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L'addio a Poulidor, romantico del pedale

L'addio a Poulidor, romantico del pedale

’Il tempo dell’attesa ti circonda, ti avvolge interminabile’’. Così dice Stefano Benni – scrittore bolognese classe 1947, tra i più apprezzati autori contemporanei – nella sua opera teatrale intitolata ‘’Le Beatrici’’.

Il tempo dell’attesa circonda e avvolge ognuno di noi, senza distinzione alcuna. Ci circonda prima di un giorno importante, prima di una gioia tanto desiderata, agognata e immaginata, ci circonda nella semplice quotidianità e, senza alcuna differenza, ci circonda fino al giorno della nostra morte. Per gli appassionati di ciclismo, il 2019 è stato un anno non facile: prima la scomparsa di Felice Gimondi – campionissimo nostrano che ci ha lasciato nel mese di Agosto – in questi giorni l’amatissimo Raymond Poulidor, uno tra i più forti ciclisti francesi di sempre, protagonista di sfide accese degli anni sessanta e settanta.

Poulidor è sempre stato considerato un generoso del pedale e la sua carriera lo dimostra pienamente: regolare, costante, longevo, iniziava la sua stagione poco prima della primavera e la terminava ad autunno inoltrato, con il ‘’classico’’ Giro di Lombardia. E’ salito per ben otto volte sul podio del Tour de France e ha infiammato gli animi dei tifosi d’oltralpe, e non solo, con i suoi storici duelli con il grande Jacques Anquetil, che dividevano la Francia in due fazioni opposte. Memorabile il loro battersi alla Grande Boucle del 1964, in cui Anquetil ebbe la meglio grazie alla sua superiorità nelle prove a cronometro, con le quali guadagnò quei 55 secondi che gli permisero di arrivare trionfante e in giallo alla conclusione delle tre settimane.

Poulidor aveva un modo garibaldino di correre, espressione dei tempi in cui gareggiò: andava all’attacco, non si risparmiava mai e non gettava la spugna, preferendo l’improvvisazione e il pathos ai calcoli e ai tatticismi. E’ stato definito un eterno piazzato, ma il suo palmares di certo non sfigura: oltre ad essere un corridore di grande resistenza – come testimonia la sua vittoria alla Vuelta de Espana nel 1964 - è riuscito a conquistare anche la Milano-Sanremo e la Freccia Vallone, oltre a sette vittorie di tappa alla Grande Boucle. Svariate volte sul podio del Giro di Francia, più volte medaglia ai campionati del mondo, Poulidor rappresentava quella estemporaneità, quel briciolo di incoscienza sulle due ruote che tanto manca al ciclismo di oggi, vincolato spesso da ordini di squadra e dalle radioline.

Poulidor si è spento il 13 Novembre, alla età di 83 anni, tre mesi dopo il nostro Felice Gimondi. Va via con lui un pezzo di storia dello sport, una parte ‘’romantica’’ della storia che non tornerà più, fatta da persone capaci di emozionarsi per piccole cose, capaci di immedesimarsi totalmente in quegli atleti che su ogni terreno si davano battaglia, rendendo spettacolo ogni competizione. Si è soliti dire che le persone a noi care, quando non ci sono più, continuano a vivere nei discorsi e nelle azioni di chi le ha avute a cuore: Mathieu van der Poel, giovanissimo nipote di Poulidor, è una delle promesse più grandi e più belle del ciclismo moderno, un nome nuovo dalle origini nobili e importanti, che ha tutte le intenzioni di fare sul serio e di collocare la sua ruota davanti a quella degli altri. Di secondo, in famiglia, ce n’è già stato uno, ora è il momento di cambiare posizione e gradino del podio, chi glielo va a spiegare altrimenti a nonno Raymond?

Mattia Lasio

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