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Regina Baresi – La Bandiera Nerazzurra

Regina Baresi – La Bandiera Nerazzurra

Crescere in una famiglia dove si respira calcio, dove il rettangolo verde è una seconda casa, dove quel pallone è quotidianità può permettere di esaudire il sogno di una bambina che voleva giocare a calcio.

Certo, per rendere quel sogno ogni giorno più reale occorrono impegni, sacrifici, determinazione, voglia di superare i limiti, sia i nostri sia –soprattutto- quelli che la società, o parte di essa, crea.

Questa è la storia di Regina Baresi, storica Capitana dell’Inter Women e della sua famiglia, di come quel pallone che corre rapido sul rettangolo verde sia una ragione di vita, da perseguire anche quando, il 4 giugno 2021, Regina annuncia l’addio al calcio giocato.

Seguitemi e torniamo indietro nel tempo: C’era una volta una bambina che voleva giocare a calcio, una mamma coraggiosa e illuminata e un padre (nonché uno zio) che hanno scritto, calcisticamente parlando, la storia di Milano.

Tutto inizia sotto lo sguardo della Madùnina il 26 settembre 1990, quando Regina nasce, secondogenita di casa Baresi. Suo padre Beppe è Capitano di lungo corso e bandiera dell’Inter (2 Campionati, 2 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana e 1 Coppa Uefa, per intenderci) alla sua ultima stagione giocata con la maglia nerazzurra. Sua madre, Elena Tagliabue, come scopriremo, è una donna grintosa e determinata, appassionata. I colori sociali, in casa, sono il nerazzurro e Regina cresce con le strisce dell’Inter tatuate sulla pelle. È ancora piccola quando Beppe, suo padre, dà l’addio al calcio giocato, nel 1994. Tre anni dopo sarà il turno di Franco, zio paterno, che ha lasciato un segno profondo nel Milan, Capitano di quella squadra che ha vinto tutto in quegli anni.

Regina pratica diversi sport ma il calcio c’è, sempre, scorre come sangue nelle vene, è in circolo. I genitori appoggiano questa sua scelta, nonostante entrambi conoscano bene in quali condizioni versa il calcio femminile in quegli anni. Le squadre sono poche, i fondi ancor di meno, l’inquadramento delle giocatrici non è equiparato a quello dei giocatori, il che –tradotto- vuol dire che nel calcio maschile esistono i giocatori professionisti, che militano nelle serie maggiori; nel calcio femminile, il professionismo non è contemplato. Tutte le giocatrici sono inquadrate come dilettanti.

È il 2004 quando Elena accompagna Regina nella sede delle “Azzurre”, piccola società di calcio nell’hinterland milanese. In breve tempo, Elena diventerà vice-presidente e, in seguito a difficoltà societarie, la Presidentessa, coadiuvata da 12 genitori delle giocatrici divenuti soci.

La società c’è, è di nuovo solida e in campo la squadra fila come un treno. Regina è attaccante, va a scontarsi contro le giocatrici che ricoprono il ruolo che avevano suo padre e suo zio in campo. Ha il fiuto del goal e i risultati lo dimostrano.

Nel 2006, un incontro tra mamma Elena e Massimo Moratti, Presidente dell’Inter, permette la nascita dell’ASD Femminile Inter Milano. Il Patron sposa la causa con entusiasmo e con un sostegno economico. Le ragazze nerazzurre dell’Inter Milano macinano successi, dai Pulcini alla Serie B. Regina scala categoria dopo categoria, sino ad essere promossa in prima squadra nel 2009. Poco dopo ne diventerà il Capitano, leader presente e attento in campo, equilibrata.

Nel 2015 arriva la tanto agognata promozione in Serie A ed è lei a sollevare il trofeo. Finalmente si approda nella massima serie. Il campionato successivo non è dei più facili: le avversarie sono realtà solide, concrete e l’Inter Milano non riesce a mantenere il posto in A.

