Home » Canali » Ponte tra due mondi - Turchia » Erdoğan, Istanbul e la Tensione Elettrica
propaganda on the road
propaganda (again)
Binali for Mayor
Night life in Istanbul
Tank

Erdoğan, Istanbul e la Tensione Elettrica

C’era una volta un Impero che si estendeva dall’Arabia a Il Cairo, da Tunisi alla penisola Balcanica, sino ad arrivare alle porte di Vienna, dell’Europa continentale.

C’era una volta il “Devlet-i Ebed müddet”, lo Stato Eterno, come veniva chiamato l’Impero. Questo prima del Trattato di Sèvres del 1920, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, che disfece l’Impero, lasciando l’odierna Turchia in mano agli eserciti europei: francesi, italiani, inglesi. Sino all’ascesa al potere del Generale Mustafà Kemal Pascià, chiamato Atatürk (Padre dei Turchi) dopo la vittoriosa Battaglia di Gallipoli.

Da allora, la Turchia ha subito diversi colpi di stato di stampo militare e soprattutto ha una figura che cerca di ricalcare le orme dell’Atatürk, l’ex Sindaco di Istanbul, ex Primo Ministro e ora Presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Tra qualche giorno, nel fine settimana, la Turchia sarà richiamata al voto, soprattutto per quanto concerne la scelta del Sindaco di Istanbul. La vecchia Costantinopoli, nonostante non sia più la Capitale (dal 12 ottobre 1923 è capitale Ankara) è ancora fondamentale nella scelta dei poteri. Chi conquista Istanbul, conquista il cuore della Turchia.

Vi erano già state delle elezioni, quelle del 31 marzo scorso, in cui il pupillo del Presidente Erdoğan, Binali Yildirim, era stato battuto dal leader dell’opposizione laica, Ekrem Imamoglu. Battuto con uno scarto di 14.000 voti circa, un’inezia.

Dopo oltre un mese di incertezza, la Commissione elettorale suprema ha deciso a maggioranza la ripetizione del voto amministrativo. E, con una decisione non appellabile, i giudici hanno accolto i ricorsi per presunti brogli presentati dalle forze a sostegno del presidente Erdoğan.

È una casualità che soltanto le elezioni amministrative, le uniche in cui il partito di Erdoğan non aveva vinto, siano state annullate e ripristinate?

Ma come mai si ha così paura delle elezioni turche e delle “comunali” di Istanbul?

Mi trovo proprio nel cuore della Vecchia Bisanzio, dove passerò qualche giorno. La Turchia è una terra incredibile, un vero ponte tra l’Europa e l’Asia. Due anime che convivono nella stessa, immensa città: Istanbul, per l’appunto.

Mentre gito a fatica per le strade (ricordo che Istanbul ha circa 15 milioni di abitanti. Si vocifera che oltre 7 milioni non siano registrati, indi andranno aggiunti ai 15 succitati. Totale: circa 22 milioni di persone in una città tentacolare.), non posso fare a meno di notare la tensione elettrica che serpeggia tra le persone. I carri armati sono agli angoli delle strade, così come le camionette in assetto anti sommossa. I poliziotti in borghese (Sì, li riconosci in Turchia come li riconosci in Italia: da lontano, al primo sguardo) sono numerosi e pattugliano ogni angolo.  

Provo a documentarmi sul portale più famoso che esista: lo conosciamo tutti e lo usiamo tutti, Wikipedia. Tuttavia, non posso accedervi: è oscurato. Da tempo.

La tensione, ripeto, si sente e si legge, soprattutto attraverso gli slogan di questa campagna politico/amministrativa. Binali in primis campeggia sul 90% delle affissioni che ho avuto modo di notare: chi conquista Istanbul, conquista la Turchia intera.

Erdoğan sta cercando di far leva sui sentimenti identitari, nazionalistici, di appartenenza –fiera e sentitissima – alla gloriosa repubblica di Turchia, nata grazie al sangue dei fratelli che hanno combattuto per la libertà. Per farlo, sta usando quella che –probabilmente – è la leva più forte in determinate realtà: la religione.

Una delle proposte del duo Binali – Erdoğan riguarda l’attuale Museo di “Hagia Sophia”, l’ex Basilica di Santa Sofia ed ex Moschea di “Aya Sofia”. Nonostante sia stato proprio l’Atatürk a trasformare il complesso in un museo, sconsacrandola nel 1935, il duo nazionalista ha proposto la riabilitazione a Moschea. Di fatto, con le sue misure colossali e la sua importanza storica e iconografica, se “Hagia Sophia” dovesse ridivenire “Aya Sophia”, gli equilibri muterebbero in maniera sensibile. Il governo Erdoğan non è nuovo al finanziamento di edifici di culto dalle dimensioni colossali. Qualche esempio? Oltre alla moschea di Aya Sofia (che solo d’altezza raggiunge i 55,6 metri), il governo turco ha finanziato e creato la Moschea di Colonia, Germania (oltre 4.500 metri quadri, interamente pagati da Ankara), quella di Accra (La Madina Mosque, una delle più grandi del Ghana), senza dimenticare la Moschea di Bishkek, in Kirghizistan (la più grande dell’Asia Centrale) o quella del Maryland, nel cuore degli USA.

In molti punti di Istanbul, come nel quartiere di Beşiktaş, nel cuore europeo della città, non si sostiene la politica di Erdoğan, bensì si cerca una nuova chiave di svolta, una possibile ri-laicizzazione della Turchia.

I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmetti, le moschee le nostre caserme” disse Erdoğan nel 2015.

A giudicare dall’aria che tira ad Istanbul, la profezia si sta avverando. Le conseguenze della politica di Binali/Erdoğan, nei confronti del resto d’Europa e del Mondo, le scopriremo assieme nel prossimo fine settimana.

 

 

Lascia un Commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
This question is for testing whether or not you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
Image CAPTCHA
Inserisci i caratteri presenti nell'immagine.