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Marlene Dietrich - La diva scomoda

Marlene Dietrich - La diva scomoda

Maria Magdalene Dietrich, figlia di un ufficiale prussiano, nata a Schoeneberg, un piccolo paese nei pressi di Berlino il 27 dicembre 1901, morirà a Parigi il 6 Maggio 1992. A quattro anni iniziò a studiare l'inglese, il francese, il violino e il pianoforte, ma a causa di uno strappo ai legamenti di un dito della mano fu costretta a interrompere lo studio della musica suonata e si diplomò come cantante all'Accademia di Berlino.

 

La scuola frequentata da Marlene, è una scuola per ragazze benestanti, in cui si insegna l'audodisciplina, la durezza verso se stessi e verso gli altri.

Il suo quaderno degli appunti rivela una grafia irruenta, quasi disordinata e in basso, specchio del carattere della ragazza che si firma con il suo nuovo nome Marlene Dietrich. Aveva però già le idee molto chiare e  giovanissima, inizia a calcare i palcoscenici di Berlino. Sfrutta le sue gambe nei cabaret, ma sa di voler fare l'attrice. Lavora per raggiungere un stile recitativo austero e inizia a celebrare i suoi successi nei bar di Berlino collezionando diverse relazioni, con uomini e con donne.

Nel 1923, sposa Rudy Siber, braccio destro di un produttore cinematografico, un matrimonio felice solo in fotografia.

Quando dopo un anno nasce la figlia Maria, la coppia può definirsi tale solo sulla carta.

 

Altri uomini, altre donne e la carriera.

Nel 1925, arriva il provino per il primo film recitato: un successo. Il regista Sternberg è colpito dal fascino insolente dell'attrice e le assegna la parte di "Lola" ne "L'angelo azzurro" in cui canta: "Da capo a piedi, sono orientata all'amore".

Arriva il priimo film sonoro tedesco girato in due lingue: americano e tedesco, una sorta di premonizione.

Diventa la creatura di Sternberg, la porta in America, firma un contratto con la Paramount e sarà lui a trasformarla in Marlene Dietrich, il mito.

Dopo la prima del film in Germania, Marlene fugge negli Stati Uniti e chiede di diventare cittadina americana. È il 1933, Hitler diventa cancelliere.

La determinazione di Marlene a non tornare nella sua patria, insospettisce persino le autorità americane che cercano di capire se in realtà, non sia una spia mandata dai nazisti. Nel passaporto c'è il suo vero nome "Maria Magdalene Sieber", ma la data di nascita è 1904, si toglie 3 anni.

Nel 1936, per il film "Il giardino di Allah" viene ricostruita una tendopoli nel deserto e Marlene è impeccabile anche con 40 gradi all'ombra. La sua è una continua lotta per la perfezione.

In seguito arriverà in Austria, a meno di 50 Km la residenza del suo ammiratore segreto, Hitler. Lui guarda tutti i suoi film anche dopo lo scoppio della guerra: "Nessuno è bravo quanto lei" diceva, ma non tollerava che fosse diventata cittadina americana, quindi incarica un suo ministro per la propaganda di riportare ad ogni costo in patria Marlene. Ma Marlene Dietrich nel 1941 dice no ai nazisti, rifiuta i messaggi antisemiti, ha molti amici ebrei e decide di seguire le truppe americane.

Negli anni scriverà: "A causa di Hitler cambiai la mia opinione riguardo alla non esistenza del paradiso e dell'inferno; ma naturalmente soltanto in riferimento a quest'ultimo. Lo sviluppo artistico venne soffocato sul nascere. I grandi filosofi, poeti, scrittori e creatori del magico, ebbero la rara fortuna di sottrarsi al suo odio: sono gli eterni ebrei che errano altrove".

 

Le viene chiesto di cantare in tedesco canzoni tristi da trasmettere nelle radio tedesche per deprimere i soldati. Ma c'è un fatto: al fronte, americani contro truppe tedesche e un'unica canzone in sottofondo, Lili Marlene, cantata in tedesco e in americano.

I soldati tedeschi la cantano da una parte, dall'altra parte i soldati americani, la stessa canzone, ognuno nella sua lingua.

Quando decide di tornare in Germania dopo la tempesta nazista, viene accolta con uno striscione: "MARLENE GO HOME!" scritto a grandi lettere dalle casalinghe tedesche. La minacciavano, le attribuivano il crimine di aver combattuto contro il proprio paese, cantato nelle retrovie americane ma di amare ora, il marco tedesco.

La sera del maggio 1960, cadde dalla ribalta rompendosi l'omero e si legò con la cinta dell'impermeabile di fronte al pubblico che ascoltava le sue canzoni e pensò ad un incidente superato, con la cortesia di un sorriso di scuse, abbagliato dai riflettori.

 

La perfezione vieta le modifiche, le variazioni, le correzioni, può solo essere ripetuta all'infinito.

C'è un programma della BBC realizzato a Londra in cui Marlene canta una quindicina di brani e quella sarà una delle sue ultime apparizioni. Le ambientazioni, i sipari trasparenti, gli effetti della luce, l'entrata in scena di una grande star prima con una pelliccia bianca e poi con un abito attillato e luccicante.

Quasi mai un sorriso.

Maria Riva, la figlia di Marlene, alla domanda sul perché la madre decise di ritirarsi dalle scene, rispose semplicemente: "Mia madre era stanca di essere Marlene Dietrich, stanca dello sforzo infinito richiesto alle creature che incarnano la perfezione senza essere perfette. Nessuno che non sia stato in equilibrio sul più precario dei piedistalli, quello della celebrità, non può capire quali disperati tentativi di funambolismo esso richieda a creature tanto vulnerabili. Spesso l'unica via di uscita è una rigorosa solitudine".

Ed è così che mi piace ricordare Marlene Dietrich, una donna libera.

 

Libera anche di essere imperfetta.

Francesca Saba

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