Home » Canali » Ponte tra due mondi - Turchia » Istanbul: L’Amore (e la Guerra) ai tempi del Calcio
Istanbul: L’Amore (e la Guerra) ai tempi del Calcio
Trofei Besiktas
Stadium
Stadium2
spogliatoi

Istanbul: L’Amore (e la Guerra) ai tempi del Calcio

Che Istanbul sia una moderna Babilonia è indiscutibile. Quindici milioni di abitanti (e oltre 7 milioni non certificati, che porta il totale a ben 22 milioni) che brulicano per le strade della città tentacolare e millenaria. Ponte tra l’Europa e l’Asia, la vecchia capitale dell’Impero Ottomano ha tante sfumature ed emozioni da raccontarvi, al di là e al di qua del Bosforo.

Basta prendere in mano un pallone e noterai come la città sia nettamente divisa in quattro fazioni, in cui sport, identità culturale, politica e vecchi rancori si uniscono, creando quella miscela esplosiva che puoi vedere in Tv (o allo Stadio, se hai la fortuna di riuscire ad entrare) quando i Derby di Istanbul entrano nel vivo.

Vi porterò in cinque quartieri, cinque punti della città, ognuno dei quali legato a doppio filo ad ognuna delle squadre di Istanbul. Pronti? La prima tappa ci porta nella parte europea della città, dove sorge –ancora oggi- la torre genovese di Galata.

 

I quartieri, le squadre, la cultura, la religione: quando il calcio domina et impera

Galata è uno dei cuori pulsanti di Istanbul. Si trova nella parte europea, a nord del Corno d’Oro. È il quartiere creato dai Genovesi, che si vi stabilirono tra il 1273 e il 1453, anno in cui la città fu conquistata dagli Ottomani di Maometto II. L’impronta genovese è rimasta nell’impianto del quartiere: strade strette, viuzze che si inseguono come i celeberrimi Carruggi del capoluogo ligure. Altro marchio, simbolo distintivo è la “Torre di Galata” con i suoi 66,90 metri. Ma quello che distingue più di tutti il borgo di Galata è la sua squadra che prende il nome proprio dal quartiere: il Galatasaray. Giallo e rosso come colori sociali, la società è nata nel 1905, fondata dalla borghesia laica. È un quartiere di operai, una squadra simbolo del quartiere operaio.

Qui a Galata –così come negli altri quartieri storici- ogni partita è vissuta in maniera intensa, viscerale, esplosiva. Ma mai come succede durante il Derby. Pensate che la partita che vede contrapposte i giallorossi di Galata ai gialloblù del Fenerbahçe è definito “Intercontinental Derby” o “Rivalità Eterna”.  Perché Derby Intercontinentale? Perché a sfidarsi sono le rappresentanti delle due sponde contrapposte del Bosforo: Galatasaray a nord, Fenerbahçe a sud. Rivalità Eterna? È dal 1907 (anno di fondazione del Fenerbahçe) che le due squadre non si amano. Si contendono il titolo di squadra turca più titolata e il primato di prima squadra di Istanbul e di Turchia (giusto per partire leggeri). In più, Galata nasce dalla borghesia e dai ragazzi dell’esclusivo liceo di Galata per diventare squadra dei proletari; Fenerbahçe nasce dal popolo per diventare una squadra apprezzata (e parecchio) dagli imprenditori di successo, da quelli che –citando i “nostri” anni ’80- potremmo definire “Yuppies”.

Giusto per farvi capire quanto poco si amino le due tifoserie (oltre che le due squadre). È il 1996 e Fenerbahçe e Galatasaray si giocano la Coppa Nazionale. Vince –contro ogni pronostico – la squadra di Galata e l’allenatore dei giallorossi, lo scozzese folle Graeme Souness, pianta la bandiera degli Aslanlar nel cerchio di centrocampo. È un miracolo come questo fumantino Scozzese sia sopravvissuto alla caccia all’uomo successiva. Nel derby successivo, un tifoso del Fenerbahçe, per vendicare l’onta subita, invade il campo del Galatasaray con in mano la bandiera dei Gialloblù da una parte e un coltellaccio alla Rambo dall’altra. Sino all’arrivo delle forze dell’ordine. E questo non è che uno dei tantissimi episodi che caratterizza la rivalità tra le due sponde del Bosforo, tra Galata e Fener.

A queste due squadre si aggiunge il Beşiktaş, squadra dai colori sociali bianconeri e nativa dell’omonimo quartiere, che si trova nella parte europea di Istanbul. Nata nel primo decennio del Novecento (come squadra di calcio), il Beşiktaş era la squadra di riferimento per il popolo. I bianconeri della “Culla di pietra” (questo il significato di Beşiktaş) sono l’unico club –tra quelli appena citati – a non essere mai retrocesso, motivo di vanto e sfottò nei confronti degli altri. In più, molto spesso i bianconeri sono stati ago della bilancia nell’eterna rivalità tra Galatasaray e Fenerbahçe, battendo ora gli uni, ora gli altri.

