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  • Rispondi a: Valentino Rossi - Il Dottore su due ruote

    Cresciuto a pane e motori. Figlio d’arte, ha dimostrato – sin da giovanissimo – un feeling incredibile con le due ruote. Il suo nome è sinonimo di Campione di motociclismo, immortalato dall’adrenalinico Guido Meda e dal suo coronarico “Rossi c’è!”.

    Indossate il casco, controllate le gomme del vostro bolide e salite in Sella.

    Protagonista indiscusso il Golden Boy di Tavullia, Valentino Rossi.

    PAPÀ GRAZIANO, IL GO-KART E L’ESORDIO SULLE DUE RUOTE

    Valentino Rossi nasce il 16 febbraio del 1979 a Urbino. Sin da piccolissimo, la sua famiglia si trasferisce nel piccolo borgo di Tavullia, in provincia di Pesaro. Il padre Graziano è un motociclista e – proprio nell’anno in cui Valentino nasce – si classifica terzo nel Campionato Mondiale 250 in sella ad una Morbidelli.

    Quando si dice il Destino

    Passano pochi anni, per l’esattezza undici, e il giovanissimo Valentino fa il suo esordio in una competizione ufficiale. Non è in sella ad una due ruote ma seduto sopra le quattro sfreccianti ruote di un Go-Kart.

    Tuttavia, la spesa di manutenzione ed acquisto di un Go-Kart sono ingenti per la famiglia Rossi. Così, di comune accordo con il padre Graziano, Valentino si sposta verso le minimoto. Inutile sottolineare quanto la scelta si rivelerà la più azzeccata in assoluto.

    Valentino comincia a vincere gare e campionati di minimoto a ripetizione tant’è che nel 1993 –tre anni dopo- Rossi esordisce in sella ad una moto vera, una Cagiva 125. La pista è quella di Magione, in Umbria.

    Nel 1994 diventa Campione italiano della Sport Production, il preludio al primo anno d’oro della sua carriera: il 1995. Proprio in quell’anno Valentino conquista il titolo nazionale della classe 125, arrivando terzo al Campionato Europeo della stessa categoria.

    Arriva il 1996 ed un folletto simpatico e colorato, dalla parlata identificativa, fa il suo esordio nel Campionato Mondiale classe 125.

    LA CABALA DEL SECONDO ANNO, LE VITTORIE CHE CONTANO, IL NEMICO MAX

    Occorre fare una piccola precisazione, che terremo a mente per tutta la durata della carriera di Valentino. Il primo anno, l’esordio in una classe, è sempre un anno in cui Valentino vince dei Gran Premi. Il secondo anno è quello della conquista. Come se il primo anno gli servisse per “prendere le misure” e comprendere come bruciare in velocità ed arguzia i suoi rivali.

    Uno su tutti, il romanissimo Max Biaggi. Tra il giovane e caciarone Valentino ed il tenebroso e serioso Biaggi l’antipatia è immediata. “Colpa” delle innumerevoli vittorie di Rossi, molto spesso ai danni dello stesso Biaggi. In più, vi è l’aspetto ludico: Valentino festeggia ogni vittoria creando dei sipari comici, travestendosi da Robin Hood, portando in moto Polli, Superman…

    Nel 1998 passa alla Classe intermedia. Il primo anno, come da copione, è di ambientamento. Nel 1999 Rossi si trova in cima al mondo della 250. Passaggio quasi obbligato per la stagione successiva: la Classe Regina, la 500.

    Nel 2001, al secondo anno di permanenza nella Classe 500, Valentino conquista l’Olimpo.

    A 22 anni e 10 mesi, è il quarto più giovane campione mondiale della storia, dopo Freddie Spencer (il più "verde" in assoluto, con 21 anni, 7 mesi e 14 giorni), Mike Hailwood e John Surtees. Nessuno di loro, però, può vantare il record di vittorie inanellate da Rossi prima dei 23 anni: ben 37.

    Per rendere l’idea: il più “vicino” al record è Loris Capirossi, che conquistò quindici successi prima di compiere i 23 anni.

    I CAMBI DI CASACCA, LE POLEMICHE, SETE GIBERNAU E “THE DOCTOR”.

    Il 12 ottobre 2003 Valentino conquista il suo quinto titolo mondiale, il terzo consecutivo nella classe maggiore. Lo stesso identico giorno, un altro uomo dei record, il pilota tedesco Michael Schumacher, conquista – a bordo della Ferrari – il suo sesto titolo mondiale, mentre la scuderia di Maranello si aggiudica il quinto mondiale “costruttori”.  Niente male, per il BelPaese.

