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Marta Vieira da Silvia - Non chiamatemi Pelé con la gonnella

Marta Vieira da Silvia - Non chiamatemi Pelé con la gonnella

È il 23 giugno del 2019. Allo stadio “Oceane” di Le Havre, è appena terminato il match degli ottavi di finale del Campionato Mondiale di Calcio Femminile. Le padrone di casa della Francia hanno appena battuto, ai supplementari, il Brasile di Formiga, Cristiane e –soprattutto- di Marta.

Ed è proprio la numero 10 delle Verdeoro, nonché la Capitana, a catalizzare l’attenzione. Intervistata da una televisione brasiliana, la fantasista brasiliana lancia un appello, occhi lucidi e rossetto –uno dei suoi simboli- bene in vista:

 

«Senza dubbio, questo è stato un momento speciale e dobbiamo godercelo. Dico questo nel senso di valorizzare, dare più valore a quello che abbiamo fatto. Chiediamo tanto, chiediamo appoggio, ma dobbiamo anche saper apprezzare tutto questo. Scusate l’emozione, è un momento molto toccante. Volevo essere qui sorridente, piangere di gioia. Ecco, credo che questo debba essere il principio: dobbiamo piangere all’inizio, per sorridere alla fine».

«Quando dico ciò, intendo che bisogna desiderare di più. Allenarsi di più. Bisogna essere pronte a giocare novanta minuti, anzi trenta minuti in più del tempo che dura una partita. Questo è ciò che dico alle bambine: non avranno la giocatrice Formiga per sempre, non avranno Marta per sempre, non avranno Cristiane. E il calcio femminile dipende da voi per sopravvivere. Riflettete su questo, date valore a ciò: piangete all’inizio, per sorridere alla fine».

 

Un discorso che fa venire i brividi, come il canto del cigno di una giocatrice forte, fortissima, probabilmente una delle più incisive di sempre nella storia moderna del calcio femminile.

Ma chi è Marta? Per comprendere meglio la donna e la calciatrice, la record woman e l’attivista, seguitemi: sarà un viaggio Oltreoceano, verso un piccolo centro nel cuore del Brasile, Dois Rachos.

È lì che Marta Vieira da Silva nasce il 19 febbraio 1986. Sin da subito, il feeling con il pallone è unico, inimitabile. A 14 anni attira l’attenzione di Helena Pacheco, talent scout dal fiuto sopraffino, che la porta a Rio de Janiero, alla corte del Vasco da Gama.

Con le bianconere dell’Expresso de Vitória, Marta milita per due Campionati, collezionando 16 presenze e 4 reti. Il Vasco, però, nel 2001/2002, abolisce la sezione femminile e Marta si sposta al Santa Cruz, piccolo club di San Paolo. Sono anni complessi, dove il calcio femminile è in difficoltà, tra pochi soldi e difficoltà organizzative.

Marta capisce che l’unico modo per poter giocare con continuità è andare Oltreoceano. Dal clima brasiliano e dal caldo di san Paolo, Marta si trasferisce ad Umeå, città della Svezia che si affaccia sul Golfo di Botnia, di fronte alle coste della Finlandia.

Può una brasiliana giocare e dare il suo meglio in una città che si trova a qualche grado di latitudine sud dal Circolo Polare Artico? Assolutamente sì: Marta milita nelle file delle giallonere per quattro stagioni, dal 2004 al 2008. Quattro anni che la vedono protagonista con 103 presenze e 111 goal. Non solo: con l’Umeå conquista 4 titoli nazionali (consecutivi), 1 Women’s Champions League (all’epoca si chiamava UEFA Women’s Cup), una Coppa di Svezia e una Supercoppa. Finito? Nej, come risponderebbe Marta, che lo svedese lo sa parlare. Per 3 volte è Capocannoniere della Damallsvenskan (La massima serie del calcio femminile Svedese); vince anche il titolo di Miglior Attaccante. In tutto questo, per 4 anni consecutivi viene premiata con il Fifa World Player

In Campo internazionale, con indosso la maglia del Brasile, fa numeri su numeri: Le Verdeoro vincono 2 volte i Giochi Panamericani e sfiorano l’oro per due Olimpiadi consecutive. Sia ad Atene che a Bejing la medaglia d’oro viene conquistata dagli Stati Uniti.

