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Pif - Io Posso-Due Donne Sole Contro La Mafia

Pif - Io Posso-Due Donne Sole Contro La Mafia

Un libro scritto a quattro mani, due giornalisti che hanno preso a cuore la storia di due sorelle palermitane ma di origini sarde, Maria Rosa e Savina Pilliu. Un libro da leggere tutto d'un fiato, per gli amanti dei fatti di cronaca, in particolar modo della Sicilia degli anni ‘90 e delle vicende di Cosa Nostra che hanno investito le signore dello stabile in Piazza Leoni.

 

Chi si imbatte a leggere la prefazione, rimarrà sicuramente folgorato da questa assurda vicenda che per 30 anni le due sorelle hanno combattuto con tutte le loro forze per proteggere il loro appartamento nella zona di Parco delle Favorita, a Palermo: un costruttore legato alla mafia, Pietro Lo Sicco, ha cercato in tutti i modi possibili di togliere la loro casa, dicendo che era di sua proprietà e che l’ha danneggiata gravemente per poter costruire accanto un palazzo più grande.

 

Il capitolo 5, “Borsellino e le casette” , a mio parere, è stato il più interessante: si parla degli incontri avvenuti tra le sorelle e il magistrato che si è schierato da sempre contro la mafia; quattro incontri tra giugno e luglio del 1992 dove le Pilliu raccontano al giudice più famoso d’Italia le loro vicende, gli atti intimidatori subiti e tutta la faccenda dietro il loro appartamento divenute oggi le casette simboliche della lotta per la legalità.

 

Nove i capitoli in toto, scritto uno a testa, tra Pif e Marco Lillo: il primo famoso per essere stato inviato alle “Iene” e successivamente aver condotto su MTV il “testimone” e diretto il film “la mafia uccide solo d’estate”; il secondo giornalista d’inchiesta e vicedirettore del “Fatto Quotidiano”.

 

Gli autori, con questo libro vogliono raggiungere tre obiettivi: il primo, attraverso la vendita di questo libro vogliono raccogliere la cifra necessaria per pagare il 3% all’Agenzia delle entrate su un compenso per i danni che le Pilliu non hanno mai ricevuto perché il costruttore legato alla mafia e stato condannato e lo Stato gli ha sequestrato tutto; il secondo: far avere lo status di vittime di mafia a Maria Rosa e Savina; il terzo, infine, ristrutturate le palazzine semidistrutte e concedere l’uso a un’associazione antimafia.

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