    Nel 2004, Valentino spiazza tutti passando alla Yamaha. Grandi polemiche, dubbi sulle sue possibilità, critiche… chi più ne ha, più ne metta. Valentino, nonostante Biaggi e Sete Gibernau, si lascia tutto alle spalle –è il caso di dirlo, vista la sua velocità. NdA – e conquista il Mondiale con una giornata di anticipo. Di fatto, riuscendo a settare moto, affiatamento con il team e dinamiche in corsa, gara dopo gara.

    L’inarrestabile Rossi diventa realmente “The Doctor” (Uno dei suoi soprannomi. NdA) il 31 Maggio 2005, quando la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino gli conferisce la Laurea Honoris Causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni”.

    Campionato 2005.  Vincendo a luglio il GP di Germania- Rossi eguaglia il record di Mike Hailwood, portando a casa la vittoria n° 76. Due vittorie dopo, ovvero a Sepang (Malesia), Rossi arriva a quota 78 e –soprattutto- si porta a casa un altro titolo Mondiale.

    Rossi si presenta sul podio con una bandiera che riporta il messaggio "Hailwood: 76 - Rossi: 76 - I'm sorry Mike".

    Nel 2006 Valentino non riuscirà a conquistare la vetta del podio ma dovrà “accontentarsi” del secondo posto. Il titolo iridato verrà vinto dall’americano Nicky Hayden.

    Anche il 2007 si rivela ostico per il Dottor Rossi. A fine campionato arriverà terzo, preceduto da Casey Stoner, altro biker USA e dallo spagnolo Dani Pedrosa.

    Torna a vincere e lottare per il mondiale nel 2008: a maggio a Le Mans ottiene la 90ma vittoria in carriera, raggiungendo lo spagnolo Angel Nieto: davanti a loro, solo Giacomo Agostini con 122 gare vinte. Alla fine di agosto eguaglia Agostini con 68 vittorie nelle Classi Maggiori.  Il 28 settembre 2008 a Motegi (Giappone) Valentino Rossi vince e si laurea campione del mondo per l'ottava volta in carriera.

    Nel giugno del 2009 ad Assen, in Olanda, raggiunge la considerevole quota di 100 vittorie in carriera, 40 con la Yamaha.  A ottobre conquista il nono Campionato Mondiale con una gara di anticipo, a Sepang (Malesia).

    Il 2010, ultimo anno in Yamaha, prima di passare all'italiana Ducati vede Valentino Rossi sempre tra i protagonisti: un incidente lo tiene lontano poche settimane dalle gare, tempo sufficiente per allontanarsi dalla vetta della classifica, che verrà vinta alla fine del campionato dallo spagnolo Jorge Lorenzo, suo giovane compagno di scuderia.

    GLI ANNI DUEMILADIECI, LA DUCATI, IL SIC E NUOVI RIVALI

    Il 23 ottobre del 2011, Rossi si trova –suo malgrado – coinvolto, assieme a Colin Edwards, nell’incidente che porterà alla morte di Marco Simoncelli, “Il Sic”, grandissimo amico di Valentino e suo erede. La tragica coincidenza lascia Valentino davvero distrutto. Il Campionato continuerà ma i risultati non arriveranno: zero vittorie durante la stagione. Il rapporto con la Ducati è altalenante e le due realtà non trovano i giusti meccanismi: a fine Campionato, Valentino tornerà dai giapponesi della Yamaha.

    Gli ultimi anni vedranno Rossi afflitto da innumerevoli infortuni, dai quali si riprenderà in tempo record, grazie ad una grande dose di determinazione. Circondato da una nuova ondata di grandissimi Campioni –da Stoner a Dovizioso, da Pedrosa a Jorge Lorenzo- Rossi si è sempre fatto rispettare, combattendo su ogni centimetro, su ogni “staccata”.

    Valentino Rossi, l’Enfant Prodige delle due ruote italiane, compie 40 anni. Quarant’anni in piena velocità, con la voglia e la volontà di conquistare nuovi podi.

    Sempre di più nella leggenda per chi – già da ora – è la Leggenda.

    Speriamo caldamente di sentire Guido Meda urlare a pieni polmoni: “Rossi C’è!”

    A. b. C. Albert...
  • Rispondi a: Valentino Rossi - Il Dottore su due ruote

    Cresciuto a pane e motori. Figlio d’arte, ha dimostrato – sin da giovanissimo – un feeling incredibile con le due ruote. Il suo nome è sinonimo di Campione di motociclismo, immortalato dall’adrenalinico Guido Meda e dal suo coronarico “Rossi c’è!”.

    Indossate il casco, controllate le gomme del vostro bolide e salite in Sella.

    Protagonista indiscusso il Golden Boy di Tavullia, Valentino Rossi.

    PAPÀ GRAZIANO, IL GO-KART E L’ESORDIO SULLE DUE RUOTE

    Valentino Rossi nasce il 16 febbraio del 1979 a Urbino. Sin da piccolissimo, la sua famiglia si trasferisce nel piccolo borgo di Tavullia, in provincia di Pesaro. Il padre Graziano è un motociclista e – proprio nell’anno in cui Valentino nasce – si classifica terzo nel Campionato Mondiale 250 in sella ad una Morbidelli.

