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Virginia Torrecilla Reyes – La Partita della Vita

Virginia Torrecilla Reyes – La Partita della Vita

C’era una volta una calciatrice spagnola. Il suo nome è Virginia Torrecilla Reyes, indossa la maglia numero 14 e gioca a Madrid, sponda Atlético, nella sezione Femenina dei “colchoneros”.

Nata nel 194 a Son Servera, piccolo comune situato sull’Isola di Maiorca, esordisce tra le file delle giallorosse del Collerense, equipe della città di Palma di Maiorca.

Ben presto, dopo un anno tra le file del “Ciutat de Palma”, altra squadra del capoluogo baleárico, Virginia attira l’attenzione di un altro club rossoblù, anzi Blau Grana.

Il Barcellona, infatti, punta sulla talentuosa Virginia, già entrata nel giro della Nazionale Spagnola Under 19. Con la maglia delle Furie Rosse, Virginia arriva sino alla finale degli Europei di categoria, che si svolgono in Turchia nel 2012. A sconfiggere la Spagna sarà la fortissima Svezia.

 

Arrivata nella città amata da Antoni Gaudì, Virginia gioca con le Blau Grana per tre anni, dal 2015 al 2018.

In quei tre anni, solleva altrettanti Trofei de La Liga assieme alle sue compagne. Il Barça è una macchina da goal e le altre squadre stentano contro di loro. Per Virginia, però, è giunto il tempo di cambiare pagina: saluta la Catalogna e si accasa in Francia, al Montpellier.

Quattro stagioni giocate con la maglia blu e arancio della squadra occitana, in cui non arrivano trofei ma ottimi piazzamenti nella Ligue1 e in Coppa di Francia.

Nel 2019 ritorna in patria, vestendo la maglia dell’Atlético. Colleziona venti presenze ma è assillata da problemi fisici che la perseguitano per tutto l’anno. Forti mal di testa che la debilitano. Dalle visite mediche a cui Virginia si sottopone, arriva una diagnosi pesante come un macigno: tumore al cervello.

Virginia si sottopone a un delicato intervento alla testa il 22 maggio del 2020, mentre il Mondo intero vive la Pandemia da Co. Vid-19. L’intervento riesce perfettamente, il tumore è rimosso ma non sconfitto. Per debellarlo, Virginia si sottopone a cicli intensi di radio e chemioterapia. I medici le pronosticano l’addio al calcio a soli 26 anni.

 

L’impatto sul suo fisico è evidente, così come la stessa Virginia documenta attraverso i suoi canali social: dalla caduta dei capelli sino alla visibile perdita di peso (ben 12 kg).  Ma Virginia non molla, è una che lotta dentro e fuori il campo.

Lo spogliatoio delle “Colchoneras” si compatta attorno a Virginia e alla sua battaglia. Nasce l’urlo che parte da Amanda Sanpedro, la Capitano dell’Atletico. “Para Vir, para todos”. Per Virginia, per tutti. Le sue compagne non sono le sole che la supportano: dal mondo del calcio arrivano innumerevoli dimostrazioni di affetto e amicizia.

Jens Morilla (attaccante all’epoca in forza al Siviglia, attualmente allo Sporting de Huelva) le scrive: “Sono sicura che ci vedremo presto sui campi. Ti mando tutte le mie forze da Siviglia”. Arrivano anche i messaggi da parte di Carolina Férez (all’epoca in forza al Siviglia) e di Jordi Ferrón, allenatore dell’Espanyol (“Ti stiamo aspettando sul campo!”). Arrivano i messaggi da parte dell’UDG Tenerife e il supporto di campioni del calcio maschile, come il pilastro della Spagna e del Real Madrid Iker Casillas e il cestista catalano, ex LA Lakers, Pau Gasol.

È il 14 giugno 2020 e la Liga Spagnola ha ripreso da poco il Campionato, fermatosi –come già detto- dalla Pandemia. A Bilbao si gioca il match tra i padroni di casa dell’Atlético e i biancorossi di Madrid guidati dal “Cholo” Simeone in panchina. Al 39’, dopo essere passati in svantaggio, Diego Costa pareggia i conti. Corre verso la panchina, “La Bestia” (soprannome datogli per via della “cattiveria” agonistica) e prende in mano una maglia dell’Atletico. La gira a favore di camera. È la maglia di Virginia, con il suo nome e il suo 14 ben in vista. Gesto che Virginia ringrazierà pubblicamente con un post.

 

Passano i mesi e un 2020 da dimenticare (per tanti, per tutti, decisamente per Virginia) sta per terminare. Il 31 dicembre Virginia, ancora sotto i cicli di chemioterapia, scende sul campo di allenamento per toccare qualche pallone. Il suo campo d’allenamento, con la sua squadra che l’aspetta, la supporta, la sostiene. Come se fossero una persona sola. Questa è la forza del gruppo.

L’anno nuovo porta un regalo, la finale della Supercoppa Spagnola, che l’Atlético contenderà al Levante. Le biancorosse vincono per 3-0 e conquistano il trofeo. In tribuna c’è Virginia. Amanda Sampedro, Capitana e cuore dell’Atletico, la incrocia mentre sta andando a prendere il trofeo. La prende per mano e la porta con sé, vero quel campo che Virginia non vede l’ora di ricalcare con gli scarpini ai piedi. Le consegna il trofeo e la scorta verso le sue compagne, pronte a far festa. Quel trofeo è loto, di tutte loro ed è giusto che lei lo sollevi al cielo.

Durante ogni partita dell’Atletico, prima del calcio d’inizio, l’Atletico ha mostrato la maglia numero 14, spesso seguito dagli altri team. Perché, ripeto, alla base di un sport agonistico c’è la passione, c’è l’umanità, c’è l’empatia.

E non si può prescindere da questo, oppure tutta la magia scompare. Tutto l’aspetto umano scompare. Ma non è questo il caso, decisamente.

 

Il 5 marzo 2021 Virginia termina l’ultimo ciclo di terapia. Pochi giorni dopo si presenta al campo di allenamento, stavolta non per dare due calci al pallone e stop. Arriva per allenarsi, seppur in maniera leggera, con un programma che le permetterà di recuperare la condizione ottimale. L’accoglienza è da brividi, così come tutta la storia che state leggendo. Brividi buoni, di quelli che davvero ti scuotono il petto.

Cosa pensa Virginia del suo ritorno al calcio giocato, al sudore, alle corse perdifiato per il campo a inseguire un’avversaria o a scattare lungo la fascia?

Lascio che sia proprio lei a rispondervi

“Voglio giocare di nuovo a calcio. Non ho dubbi che tornerò. Piangerò quando scenderò in campo e anche quando farò un gol. Piangerò come una pazza per aver saputo gestire tutto e perché sono ancora qui”.

La partita più bella e più difficile l’hai vinta, Virginia. Ora ti aspettiamo nuovamente in campo, con il numero 14 e il tuo nome bene in vista. E non vediamo l’ora che lo speaker dello stadio chiami il tuo nome e che i tifosi, gli appassionati di questo strano e incredibile sport che è il calcio, risponda.

Mucha fuerza, Vir!

 

Alberto Caboni

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