Torna nella serie Cadetta e ricomincia a costruire. Un attacco solido così come la sua difesa, un centrocampo creativo, attento. Il progetto richiede tempo ma la squadra, l’ossatura si crea. Regina è parte del progetto, è il centro del progetto, la Capitana che dà sicurezza e grinta. Nel 2019 l’Inter Milano vince praticamente ogni torneo per categoria: Scudetto con le Giovanissime, scudetto con le Allieve, scudetto con la Primavera e –ciliegina sulla torta- anche la prima squadra torna in Serie A: 11 vittorie e un solo pareggio, attacco temibile e difesa impenetrabile. Finisce la stagione. Nel frattempo sono cambiate diverse situazioni nel mondo nerazzurro: la società ha cambiato proprietario, da Moratti a Mr. Zhang Jindong. Anche Zhang capisce l’importanza – come fanno diversi top club di Serie A – di valorizzare il settore femminile. Detto fatto: L’Internazionale Milano aka Inter rileva il titolo dell’ASD Femminile Inter Milano, ribattezzandola Inter Women.

Per Regina è un altro sogno che si realizza, supportata dai genitori, dal suo talento, da quella voglia di trasmettere i principi veri di questo sport, la mentalità, l’etica, la sportività. È molto attiva dentro e fuori il campo, proprio perché sa quanta fatica ci sia dietro un risultato, perché sa che senza l’impegno di tanti e il riconoscimento da parte delle istituzioni, certi impegni vengono percepiti in maniera diversa.

Il calcio femminile, invece, è una realtà e i Mondiali che si giocano quell’anno in Francia lo dimostrano: le Azzurre arrivano sino ai quarti, sconfitte da un’Olanda forte, fortissima. È un segnale forte per il mondo sportivo: Regina, quei Mondiali, li commenta come opinionista sportiva per Sky, non convocata dalla CT Bertolini.

Il primo anno della “nuova” Inter Women è il 2019/2020, stagione calcistica che – come tutti ricorderemo – termina molto prima del previsto, quando il Mondo intero deve fermarsi: la Pandemia pesta forte e il calcio deve fermarsi. Le nerazzurre si classificheranno settime: devo ancora rodare un po’ il gruppo, con i nuovi innesti e il gruppo storico, lo “zoccolo duro” di chi c’è una vita, come Regina.

A fine campionato, il 4 giugno, Regina comunica l’addio al calcio giocato. Le motivazioni ci sono e vanno rispettate: troppi sacrifici per una professione che le calciatrici ritengono tale ma che la FIGC, di fatto, non ancora. Manca proprio il termine professionista che affianchi e supporti l’atra parola, calciatrice. Regina decide di salutare attraverso i social network, il modo per poter arrivare a tutti nonostante le restrizioni che ancora vigono in alcune parti d’Italia.

 

"Caro calcio, dal momento in cui ho indossato per la prima volta le scarpe con i tacchetti e ho iniziato a fare gol, sapevo che saresti stato per me la passione più grande della vita, una passione a cui ho dato tutto. Ma ora ho capito che è arrivato il momento di fare una scelta, una scelta per il mio futuro, è il momento di lasciarti. Sono nata con i colori nerazzurri addosso... il blu e il nero saranno sempre i miei colori, il calcio sarà sempre la mia vita, l'Inter sarà sempre casa mia. Il mio viaggio però continua. Porterò con me tutta la mia esperienza e i miei ricordi e grazie a questi cercherò di ispirare tutte le bambine che stanno inseguendo il loro sogno. Darò il mio contributo al calcio femminile e lotterò fino a quando non avrà l'importanza che merita".

 

Smettere a neanche 30 anni e oltre 120 goal in carriera è una scelta importante, coraggiosa. Sapere che Regina continuerà nella sua attività di promozione e divulgazione è una certezza per il domani. Perché ora è il momento di equiparare: il calcio è calcio, non ha genere e non deve avere distinzioni.

Il video, presente in Rete, è da mostrare a tutti coloro che non credono nel calcio femminile, che pensano sia “meno” rispetto al corrispettivo maschile. A tutti coloro che ancora non capiscono il vero significato dello sport ma soprattutto va mostrato a tutte le bambine e le ragazze di oggi, le future calciatrici di domani, le future colonne di una squadra e/o della propria Nazionale. A chi sogna di diventare Capitana, a chi sogna di andare lontano e di veder riconosciuti i propri diritti sportivi e umani.

Grazie, Regina

 

Alberto Caboni

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