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Dakar Lab - Una bellissima Realtà

Il Senegal è una terra che, più conosci, più strega e affascina il cuore.

Tantissime sono le storie che si sentono, si vivono e si respirano.

Oltre a chi parte per l’Europa, per la “Terra dei Miracoli”, per cercare una nuova speranza –di quanto questa speranza abbia basi concrete e quante artificiali ne parleremo nel prossimo reportage-, c’è chi, a Dakar, ha creato una realtà unica, una cooperativa che porta, per i quattro angoli della Terra, la creatività sartoriale senegalese.

 

Nel cuore di Dakar sorge il “Lab Dakar”, questa unicità di cui vi ho appena parlato. Ad accogliermi all’ingresso della Banlieue trovo Patrizia Todaro, coordinatrice in Senegal di IPSIA (ONG, Organizzazione non Governativa) e di Sunugal, l’associazione fondata dai cittadini senegalesi residenti all’estero.

 

Patrizia Todaro “Siamo nel cuore della banlieue di Guediawaye, sulla costa di Dakar. La Banlieue è, solitamente, uno dei punti più difficili di una città. Nel caso di Guediawaye, Lab Dakar è una ventata fresca, di novità, un modo davvero unico per far conoscere la moda e l‘arte del Senegal, oltre che un bellissimo ponte tra la terra dei Baobab e l’Italia, soprattutto la Sardegna”.

 

Arriviamo nel cuore della Banlieue, nel cuore pulsante e creativo: il Dakar Lab, la cui presidentessa è Awa Fofana, grintosissima e bellissima donna, nata nella Banlieue.

L’incontro con Awa è fantastico: nei suoi occhi si vede la luce di chi ha creato, passo dopo passo, un’alternativa lavorativa ed economica, un riscatto dai colori intensi e unici come quelli del Senegal

Mentre mi presenta le ragazze di Gis Gis, la cooperativa nata dalla loro unione, coadiuvata da una volontaria italiana, Sara Meucci, che di professione fa la modellista, Awa mi racconta il loro sogno, il Dakar Lab

 

 

 

 

 

 

È proprio il Dakar Lab la nostra meta. Una bellissima realtà nata dagli sforzi uniti delle diverse associazioni e soprattutto delle donne di Dakar, delle donne della Banlieue. La moda e l’arte del Senegal come modo per potersi affrancare, per poter amplificare la voce di questa perla dell’Africa. Ad accogliermi nel Lab ci sono loro, le protagoniste indiscusse, le sarte-stiliste.

Un ambiente sereno, felice, vivacemente produttivo. La colona sonora è data dalle macchine da cucire che creano, cuciono, imbastiscono i capi d’abbigliamento.

 

Awa “Circa una quindicina d’anni, Sunugal (L’associazione creata dai senegalesi in diaspora per i quattro angoli del globo, con lo scopo di poter aiutare i loro connazionali a sviluppare e creare nuove forme di economia, lavoro e progetti) creò un centro di taglio e cucito per creare nuove figure e nuove opportunità professionali, soprattutto per giovani donne che non avevano potuto continuare il loro percorso di scolarizzazione o alfabetizzazione. Un percorso di formazione della durata di tre anni, riconosciuto dal Ministero dell’Educazione, che rilascia un diploma. Da qui è nato il nucleo di Gis Gis, dagli sfori congiunti della sottoscritta e di altre nove sarte come me. Una volta nato Gis Gis, siamo andati a cercare delle linee di moda che fossero commerciabili sia in Senegal sia in Europa grazie a Sara (Meucci, NdA)”

 

Sono affascinato da questa storia, da come – partendo con pochissimi mezzi e dovendo lottare con la materia prima – il Dakar Lab abbia preso il volo, grazie alle creazioni che uniscono il jeans o il jersey al wax, il tipico tessuto dalle stampe multicolori e simboliche. Mentre giro per il laboratorio e conosco queste grandissime donne, Awa continua a raccontarmi come Dakar Lab sia arrivato in Europa, in Italia e in Sardegna:

 

“Sai, per riuscire a promuovere il nostro lavoro di stiliste abbiamo dovuto lottare parecchio. In primis, c’è la difficoltà legata alla materia prima, al tessuto. Qui in Senegal non esistono fabbriche di tessuti, quindi siamo costrette ad importarlo. Per sensibilizzare il mercato e far capire che Dakar Lab c’era e creava dei “pezzi” di ottima foggia, abbiamo fatto un Crowfounding (Raccolta di fondi, per lo più tramite il Web, grazie ai contributi di coloro che condividono un medesimo interesse o un progetto comune oppure intendono sostenere un'idea innovativa.)

