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Il Lago Rosa – L’emozione ha un colore, il colore è rosa

Spostandoci verso l’interno, a circa 60 km dalla capitale Dakar, sorge una meraviglia unica, con un vantaggio cromatico da lasciare senza parole: il Lago Rosa.

Una location incredibile, con un piccolo villaggio Peuhl (vi ricordate i “Falani”, così vengono chiamati in italiano? È un gruppo etnico autoctono del Senegal. Abbiamo avuto occasione di incontrarli durante la tappa a Gòrée) che si trova tra il Lago e l’incredibile Deserto del Sahara.

Qui termina – dopo essere passata attraverso Marocco e Mozambico - la Parigi – Dakar, la celeberrima corsa sportiva che unisce Europa e Africa grazie alle 4 ruote motrici. Non a Dakar ma in questo punto fantastico, dove il Sahara sfiora le coste del Lac Rose e va a baciare le fresche acque dell’Oceano Atlantico.

Un incontro tra deserto, lago, oceano e terra.

Spostiamoci alla scoperta del Lago Rosa.

Conosciuto in francese con i nomi di Lac Rose o Lago Retba, deve il suo nome alla peculiarità delle sue acque. Immaginate uno specchio d’acqua lungo 4,2 km e largo 1 km nella sua estensione massima, con una superficie pari a 3 km² le cui acque risultano trasparenti quando la temperatura è bassa (all’alba e al tramonto) e che divengono rosa quando la temperatura aumenta. In estate, da giugno ad agosto, lo spettacolo è fantastico: il Lago risplende di nuance rosa che passano dal carico al fluo. Uno spettacolo che riscalda il cuore.

Questo fenomeno è dovuto alla massiccia presenza di Dunaliella Salina, alga che rilascia un pigmento rosso, oltre che una percentuale di sale davvero consistente. In tre metri di profondità, troviamo 1,5 mt di sale e 1,5 mt di acqua. Ovviamente, il Lac Rose è sfruttato dagli abitanti del luogo, sia per quanto riguarda la raccolta del sale sia per la presenza di arselle. Si stima che ogni anno vengano estratte circa 40.000 / 50.000 tonnellate di cristalli di sale.

Per recuperare – invece-  i preziosi frutti del mare, bisogna immergersi nelle acque salate e scavare nel fondale, duro e resistente. Gli strumenti più utilizzati per le raccolte sono il retino, la pala ed il piccone. S cosa serve il piccone? A spaccare i blocchi di sale ed insaccarli. Il sale così ottenuto verrà poi venduto in Mali e Burkina Faso. In Europa il sale del Lago Rosa è utilizzato prevalentemente per quanto riguarda le strade. Se le nostre strade in inverno sono più sicure, lo dobbiamo ad un Sale che arriva dal Lago.

La Raccolta: le Barche, le Donne, il Sale

Ad effettuare la raccolta del sale ci pensano delle barche apposite. Chiunque abbia la volontà di voler lavorare all’interno del Lago Retba, è libero di fare richiesta. Essendo delle industrie statali, il lavoro è accessibile a tutti. Sul fatto che sia un lavoro massacrante, è evidente. Le barche, ognuna di proprietà di un grossista, partono dalle coste del Lago. A guidarle è il proprietario, quasi sempre uomo. Ogni barca –e ogni proprietario – raccoglitore – può avere massimo tre passeggeri.

Sia gli uomini che le donne raccolgono il prezioso composto chimico. Per farlo, gli uomini devono rompere la crosta salata con dei bastoni. Poi si immergono nelle acque corrosive dopo essersi ricoperti con burro di karitè, per evitare danni. Una volta recuperati, i blocchi di sale vengono portati sulla riva e lì il lavoro diviene rosa, nel senso che sono le donne a disporre i cristalli in modo tale che si asciughino.

Ogni lavoratore /lavoratrice raccoglie mediamente 500kg che, moltiplicati per tre componenti, fanno 1.500 kg, granello più granello meno. Un terzo resta al proprietario dell’imbarcazione, i restanti kg vengono divisi equamente tra i lavoratori.  

E il Deserto, il grande Oceano di sabbia del Sahara?

Non ce lo siamo dimenticati, tranquilli. Di ritorno dal Lago Rosa, ne approfittiamo per un’escursione nel Deserto. A bordo di un fuoristrada, con il sole caldo di fine serata, ci spingiamo verso l’interno del Sahara. Il tramonto ci coglie davanti a dune. La sabbia già rossa del Sahara, brilla di nuove sfumature di colore. Tutto diviene di un rosso caldo, incredibile, avvolgente.

Che Mamma, quest’Africa!

 

 

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