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La valenza del pensiero: l’addio al filosofo Emanuele Severino

La valenza del pensiero: l’addio al filosofo Emanuele Severino

In un mondo che procede velocemente, troppo, e non può permettersi di rifiatare e prendersi una pausa, pensare è un atto rivoluzionario. Saperlo fare con pieno raziocinio e contribuire alla crescita personale e interiore di coloro i quali si apprestano ad ascoltare è dote da pochi. Emanuele Severino, bresciano classe 1929, di ciò è stato pienamente capace e la sua scomparsa – avvenuta il 17 gennaio del 2020 – rappresenta una grossa perdita per la sempre più povera e innocua cultura italiana. Dopo essersi laureato nel 1950 con una Tesi su Heidegger e la metafisica – lavoro che colpì in positivo lo stesso Heidegger, il quale teneva in ottima considerazione il filosofo nostrano – ha ricoperto il ruolo di docente di Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore dal 1954 al 1969. Ruolo che fu costretto ad abbandonare per la sua attività letteraria di quegli anni nettamente in contrasto e aperta polemica con la Chiesa Cattolica. Severino, infatti, non era assolutamente d’accordo con la concezione della Chiesa quale entità salvifica, arrivando a negarla risolutamente e dovendo per questo, di conseguenza, rinunciare all’insegnamento presso l’ateneo della Cattolica. La personalità di Emanuele Severino è stata estremamente brillante, supportata da una ottima e accurata preparazione che sin dalla età di sedici anni con la pubblicazione dei Pensieri per un’Antifilosofia – nel pieno della delicata e non facile età adolescenziale – gli ha permesso di esprimere le sue concezioni e posizioni. Posizioni non consuetudinarie, forti e scomode: Severino, estimatore di figure chiave quali Parmenide, Platone, Leopardi, si è sempre mostrato profondamente critico nei confronti del predominio e della sopraffazione della tecnica, di cui riteneva le espressioni principali il capitalismo, il comunismo e il cattolicesimo.

Tra le tematiche più care e sentite dal pensatore bresciano risaltano l’ontologia – ovvero una delle branche fondamentali della filosofia, lo studio dell’essere e delle sue categorie fondamentali in quanto tali - e il nichilismo, concetto con il quale Severino ha identificato la storia dell’Occidente, diretto inesorabilmente verso una follia che si appresta a toccare il suo picco. Emanuele Severino – tra i fondatori della Università Ca’ Foscari di Lettere e Filosofia di Venezia -  ha realizzato opere acute e saggiamente provocanti quali La struttura originaria, L’etica del capitalismo e lo spirito della tecnica, A Cesare e a Dio, Il destino della tecnica e molte altre. E’ stato docente di individui che si sarebbero distinti per la acutezza del loro pensiero come Umberto Galimberti, Salvatore Natoli, consapevoli e grati per gli insegnamenti ricevuti da uno degli ultimi filosofi degni di questo nome della nostra epoca.

Emanuele Severino è stato un intellettuale in opposizione alla povertà dei giorni attuali, caratterizzati da concetti vuoti e da chiacchiere fastidiose, di nessuna utilità per il miglioramento morale e spirituale della società. Cala il sipario sull’operato di un pensatore competente e desideroso di fare luce su temi e questioni complesse, grazie a una brillantezza portatrice di chiarezza e in grado approfondire punti a cui, purtroppo, molto spesso si preferisce non dare attenzione e sui quali non si investe il tempo necessario.  Tempo necessario per riflettere, tempo necessario per tornare sui propri passi e su quelli altrui. Passi come quelli di Emanuele Severino che ha dato un contributo di grande rilevanza allo sviluppo del pensiero, lasciando una impronta indelebile del suo passaggio. Passi che dobbiamo continuare a seguire e che, inevitabilmente, ci mancheranno tantissimo.

Mattia Lasio

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