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Iodegradabile, il nuovo disco di Willie Peyote: la recensione

Iodegradabile, il nuovo disco di Willie Peyote: la recensione

In una musica italiana sempre più vuota, sempre più innocua e dalla qualità pressoché inesistente una figura come quella dell’artista torinese Willie Peyote è una vera e propria mosca bianca da salvaguardare.  Classe 1985 dal talento sopraffino sin dai tempi degli esordi nel gruppo SOS CLIQUE, il buon Gugi ha pubblicato il 24 ottobre il suo nuovo disco, il quinto dopo Il manuale del giovane nichilista, Non è il mio genere il genere umano, Educazione Sabauda, Sindrome di Toret, dal titolo Iodegradabile, primo lavoro di Willie Peyote per una major, in questo caso la Virgin Records.

12 tracce ben scritte, 12 tracce intelligenti, con degli ottimi musicisti in grado di accompagnare dignitosamente le liriche del Peyote curatissime, taglienti, ficcanti e incisive. Liriche che, da sempre, rappresentano il punto di forza dell’artista nato e cresciuto in quel di Torino. Willie Peyote non le ha mai mandate a dire e, nonostante il passaggio a una grande casa discografica, il suo modus operandi è rimasto incisivo e di indubbio spessore. Riferimenti all’attualità, punzecchiature, esamina approfondita delle relazioni – complesse – tra le persone che molto spesso si concludono con un nulla di fatto. In barba a chi sostiene che la musica debba semplicemente fare ridere, divertire e ballare, le parole di Willie Peyote sono ben ponderate, ben selezionate, non certo messe lì a caso e capaci di far tornare sui propri passi e convinzioni persino gli individui maggiormente restii al ragionamento e alla presa di posizione. Anticipato dal singolo La tua futura ex moglie – brano di grande eleganza e avente al suo interno un riferimento al pezzo Come te di Fabri Fibra e Al Castellana contenuto nel capolavoro del fibroga Turbe giovanili prodotto dal gran maestro Neffa Iodegradabile è un piccolo gioiello che acquista ancora più valore dati i tempi che corrono.

Nessuna collaborazione all’interno del progetto, nessun feauturing noto in modo tale da vendere qualche copia in più, ma solo – per fortuna – ed esclusivamente Willie Peyote, protagonista indiscusso del suo disco all’interno del quale riesce ad esprimersi pienamente e a trasmettere il suo punto di vista e le sue opinioni all’ascoltatore. Rapper o cantautore? Come definire Willie Peyote? In questo caso tutte le definizioni o etichette si rivelano inutili e poco adeguate: Willie Peyote è un artista, un vero artista, uno degli ultimi rimasti in circolazione, un individuo preparato, brillante che ha fatto della ironia e della satira le sue armi principali, tramite cui fronteggiare benpensanti, bigotti e ipocriti in quantità sempre maggiore nel nostro ‘’Bel Paese’’ di volta in volta meno bello e di volta in volta un po’ più triste e disilluso. Nelle sue canzoni è possibile captare le influenze del grande Giorgio Gaber e del Fabri Fibra di Turbe giovanili, fatte proprie e rielaborate in modo signorile e assolutamente singolare, grazie a un processo di emulatio che ha dato vita a uno stile caratteristico, personale, dal retrogusto antico ma proiettato verso la contemporaneità che si dice moderna ma in realtà implode sempre più su se stessa. Tra i brani meglio riusciti risultano Quando nessuno ti vede – di cui è stato girato un simpaticissimo video che si pone come un graditissimo tributo agli anni Novanta e a tutto ciò che li rendeva unici e rimpianti - Mango, Mostro e la romantica – ma per niente banale, prolissa e artefatta – Semaforo.  

A due anni di distanza dal suo precedente lavoro, Willie Peyote dà alla luce un disco meritevole e che segna un ulteriore passo in avanti verso una maturazione che lascia presagire contenuti raffinati e destinati a durare e a farsi largo in un disordine morale ed etico opprimente e fastidioso. L’artista torinese non si è curato di mode superflue e passeggere, non ha pensato alle tendenze del momento, non ha pensato – grazie al cielo – a ciò che la gente pretende ma non gradisce, riuscendo a fare un disco carico di brio e all’interno di cui è possibile trarre significativi spunti di riflessione che, attualmente, è necessaria e doverosa.

Satura tota nostra est dicevano gli antichi e Willie Peyote ne è una bellissima e rilevante testimonianza. Chapeau!

Mattia Lasio

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