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A Tu Per Tu Con Matteo Porru

A Tu Per Tu Con Matteo Porru

“Madre ombra” è un libro che non ti aspetti. Il lettore non può fare a meno di sentirsi parte della storia di Lara, una storia di ombra, di aspettative, di verità agognate. In poche pagine sembra di essere stati realmente catapultati a Venezia, tra i suoi colori, le sue strade strette e segrete, tra i suoi profumi.

In primo luogo, però, è un romanzo profondo, caratterizzato da una molteplicità di sentimenti e sensazioni contrastanti, di esperienze dolorose, quelle che forse tutti pensano solo gli adulti possano riuscire a descrivere.

E invece no. “Madre ombra” nasce dalla penna raffinata di Matteo Porru, 19enne cagliaritano, che come un pittore realista, riesce a mettere sulla tela una serie di pennellate che alla fine si trasformano in un’opera d’arte.

 

Come nasce Madre Ombra?

Esattamente tre anni fa. Mi ha sempre incuriosito il mondo della cecità. Il vedere è il fulcro della nostra vita, noi stessi siamo vista.

L’uomo che non ha vista che cosa diventa? Se ognuno di noi dovesse perdere la cognizione dello spazio che ci circonda, cosa diventerebbe? Diventerebbe tatto e infatti la prima versione di Madre Ombra si intitolava Tango e raccontava non la storia di Lara ma quella di Riccardo.

 

Madre ombra è un libro totalmente diverso da quelli precedenti. Cosa hai imparato di nuovo?

Domanda meravigliosa. Innanzitutto, la dimensione narrativa: ho imparato a dosare bene il tempo della continuità, quindi mai dare al lettore l’informazione che vuole quando desidera, bensì tirare avanti per rivelare tutti gli elementi che hai seminato. Un’altra cosa che ho imparato e che è fondamentale è la rielaborazione della vita. Madre ombra è una storia che per tanti versi non mi appartiene ma per altri sì.

 

La protagonista del tuo romanzo è Lara, una ragazza che deve affrontare un’impresa fondamentale: scoprire e capire chi è veramente, quali sfumature della sua vita intende vedere.

Ti è mai capitato di incontrare una Lara?

No, non l’ho ancora incontrata. Ha tanto da raccontare e non mi sono bastati neanche tre anni per capire a fondo il mio personaggio. Lara è stata difficilissima perché è una ragazza che oscilla tra le sensazioni in tutte e tre le parti, ti ci affezioni, poi provi compassione, poi pena, poi la biasimi. Ti dirò di più, non mi piacerebbe incontrarla perché della Lara che ho scritto ho più pena che affetto, alla fine sbaglia, è una ragazza che si fa condizionare dalla corrente. Quando decide di andare a scoprire il mondo non sa che è terribile, lo scopre. Le voglio bene come persona ma il modo in cui l’ho costruita non è un cliché, è una persona con luci e ombre.

 

In Madre Ombra citi più volte il Mito della Caverna di Platone. Perché?

Ho cercato di dare al mito una chiave esistenzialista. Socrate è il protagonista. Si libera dalle catene dell’ignoranza, va a scoprire qual è la realtà vera, tenta di andare a recuperare le altre persone nel buio in cui sono incatenate. Gli altri non lo accettano, Socrate verrà accusato e rifagocitato nel buio da cui è emerso. Ho pensato: a cosa pensa il cavernicolo? Cosa sente quando le catene si liberano, quando vede per la prima volta il fuoco e la luce?

Secondo questo filo ho ripensato Lara e la sua vicenda.

 

Durante il suo percorso, Lara sogna diverse realtà, un po’ come tutti noi. Quando poi però apre gli occhi capisce che non è esattamente come l’aveva immaginata. Come vede la realtà Matteo?

Tre cose, secondo me, condizionano la visione della realtà: la sua percezione, la vita e la sensibilità. La vita è una successione ininterrotta di eventi. Noi siamo eventi, siamo cose rapide. La sfida è poter conoscere il mondo, ma non siamo noi a poterlo fare. Abbiamo però a disposizione la fantasia, la capacità di rielaborare, di adattare e di poter concepire e guardare oltre le cose. Secondo me la vita, questa successione di eventi solo con la fantasia assume un senso.

 

Racconta Madre Ombre in poche parole.

Lara ha fame di vita e fame di luce.  Il mondo è cupo e anche lei ha un lato oscuro ma vive di eclissi.

 

Tre libri in tre anni. Tutti hanno avuto un grande successo…

Avevo molte aspettative relative al tempo dedicato. Ci ho convissuto, ci ho litigato, si è instaurato un rapporto viscerale. Ho regalato un pezzo del mio tempo, un pezzo di me. La cosa più importante è l’atto: il prendere il libro, fermi la tua storia per sentirne una nuova.

 

A proposito di successo, lo scorso anno hai vinto il Premio Campiello Giovani. Cosa ha rappresentato per te?

Una botta di vita. Sono sempre stato lo scrittore bambino, lo scrittore ragazzino che aveva vinto vari premi ma non il premio. Ho realizzato il mio sogno e dopo il Campiello si è aperta una nuova vita. È stato al tempo stesso un punto di arrivo ma anche un punto di partenza. Su quella base devo costruire qualcosa di grande.

 

Cos’è per te la scrittura? Come nasce un tuo libro?

La scrittura nasce per mancanza di altre opzioni. Io non nasco scrittore, nasco regista, mimavo e doppiavo i personaggi in base alle situazioni. Il momento di massima espressione è stato con lo spettacolo “Talismani” al Teatro Massimo perché sono ritornato il me ragazzino che voleva fare il regista e l’ho portato in scena. Lì c’è stato il coronamento totale: avevo davanti qualcosa di immenso che avevo fatto io.  Quando si sono spente le luci si sono fuse le due anime ed è stato un momento bellissimo.

Il libro nasce dalla somma dei dettagli. Attraverso questi capisco il fine, lo scopo ma soprattutto la mano di chi scrive, di chi dipinge, di chi dirige. C’è quel tocco che forse qualcuno non noterà, ma che tu hai messo apposta, perché quello è il tuo segno distintivo.

 

Domanda finale. Perché leggere Madre Ombra?

Perché è un romanzo che entra dentro.

 

 

Roberta Lai

 

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