Un’idea innovativa. Più innovativa del Dakar Lab, più innovativa di un gruppo di dieci Super-Donne che hanno creato un’alternativa davvero bellissima, riscattando la Banlieue (una delle zone più difficili di Dakar) cosa c’è?

Awa mi mostra delle t-shirt molto colorate, in cui il Wax e il denim si uniscono, si inseguono, creando delle combinazioni molto belle, che trasmettono allegria, calore, felicità.

In tre parole? Raccontano il Senegal.

 

Awa ride e continua la spiegazione:

“La prima linea è stata la “T-Shirt Capsule Collection”, questa serie di maglie in jeans e wax o in jersey e wax che vedi. La particolarità è che ogni modello di maglia prende il nome da uno dei rioni/quartieri di Dakar. I modelli sono stati sviluppati da Gis Gis e da Sara, unendo il nostro gusto al gusto occidentale. Una bella idea, non credi? Siamo partiti grazie ad una campagna di Crowfunding, mettendo le maglie in prevendita. Circa 300 persone hanno prenotato la loro maglia, permettendoci di avere una base economica –oltre che di mercato- dove poterci muovere; oggi” - mi dice con un sorriso- “Oggi posso dirti che siamo sempre più in crescita”

 

Parlando con Awa mi rendo conto che Gis Gis è molto simile a Galleria Progetti: una grande famiglia, un gruppo di amici e colleghi che sono una forza inarrestabile proprio perché uniti, proprio perché tutti proiettati verso il loro sogno, creativo e unico.

Quando le racconto di queste similitudini tra le nostre realtà, finiamo a parlare della nostra Isola millenaria. Awa la conosce bene, la Sardegna:

 

“Nel 2018 abbiamo fatto un progetto in collaborazione con IPSIA Sardegna (associazione ONG), patrocinato dalla Regione Sardegna e dal Comune di Ussaramanna. Sono arrivata nella vostra splendida terra, dove esiste una nutrita comunità di Senegalesi. Avere i visti non è stato facilissimo ma ci siamo riusciti. Ho potuto conoscere una realtà diversa dalla mia, dal modo di tessere agli stili di ricamo e cucito sino ai materiali che usate. Fantastico: ho trovato delle idee e degli spunti che mi hanno profondamente ispirata per il futuro.”

 

Già, il futuro. Mentre mi parla, io ho tra le braccia il futuro di Gis Gis, la piccolissima Amy, figlia di una delle dieci Leonesse. Lo stesso sguardo di Awa, lo stesso sguardo delle donne di Gis Gis: uno sguardo puro, ricco di speranze, di idee, di voglia di affermarsi in maniera pulita, sincera, grazie al loro lavoro.

“Come vedi il futuro, Awa?”, le chiedo.

Lei va vicino alle “sue” ragazze, le socie e le abbraccia:

“Questo è il futuro: l’unità, la volontà di un sogno comune. Spero che Gis Gis e Dakar Lab possano crescere così tanto da poterci permettere di poter formare altre ragazze sia sullo “stile” di ricamo e cucito senegalese sia sullo stile occidentale. Noi ci crediamo e –se ci credi- tutto diventa possibile. Ndanka Ndank (Piano piano in senegalese. NdA)

 

Ha ragione Awa. Piano piano ma sempre in movimento, come si dice qui nella terra dei Baobab.

 

Piano piano ma con le idee chiare, con una grande famiglia unita e con i sogni pronti a divenire realtà.

 

Questo è lo spirito delle donne del Senegal. Indomite, infinite, creative e fortissime, capaci di creare un progetto, difendendo e portarlo dall’altra parte del mare, in Europa. Questo è lo spirito di Awa, Coumba, Haguette, Amy Diallo, Amy Fall, Marianne e Marie Diao, giusto per citare alcune delle Leonesse della Moda.

 

Il mio augurio è che presto nascano altre bellissime realtà come quella del Dakar Lab, oltre che vengano creati sempre più progetti per intervenire realmente in Senegal, permettendo ai suoi abitanti di poter trovare un’alternativa economica e lavorativa reale, oltre che smontare quel ponte di stereotipi e cliché che –a tutt’oggi- porta migliaia di senegalesi a lasciare la terra dei Padri alla ricerca di un Paese dei Balocchi che non esiste.

 

Viva le Donne di Dakar Lab!

 

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