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Il mio amico Nader!

Il mio amico Nader!

Sono poco più grande di lui e ricordo che a qualsiasi ora del giorno lo vedevo, fin da bambina, dalla mia finestra, sotto il sole, sotto la pioggia, al freddo e al gelo, giocare con la palla che rimbalzava contro il muro. Si chiama Nader Aly, classe 2000, è colui che da ragazzina mi ha fatto apprezzare il calcio, è lui che mi ha insegnato a fare i primi palleggi, lui che mi ha chiarito le regole del gioco. Nader è cresciuto, nel Cagliari ha scalato le diverse categorie giovanili, fino ad arrivare alla Primavera. Per noi del quartiere è un orgoglio e tutti speriamo con lui possa crescere sempre di più. Proprio con Nader anche io voglio crescere. La prima intervista ad un calciatore che conosco bene. E questo mi rassicura.

Nader, perché proprio il calcio?

Sono sempre stato un appassionato di sport, tutt’oggi seguo un po’ di tutto, soprattutto basket e moto GP, non solo il calcio che, ovviamente è la grande passione. Ho iniziato a giocare al calcio all’età di 7 anni, grazie a mio zio, nella squadra del mio paese, la Barbusi. È lui che ha alimentato ancor di più la mia passione.

Quando sei passato al Cagliari?

Sono entrato a far parte del Cagliari all’età di 10 anni. Feci due provini e dopo arrivò la chiamata. Molto felice e quasi incredulo data l’enorme bravura dei ragazzi che fecero il provino con me, non me lo aspettavo.

Cosa vuol dire essere un calciatore del Cagliari?

Per giocare nel Cagliari non devi solamente essere bravo giocando a calcio ma devi avere anche dei valori come il rispetto verso il prossimo. È uno dei tasselli fondamentali sui quali la società non transige. Se non sei una persona educata non puoi giocare in questa squadra. Tanto è che purtroppo ho visto “tagliare” bravi giocatori per via di questo problema.

Hai dovuto rinunciare a qualcosa dal punto di vista delle amicizie, del divertimento?

Per quanto riguarda le amicizie non ho dovuto rinunciare a nulla, tanto è che ho sempre gli stessi amici da sempre, mentre per quanto riguarda il divertimento chiaramente bisogna fare delle scelte, se si vuole avere uno stile di vita da atleta. La mia priorità è il calcio ed oltretutto è la cosa che amo di più fare.

Hai fatto il tuo esordio in prima squadra nell’amichevole con la squadra polacca del Pogon: che sensazioni hai provato?

Appena entrato in campo mi sono venuti i brividi. Non avevo mai giocato davanti a tutte quelle persone. Giocare con e contro giocatori così forti poi è stato bellissimo e spero che sia solamente un punto di partenza

 

Che rapporti hai con i tuoi compagni?

Con i miei compagni c’è un rapporto di amicizia vera, alcuni di loro li conosco da quasi 10 anni ormai. In campo e fuori ci aiutiamo a vicenda e siamo pronti a dare tutto l’uno per l’altro, è la mia seconda famiglia.

Il viaggiare per tutta Italia con la Primavera ti permette di conoscere nuove città e di arricchirti culturalmente ?

Innanzitutto penso che la cultura personale sia importantissima. Infatti dopo essermi diplomato ho deciso di continuare gli studi presso l’Università di Cagliari. Viaggiare in tutta Italia è bellissimo ma chiaramente quando parto per me esiste solo una cosa a cui pensare che è la partita.

Come vedi il tuo futuro?

Il mio sogno è quello di diventare un calciatore professionista, ed è per questo che lavoro giorno per giorno con determinazione e voglia di arrivare.

 

 

GIORGIA USAI

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