Home » Canali » La Finestra sul Mondo » Un pensiero oltre le barriere: la figura di Antonio Gramsci
Un pensiero oltre le barriere: la figura di Antonio Gramsci

Un pensiero oltre le barriere: la figura di Antonio Gramsci

 

Una mente vivace, limpida, attenta. Una mente portatrice di una riflessione in grado di andare ben oltre le barriere dettate dai totalitarismi, oltre le violenze e l’autoritarismo portato alla sua massima estremizzazione. Antonio Gramsci, nato in quel di Ales (comune di mille anime e poco più facente parte della provincia di Oristano, in Sardegna) nel 1891, è scomparso il 27 aprile 1937 ma nonostante i tanti anni passati il valore del suo operato è più forte che mai e i suoi approfondimenti meritano di essere analizzati con zelo e il dovuto rispetto.

Una modesta condizione economica alle spalle – non certamente agiata - e tanta invettiva e passione per la cultura in ogni sua forma: Antonio Gramsci conseguì la maturità classica presso il Liceo Dettori e – grazie alla vittoria di una borsa di studio – si recò a Torino, città nella quale si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Durante i suoi anni universitari ebbe il privilegio di entrare in contatto e di essere allievo di figure di elevata caratura quali Matteo Giulio Bartoli, importante glottologo italiano ideatore delle celebri quattro norme areali. Proprio all’incontro con Bartoli spetta il merito di aver trasmesso al giovane Gramsci – tra i futuri fondatori del Partito Comunista d’Italia - la passione e l’inclinazione per gli studi linguistici e la ricerca filologica. Gramsci collaborò con L’Avanti! ovvero l’organo ufficiale del Partito socialista italiano e, nel corso del biennio rosso, si batté per l’affermazione dei consigli di fabbrica, sostenendo la necessità dell’assunzione da parte degli operai della funzione dirigente. Egli, fondatore il 12 febbraio 1924 del quotidiano de l’Unità, in uno dei suoi viaggi in Russia conobbe e si innamorò di Giulia Schucht, la sua futura moglie e madre dei suoi due figli. Proprio i viaggi in Russia furono importanti per il processo formativo di Antonio Gramsci che, grazie a costoro, studiò da vicino la politica di Lenin e gli effetti della dittatura del proletariato. Deciso oppositore del movimento fascista, Gramsci, venne arrestato nel novembre del 1926 – due anni dopo l’omicidio per mano fascista del deputato socialista Giacomo Matteotti – venendo condannato, alla fine del maggio 1928, a vent’anni di reclusione. Il luglio del 1929 vide il suo trasferimento nella colonia penale di Turi.

Il 1929 sarà un anno di grande importanza per lo sviluppo del pensiero di Antonio Gramsci e per i frutti da esso ottenuti: l’intellettuale di Ales, infatti, una volta concessogli il permesso di scrivere in cella, iniziò la stesura di quelli che sarebbero diventati – dopo la sua scomparsa – i Quaderni del carcere, ovvero la raccolta degli appunti e delle note che Gramsci cominciò a elaborare a partire dal febbraio del 1929 fino al 1935. Le pagine dei Quaderni del carcere spiccano per contenuti elevati, analisi approfondite, intuizioni non comuni e una mente che, per quanto si sia cercato di smettere di farla ragionare, ha continuato incessantemente nel suo processo di crescita e di elaborazione di nuovi concetti degni di nota. Tra gli argomenti principali trattati si segnalano la tematica della egemonia, il ruolo degli intellettuali, l’analisi della filosofia di Benedetto Croce, l’analisi del periodo risorgimentale, lo studio del folklore, la sempre attuale questione meridionale oltre che interessanti considerazioni sulla critica letteraria e artistica. A riguardo, emergono gli studi di Gramsci sulla commedia dantesca e, in particolare, sul canto X dell’Inferno Dantesco, il canto di Farinata degli Uberti e Cavalcante Cavalcanti, di cui Gramsci parla alla cognata Tatiana Schucht in una lettera risalente al 20 settembre 1931.  Gramsci, dopo una attenta lettura del canto dantesco, arrivò alla conclusione che il protagonista del passo dell’inferno fosse Cavalcante e non, come universalmente invece sostiene ancora oggi la critica, il ghibellino Farinata. E sarà proprio in Cavalcante, pervaso dall’affetto paterno, che Antonio Gramsci andrà a rispecchiarsi e ad immedesimarsi, alludendo alla sua solitaria e dura condizione legata alla vita all’interno del carcere.

Tra le altre riflessioni di valore relative ad Antonio Gramsci emergono quelle pedagogiche e riguardanti il mondo scolastico. Riflessioni nelle quali Gramsci attribuisce notevole peso all’atto dello studio, ritenendolo un vero e proprio mestiere, un lavoro intellettuale, muscolare e nervoso di pari dignità e fatica rispetto a quello manuale. Lo studio sarà l’elemento al quale Gramsci si aggrapperà durante la prigionia, dedicandosi anche alla sua passione per la linguistica, concentrandosi sul sardo e attribuendogli con convinzione – poi confermata successivamente da attenti studi di esperti del ramo – l’etichetta di ‘’lingua’’, consigliando alla sorella Teresina di non impedire ai suoi bambini l’apprendimento della lingua sarda, perché comportandosi così avrebbe finito per mettere una camicia di forza alla loro fantasia. Il sardo, per l’appunto, viene descritto dal pensatore sardo come una lingua a tutti gli effetti, e non come un dialetto, un punto di forza, un arricchimento e non certo una limitazione per l’apprendimento dei più giovani.

I Quaderni del carcere sono la piena e fiera testimonianza di un uomo forte, dotato di lucidità, fermezza e dignità e non certamente timoroso di prendere posizione, correndo il rischio di procedere in direzione opposta al sentire dei più, proprio come quando polemizzò con un altro degli esponenti storici del partito comunista, Palmiro Togliatti il quale si rifiutò di inoltrare ufficialmente la lettera scritta da Gramsci, indirizzata al partito bolscevico, in cui l’intellettuale sardo si discostava dai metodi della maggioranza guidata da Stalin, preoccupato dal rischio di infruttuose divisioni interne.  I Quaderni del carcere sono colti, precisi, trasudano cultura e solida preparazione e – a discapito di quanto si potrebbe pensare – sembra proprio di non respirare l’aria malsana della prigionia affrontando la loro lettura. Tutto ciò grazie a un cervello che si voleva far smettere di pensare per vent’anni – proprio come esprimeva il contenuto finale della requisitoria del pubblico ministero del tribunale fascista – ma che proprio in quei vent’anni di sofferenza e patimento è riuscito a produrre i suoi migliori contenuti, elevati e prova di una accuratezza e un temperamento originale e capace di oltrepassare qualsiasi ostacolo.

Mattia Lasio

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.