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Tu chiamale se vuoi emozioni. In ricordo di Lucio Battisti

Tu chiamale se vuoi emozioni. In ricordo di Lucio Battisti

Il 5 Marzo del 1945 nasceva a Rieti il cantautore che ha avviato una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica italiana, interpretando la vita di tutti i giorni e il mondo che lo circondava come un vero poeta.

Autore dall’andamento burbero, schivo, poco incline a chi lo accusava di non saper cantare e con un rapporto molto sporadico con la stampa, Lucio Battisti si forma da autodidatta e comincia ad affermarsi nel mondo musicale italiano negli anni Sessanta, dominandolo poi fino alla fine degli anni Settanta. Abile chitarrista e perfezionista con una certa attenzione per i dettagli, la sua produzione ha impresso una svolta decisiva al pop/rock italiano, stravolgendo e personalizzando la forma della canzone tradizionale e melodica, combinandola talvolta con sonorità e ritmi attribuibili a vari generi, riuscendo così a rinnovarsi e a non risultare mai banale.

L’armonioso “rapporto d’amore”, iniziato nel 1965, tra i testi scritti da Giulio Rapetti, in arte Mogol, e la musica di Battisti ha segnato un’epoca della cultura musicale e del costume italiani, proponendo in maniera totalmente diversa rispetto a quegli anni, temi considerati ormai obsoleti e difficilmente rinnovabili.

Da questa unione nascono pezzi memorabili conosciuti anche fuori Italia. Impossibile non ricordare Emozioni, Una donna per amico, I giardini di Marzo, ,La canzone del sole, Eppur mi son scordato di te, Pensieri e Parole, Io vorrei, non vorrei ma se vuoi, 29 settembre, Il mio canto libero.

 

Tra i versi più belli che siano mai stati scritti, quelli contenuti ne “Il mio canto libero” sono un inno all’amore libero, cosa inusuale per quell’epoca.

In un mondo che prigioniero è, respiriamo liberi io e te”. Una vera e propria celebrazione del sentimento di cui tutti andiamo alla ricerca nella vita, un amore però che deve essere privo di barriere per permettere di volare e che assume le sembianze di un canto che si innalza sul mondo, sfidando tutte le avversità, tutti i pregiudizi, tutti gli ostacoli che si trovano, talvolta, nel proprio percorso.

Un amore che, nonostante tutto continua a rappresentarsi in tutta la sua candida e disinteressata realtà.

 

Nessuno, come Lucio Battisti ha saputo raccontare l’amore, i suoi effetti, i suoi errori, la delusione di non vedere il sentimento ricambiato.

Soprattutto, nessuno, come lui, è riuscito a esprimere tutta la devozione verso il suo lavoro. Battisti di fronte alla stampa si smaterializza. Non rilascia interviste, non si lascia fotografare, non ha mai fatto un vero tour o un solo concerto, nemmeno nel periodo di maggiore successo.

Eppure, come spesso succede, la sua assenza ha fatto diventare ancora più grande la sua figura, il suo mito. Il perché della smaterializzazione lo spiegò lui stesso : “Non parlerò mai più perché un artista deve comunicare solo attraverso il suo lavoro, l’artista non esiste, l’artista è la sua arte.”

 

La sua arte, a 77 anni dalla sua nascita e a 22 dalla sua morte, continua a essere con noi ogni giorno, riempie molti dei nostri silenzi, vive senza tempo.

Giudicate voi se queste non sono emozioni.

 

Roberta Lai

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