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La Forêt de Bandia e i suoi abitanti   

  Il nostro viaggio in Senegal, cuore di MammAfrica, continua.

La prossima tappa è la riserva naturale di Bandia (in senegalese Forêt de Bandia), parco naturale privato nel cuore della Repubblica.

È sicuramente inusuale parlare di un Parco Nazionale Privato; tuttavia, la bellezza sta anche in questa peculiarità. Nato nel 1986 nel cuore di una foresta di baobab africani, è unica nel suo genere in tutta l’Africa Occidentale.   Un ambiente incontaminato, controllato, curato e protetto. Proprio perché per i senegalesi il rapporto con la natura è indissolubile, forte, fortissimo sin dall’infanzia.

I bambini vengono “formati” al rispetto del proprio ecosistema, della propria terra, così come vengono guidati alla scoperta della loro tradizioni e cultura.

Una formazione di questo genere è fondamentale se si vuol proteggere e contemporaneamente valorizzare il proprio habitat e la propria cultura.

In più, in Senegal più che mai, è importantissimo il concetto “L’Unione fa la Forza”, come abbiamo avuto modo di constatare durante la nostra seconda tappa, conoscendo meglio due etnie: i Sererre e i Peuh

Sererre & Peuhl – Quando l’unione fa la forza

I Serere (il loro nome può essere traslitterato in diversi modi: sérèr, sérère, serer) sono la terza etnia che vive in Senegal, quantificabile con il 15% circa della popolazione. Un’etnia che vive a strettissimo contattao con la natura e con gli animali, in totale rispetto con l’uno e con l’altra. Nel corso dei tempi, i Serere (popolazione d’origine nomade) hanno incontrato il secondo gruppo etnico più numeroso del Senegal, i Peuhl (traslitterati anche come Peul; in italiano, il nome è tradotto con “Fulani”) e hanno iniziato una convivenza in totale pace ed armonia

Sembra quasi impensabile –cercando di traslare il concetto di convivenza a realtà più conosciute ad un occhio occidentale – che due etnie differenti tra loro per usi, costumi, credenze e linguaggio possano vivere nello stesso spazio e nello stesso spazio-tempo senza interagire violentemente tra di loro o senza che l’una cerchi di prevalere sull’altra.

Ma il Senegal –e MammAfrica – ci regala continue, vibranti emozioni.

FLORA, FAUNA, SENEGAL!

Serere e Fulani vivono nel rispetto della loro terra, della loro fauna e della flora.

A tal proposito, occorre doverosamente parlare della fauna locale, animali simbolo di questa terra millenaria. In primis troviamo la zebra e l’antilope, due erbivori che hanno trovato, nelle sconfinate foreste senegalesi, il loro piccolo Paradiso. Seguono –numericamente e proporzionalmente parlando, sia ben chiaro – gli alligatori (che nuotano allegramente in molti corsi d’acqua, compresi quelli che passano per Bandia), giraffe e facoceri (esattamente, proprio l’animale che ispirò Pumba de “Il Re Leone”), oltre che una eterogeneità di scimmie (davvero tantissime e molto loquaci, se capite cosa intendiamo).

Sapete qual è l’animale più pericoloso per i Senegalesi? Non il fiero Leone, Re della savana né tantomeno il forte Rinoceronte. È piccola ma estremamente letale: è la zanzara anofele che trasmette la Malaria (e noi Sardi conosciamo sin troppo bene quali danni possa fare questa piccola creatura volante), in Senegal conosciuta con l’altro nome, “Paludismo” (è soprattutto nelle paludi che prolifera la nostra portatrice di Malaria)

Per quanto riguarda la fauna, uno su tutti svetta.

È il Re del Senegal, è l’albero che si dice abbia le radici al posto dei rami e viceversa.

È il Baobab, a cui dedicheremo un articolo a parte.

Tante sono le leggende e i simbolismi che circondano questi giganti solitari, infiniti i significati.

Uno su tutti? Sotto il Baobab più grande che cresceva vicino al villaggio venivano sepolti i capitribù.

Il Senegal continua a farci emozionare.

Seguiteci nei prossimi reportage: andremo alla scoperta dell’Isola delle Conchiglie, Fadiouth

Commenti (1)

  • anon
    Daniele (non verificato)

    Molto interessante

    Apr 27, 2019

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