La televisione svedese le dedica un documentario, intitolato Marta - Pelés kusin (Marta - la cugina di Pelé). Il paragone con Edson Arantes do Nascimento, più conosciuto come Pelé, è e sarà una costante di buona parte della carriera di Marta. L’importante è che non la si appelli “Il Pelé con la gonnella” perché quel nomignolo proprio non le va giù.

Nel 2009, al termine della sua avventura con l’Umeå, Marta riceve, per la quarta volta consecutiva, il “Fifa World Player (assieme a lei, è premiato un certo numero 10 del Barcellona, l’argentino Lionel Messi per intenderci), Marta annuncia il trasferimento nelle Los Angeles Sol, franchigia nata nella Città degli Angeli. A L.A. Marta gioca divinamente, come suo solito: vince la classifica cannonieri e trascina la squadra a vincere la Regular Season. Non conquisteranno il titolo nazionale, sconfitte in finale dal FC Sky Blue (ora noto con il nome di NJ/NY Gotham FC). Durante i tre mesi di pausa del Campionato USA (Women’s Professional Soccer), Marta decide di firmare un contratto con il Santos. Torna in Brasile e contribuisce alla conquista della Copa Libertadores e della Coppa del Brasile. Nelle due finali, si distingue per le tre reti segnate. Terminata la pausa, ritorna negli USA. Nel frattempo la situazione societaria del Los Angeles Sol è difficile: il club fallisce e Marta si accasa, grazie a un draft (sistema diffuso nell’America del Nord attraverso il quale le società scelgono gli atleti), presso il FC Gold Pride, con sede a Santa Caterina, California. IL Gold Pride conquista la Regular Season e il titolo (WPS Championship): Marta conquista il titolo di capocannoniera e migliore giocatrice (sia nella Regular Season che nelle Finals). Il 17 novembre anche il Gold Pride fallisce: Marta diventa free agent (ovvero, giocatrice svincolata). Per tre mesi ritorna al Santos, per poter giocare nuovamente la Coppa del Brasile e la Libertadores.

Il 2011 inizia con il piede giusto: la nostra numero 10 attraversa nuovamente il continente americano, approdando a Elma, stato di New York, per giocare con le rossogialle del Western New York Flash. Altra annata ad altissimi livelli, con Marta che ottiene il terzo (consecutivo) PUMA Golden Boot Award (Scarpa d’Oro) e l’inserimento nella Women’s Professional Soccer Best XI per la stagione 2010/2011.

Sembra che tutto possa essere finalmente a posto e che Marta possa fare sognare tifose e tifosi negli stadi americani ma la realtà è ben più amara. Nel 2012 il Campionato WPS viene cancellato.

Dovendo scegliere, Marta sceglie una sfida coinvolgente: ri attraversa l’Oceano, in direzione Svezia. Sceglie di indossare la maglia del Tyresö FF. Casualità vuole che anche la squadra svedese abbia, come colori sociali, il rosso e il giallo, gli stessi del Western New York Flash.

L’impatto di Marta nella squadra si sente sin da subito: il primo anno trascina Il Tyresö verso il primo, storico scudetto. Durante la seconda stagione, le viene affiancata – come compagna di reparto – la statunitense Christen Press, un’altra macchina da goal. Le due portano le giallorosse alla finale di Women’s Champions League contro le tedesche del Wolfsburg. Non basta la doppietta che Marta rifila alle verdi: la Coppa dalle Grandi Orecchie vola verso la Germania, in casa Wolfsburg. Pochi giorni dopo la finale il Tyresö FF, a causa di una non florida condizione economica, ritira l’iscrizione per il successivo torneo Europeo. Marta si sposta di nuovo: stavolta attraversa “soltanto” la Svezia, firmando per il FC Rosengård. Era stata affiancata, secondo i rumors, alle francesi del Paris Saint Germain e alle norvegesi dell’Avaldsnes IL.

