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Santa Sofia - Il simbolo dalle mille Vite

Istanbul è semplicemente meravigliosa. Se la Torre di Babele avesse la forma di una città, molto probabilmente avrebbe la forma dell’odierna città simbolo della Turchia.

Se la città intera si potesse condensare in un monumento, quello sarebbe il complesso di Santa Sofia, ad oggi Museo.

Ma quale valore ha avuto Santa Sofia all’interno della storia della città e della cultura turca?

È presto detto: il complesso di Santa Sofia nasce ufficialmente prima del 360 d.C. All’epoca, il complesso non aveva l’attuale intestazione, bensì era conosciuta con il nome di Megálē ekklēsía, "Grande Chiesa", a causa delle sue dimensioni, decisamente mastodontiche rispetto agli altri luoghi di culto presenti nella città. A proposito, all’epoca Istanbul era conosciuta con il nome di Costantinopoli, fondata dall’Imperatore Costantino I, che la tradizione ritiene committente dell’edifico.

Tornando alla “Grande Chiesa”, fu inaugurata il 15 febbraio 360 e intestata al “Logos”, la seconda persona della Santissima Trinità, la cui festa era fissata il 25 dicembre, anniversario canonico della nascita di cristo e dell’incarnazione –in Gesù- del Logos. Nel 404 –dopo un grande incendio – la chiesa fu quasi totalmente distrutta e –ad oggi- nulla rimane dell’edificio, se non tracce negli scritti coevi.

La seconda chiesa ebbe vita breve: inaugurata dall’Imperatore Romano d’Oriente Teodosio II il 10 ottobre 415, bruciò completamente durante la “Rivolta di Nika” (una sommossa popolare nata tra i sostenitori dei Verdi e quelli degli Azzurri. Parliamo di fazioni sportive, legate alle corse dei cavalli. Senza andare lontano con il pensiero: pensate ad un derby calcistico), durata dall’11 al 18 gennaio 532.

Passò appena un mese: il 23 febbraio 532, l’Imperatore Giustiniano I (lo stesso che aveva soppresso la Rivolta di Nika), pose la prima pietra di quella che è l’attuale struttura. La chiesa fu intestata non alla Santa Sofia, bensì alla “Sophia” (La Sapienza di Dio). Quella che già nei tempi antichi era conosciuta come “la Basilica più grande della Cristianità” fu costruita con materiali provenienti da tutto l’Impero d’Oriente: dal marmo verde della Tessaglia alle colonne, prelevate dal tempio di Artemide ad Efeso, dal porfido dell’Egitto alla pietra nera del Bosforo e quella gialla della Siria. Santa Sofia divenne l’edificio simbolo della città, centro del potere spirituale e temporale, sede del Patriarca e luogo in cui venivano incoronati gli Imperatori.

Altre vicende attendevano il complesso: tra incendi e terremoti, Santa Sofia subì diversi danni e lavori nel corso dei secoli. Sino a quando non arrivò il 1204: durante la Quarta Crociata, la città fu saccheggiata dai cristiani “latini”, in primis francesi e veneziani. Diversi pezzi pregiati che adornavano la facciata della Chiesa attraversarono il Mediterraneo e giunsero a Venezia (i quattro cavalli che si trovano in cima alla galleria della Basilica di San Marco, nella città lagunare, provengono dall’Ippodromo di Costantinopoli). I Latini restarono nella città, trasformando Santa Sofia in una Cattedrale Cattolica Romana. Questo sino al 1261, anno in cui tornarono al potere i Bizantini. Santa Sofia si trovava in condizioni pietose: gravemente rimaneggiata, la struttura compromessa. Furono costruiti 4 nuovi contrafforti: poco dopo –Destino crudele- un terremoto distrusse i lavori appena effettuati. La Basilica restò chiusa per quasi 40 anni, sino al 1354.

Passerà un secolo prima che Santa Sofia ritorni agli onori della cronaca con un altro cambio d’utilizzo. Nel 1453, il Sultano Maometto II conquistò sia Costantinopoli (che prenderà il nome di Istanbul), sia l’Impero Bizantino (che diverrà Impero Ottomano sino al 1920) sia Santa Sofia (che diverrà l’edificio di culto principale per i musulmani). La struttura della chiesa verrà convertita in moschea e il suo nome muterà in “Aya Sofia”. Maometto II seguirà personalmente i lavori di riqualificazione dell’edifico, aggiungendo i famosissimi 4 minareti che circondano il perimetro della Basilica e la Türbe, l’edificio dedicato alla sepoltura dei Principi. Maometto II, inoltre,m spostò uno degli Ingressi, quello dedivcato alla Vergine Maria, in direzione della Mecca. In precedenza, la porta era orientata in direzione Gerusalemme.

Nel 1847, il ticinese Gaspare Fossati, assistito da suo fratello Giuseppe, verrà incaricato di seguire i lavori di ristrutturazione dell’Aya Sofia, su richiesta del Sultano Abdul Mejid I. I lavori terminarono nel 1849: tra le novità, l’aggiunta degli otto medaglioni circolari –appesi alle colonne- con riportati i nomi di Allah, del profeta Maometto, di due nipoti di quest’ultimo e 4 califfi.

La magnificenza di Aya Sofia continuerà ad ospitare le preghiere dell’Islam sino al 1935.

Tanti avvenimenti avevano sconvolto Istanbul e l’Impero Ottomano: la crisi che da fine Ottocento aveva assalito il Grande Impero era sintomo della fine. All’indomani della Prima Guerra Mondiale, l’Impero venne disgregato. Nacque la Turchia che vedrà, dopo anni di instabilità e “controllo” da parte dei governi francesi, inglesi e italiani, nuova luce grazie all’Atatürk, Mustafà Kemal Pascià.

Anche Santa Sofia cambierà ancora una volta vita: da Moschea diventerà Museo. Grazie all’intervento di alcune fondazioni, come il World Monuments Fund e l’American Express, la bellezza di Aya Sofia fu riportata ai lustri di un tempo. Correvano gli anni’90.

È notizia degli ultimi mesi che il proclamato “erede” dell’Atatürk, Erdoğan, voglia riaprire Aya Sofia al culto islamico, nell’ottica di una capillarizzazione della religione.

La magnificenza di Santa Sofia ti lascia senza parole. Una struttura davvero monumentale, con i quattro minareti che svettano, slanciati e protesi al cielo. Come si entra, per quanto possiate essere mentalmente preparati, l’impatto è incredibile: l’immensità degli spazi, la bellezza della Cupola che sovrasta le tre navate. Grazie alle mezze cupole che si trovano ai fianchi della Cupola maggiore, l’impressione che si ha è di trovarsi in un luogo ancora più grande e ampio. Ciononostante, è il calore della luce che ti avvolge e ti fa sentire in pace con te stesso, ad ammirare e meravigliarti. Meravigliarti di un capolavoro “vecchio” 1.500 anni, che ha avuto una storia che ha perfettamente ricalcato quella della Turchia: da Impero a Sultanato, dalle Invasioni dei Crociati a quella di Maometto.

E ora quale sarà – se ci sarà- la nuova evoluzione di una delle Meraviglie del Mondo Moderno?

Il nostro viaggio nella terra tra i Due Mondi è appena iniziato: continuate a seguirci, alla scoperta della Millenaria (eppur giovanissima) terra di Turchia.

 

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