È vero che la fede calcistica, soprattutto se legata a motivazioni più “alte”, quali orientamento religioso, estrazione sociale e vecchi rancori, divide.

È altrettanto vero che le tre tifoserie si sono unite, in un fronte comune, nel 2011, quando la municipalità aveva deciso di eliminare il Gezi Parki, polmone verde della città nel cuore di Beşiktaş.

I giallorossi di Galata, i gialloblu di Fener e i bianconeri si ritrovarono tutti all’ingresso del Parco e riuscirono ad evitare la sua cancellazione dalle mappe. Furono trattati come rivoltosi, con poliziotti in tenuta anti sommossa, lacrimogeni e spray al peperoncino. Ma riuscirono nell’impresa. Il bello del calcio, soprattutto nella tentacolare Istanbul, è anche questo: unire persone diametralmente distanti tra loro per una causa davvero giusta.

 

Tre Anime? No, ora sono Quattro (e una “Outsider”)

Istanbul non ha “solo” (ed è sarcastico) tre squadre forti e possenti. Esistono altri due team rappresentativi della vecchia Capitale. La prima squadra di cui voglio parlarvi è quella “del Presidente”, il Başakşehir, anzi l’İstanbul Başakşehir. Nata nel 1990 e maggiorenne da poco, la squadra raggiunge la Süper Lig (la Serie A turca) nel 2007/08.

Quest’anno è giunta seconda dietro al Galatasaray, dopo aver dominato buona parte del Campionato. Gioca nello Stadio intitolato a Fatih Terim (Ve lo ricordate, Fatih “L’Imperatore”? Allenò il Milan, la Fiorentina e guidò la Turchia di Hakan Şükür ad un mitico 3° posto ai Mondiali 2002 di Corea e Giappone), uno dei pochi impianti intestati ad un vivente. Il Başakşehir prende nome dall’omonimo distretto, anch’esso situato sulla sponda europea di Istanbul. Gli arancioblù hanno un parterre de roi in campo: Arda Turan, Adebayor, Emre, Robinho. Come già scritto, ha “rischiato” di vincere il suo primo titolo della Storia. È la squadra meno “simpatica” per i tifosi. Sarà perché ha avuto un exploit particolare, sarà perché Erdoğan non ha mai nascosto (anzi) la sua appartenenza al Club e soprattutto viceversa, cioè che il club appartiene a Lui. E la sede della squadra, il quartiere di Başakşehir, ha tutte le carte in regola per rientrare nei desideri di Erdoğan: è un quartiere residenziale, abitato dalla ricca borghesia conservatrice: in pratica, il votante ideale per il Presidente.  Vedremo se l’anno prossimo gli arancioblù riusciranno nell’impresa. Erdoğan indossò anche la maglia del Başakşehir, la numero 12. Era divenuto il 12° Presidente della Repubblica di Turchia e, in quell’occasione, la società ritirò la maglia del Presidente, inserendola nella sua “Hall of Fame”.

Mica male per un giocatore mancato (così racconta Erdoğan) divenuto Presidente.

 

L’ultima realtà di Istanbul, calcisticamente e culturalmente parlando, è il Kasımpaşa.  La squadra dei Blu è nata nel distretto di Beyoğlu, praticamente accanto a Galata. Sono loro gli outsider. Quest’anno sono arrivati 14°, a due punti dalla retrocessione. Il Kasımpaşa, che sta crescendo in maniera esponenziale, gioca nello Stadio – guarda che casualità – Recep Tayyip Erdoğan, intestato all’attuale presidente turco. Come dire: in Turchia si intestano stadi a personaggi illustri (o meno) ancora in Vita. Se venisse fatto in Italia, partirebbe –come minimo- un’interpellanza parlamentare, almeno due settimane di programmi sportivi (oltre che i debiti scongiuri da parte dell’intestatario. Alla proposta di una statua in suo onore, Gigi Riva rispose laconicamente che le statue si fanno ai morti).

Istanbul è una città che racchiude –come ogni città millenaria – vecchi rancori e grandi amori, fedi calcistiche miste a quelle religiose, squadre del popolo e squadre della nobiltà. Quando l’arbitro fischia e il pallone è al centro del campo, le differenze scompaiono, le rivalità s’infiammano.

Ma come abbiamo visto per il Gezi Parki, le varie anime si uniscono per uno scopo nobile.

 

Lascia un Commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
This question is for testing whether or not you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
Image CAPTCHA
Inserisci i caratteri presenti nell'immagine.