contemporanee, moderne pur essendo state concepite un secolo orsono. Le sue parole devono - soprattutto in un’epoca come quella che si vive attualmente, frettolosa e distratta - rappresentare una guida per svolgere con serietà e temperanza un mestiere affascinante e nobile quale quello del giornalista è. Mestiere che può essere insegnato, con scrupolosità e attenzione, trasmesso e imparato a dovere proprio grazie a scuole specifiche di cui Joseph Pulitzer colse il valore e la necessità ben prima di molte eminenti figure, scettiche a riguardo.

Una guida da osservare, un maestro distante negli anni ma vicino intellettualmente per ricordare, una volta di più, quanto l’impegno, validi maestri e rettitudine morale siano virtù da preservare e da applicare per poter dare giovamento alla condizione sociale e politica di ogni comunità che della libertà ha fatto il suo fondamento.

Mattia Lasio

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