L’obiettivo di Marta è sempre quello, dichiarato: sollevare quella Coppa dalla Grande Orecchie, la Women’s Champions League. Il Rosengård, Campione uscente di Svezia, ha tutte le carte in regola: in due anni conquista due Campionati, due Svenska Supercupen (2025 e 2016) una Svenska Cupen (2016). In Women’s Champions, il cammino della squadra (e di Marta) s’interrompe ai quarti di finale contro il Barcellona.

Alla fine del Campionato, dopo che quella Coppa le è sfuggita ancora dalle mani, Marta si guarda nuovamente intorno. Sirene statunitensi la chiamano: il calcio femminile è tornato solido e concreto, il Campionato sta funzionando e c’è una squadra che la vuole a tutti i costi. Si tratta dell’Orlando Pride, che ha sede nell’omonima città della Florida famosa per il Walt Disney World Resort.

Marta, firmando con il Pride, diventa la giocatrice professionista più pagata al mondo, percependo 44.000 euro al mese. Se si dovesse fare un raffronto con un giocatore di uno dei massimi Campionati Europei Maschili (per aiutarvi), lo stipendio di Marta sarebbe quello di un giocatore con uno cachet “basso”. Ma questa è una grande vittoria, considerando come il calcio femminile viene vissuto (e percepito) ancora in tante Nazioni.

Marta – da sempre sensibile alle tematiche della parità di genere e delle tematiche LGBTQ+ - si batte come una Leonessa, fuori e dentro il campo. Durante i Mondiali 2019, mostrò più volte il simbolo #GoEqual, pensato per la Gender Equality nello Sport.

A Orlando, Marta trova la stabilità che cercava, un clima perfetto, una squadra rodata: nel super team militano diverse Bi-Campionesse del Mondo (Gli USA hanno sollevato la Coppa nelle ultime due edizioni), come il portiere Ashley Harris, il difensore Ali Krieger o la bomber Alex Morgan, oltre che calciatrici talentuose, come Ali Riley (Capitana della Nuova Zelanda). A Orlando, Marta trova anche l’amore: incontra Toni Pressley, difensore delle viola azzurre, con la quale si fidanza ufficialmente nel 2020.

 

Nel 2019 Marta partecipa al suo Quinto Campionato Mondiale consecutivo: il primo è stato nel 2003. Non solo: segnando in quel Mondiale, Marta si porta a 17 reti, diventando il cannoniere dei record. Nessuno meglio di lei: colui che deteneva il record, Miroslav Klose, è fermo a 16 reti, una in meno di lei.

Quando l’arbitro fischierà la fine della sua avventura Mondiale, in quella calda notte di giugno a Le Havre, Marta regalerà al mondo quel discorso. È fondamentale che il suo messaggio continui ad attecchire, a germogliare, a dare speranza a tante bambine e ragazze che sognano di giocare sul rettangolo verde, di indossare la maglia della propria Nazionale e di sollevare la Coppa del Mondo.

 

Nel mese di giugno 2021, in vista delle imminenti Olimpiadi di Tokyo (posticipate di un anno per via della Pandemia), Marta è stata convocata come fuori quota.

Quello che coi si augura è che questa giocatrice dal talento innato, dalle giocate che profumano di Oceano e che risuonano le note della samba o delle canzoni brasiliane che lei stessa intona (è anche una chitarrista con buone capacità, pensa un po’), possa trascinare le sue compagne in alto.

Per utilizzare il motto delle Orlando Pride: Ad Astra, Marta!

 

Alberto Caboni

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