    Quando si dice il Destino

    Passano pochi anni, per l’esattezza undici, e il giovanissimo Valentino fa il suo esordio in una competizione ufficiale. Non è in sella ad una due ruote ma seduto sopra le quattro sfreccianti ruote di un Go-Kart.

    Tuttavia, la spesa di manutenzione ed acquisto di un Go-Kart sono ingenti per la famiglia Rossi. Così, di comune accordo con il padre Graziano, Valentino si sposta verso le minimoto. Inutile sottolineare quanto la scelta si rivelerà la più azzeccata in assoluto.

    Valentino comincia a vincere gare e campionati di minimoto a ripetizione tant’è che nel 1993 –tre anni dopo- Rossi esordisce in sella ad una moto vera, una Cagiva 125. La pista è quella di Magione, in Umbria.

    Nel 1994 diventa Campione italiano della Sport Production, il preludio al primo anno d’oro della sua carriera: il 1995. Proprio in quell’anno Valentino conquista il titolo nazionale della classe 125, arrivando terzo al Campionato Europeo della stessa categoria.

    Arriva il 1996 ed un folletto simpatico e colorato, dalla parlata identificativa, fa il suo esordio nel Campionato Mondiale classe 125.

    LA CABALA DEL SECONDO ANNO, LE VITTORIE CHE CONTANO, IL NEMICO MAX

    Occorre fare una piccola precisazione, che terremo a mente per tutta la durata della carriera di Valentino. Il primo anno, l’esordio in una classe, è sempre un anno in cui Valentino vince dei Gran Premi. Il secondo anno è quello della conquista. Come se il primo anno gli servisse per “prendere le misure” e comprendere come bruciare in velocità ed arguzia i suoi rivali.

    Uno su tutti, il romanissimo Max Biaggi. Tra il giovane e caciarone Valentino ed il tenebroso e serioso Biaggi l’antipatia è immediata. “Colpa” delle innumerevoli vittorie di Rossi, molto spesso ai danni dello stesso Biaggi. In più, vi è l’aspetto ludico: Valentino festeggia ogni vittoria creando dei sipari comici, travestendosi da Robin Hood, portando in moto Polli, Superman…

    Nel 1998 passa alla Classe intermedia. Il primo anno, come da copione, è di ambientamento. Nel 1999 Rossi si trova in cima al mondo della 250. Passaggio quasi obbligato per la stagione successiva: la Classe Regina, la 500.

    Nel 2001, al secondo anno di permanenza nella Classe 500, Valentino conquista l’Olimpo.

    A 22 anni e 10 mesi, è il quarto più giovane campione mondiale della storia, dopo Freddie Spencer (il più "verde" in assoluto, con 21 anni, 7 mesi e 14 giorni), Mike Hailwood e John Surtees. Nessuno di loro, però, può vantare il record di vittorie inanellate da Rossi prima dei 23 anni: ben 37.

    Per rendere l’idea: il più “vicino” al record è Loris Capirossi, che conquistò quindici successi prima di compiere i 23 anni.

    I CAMBI DI CASACCA, LE POLEMICHE, SETE GIBERNAU E “THE DOCTOR”.

    Il 12 ottobre 2003 Valentino conquista il suo quinto titolo mondiale, il terzo consecutivo nella classe maggiore. Lo stesso identico giorno, un altro uomo dei record, il pilota tedesco Michael Schumacher, conquista – a bordo della Ferrari – il suo sesto titolo mondiale, mentre la scuderia di Maranello si aggiudica il quinto mondiale “costruttori”.  Niente male, per il BelPaese.

    Nel 2004, Valentino spiazza tutti passando alla Yamaha. Grandi polemiche, dubbi sulle sue possibilità, critiche… chi più ne ha, più ne metta. Valentino, nonostante Biaggi e Sete Gibernau, si lascia tutto alle spalle –è il caso di dirlo, vista la sua velocità. NdA – e conquista il Mondiale con una giornata di anticipo. Di fatto, riuscendo a settare moto, affiatamento con il team e dinamiche in corsa, gara dopo gara.

    L’inarrestabile Rossi diventa realmente “The Doctor” (Uno dei suoi soprannomi. NdA) il 31 Maggio 2005, quando la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino gli conferisce la Laurea Honoris Causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni”.

    Campionato 2005.  Vincendo a luglio il GP di Germania- Rossi eguaglia il record di Mike Hailwood, portando a casa la vittoria n° 76. Due vittorie dopo, ovvero a Sepang (Malesia), Rossi arriva a quota 78 e –soprattutto- si porta a casa un altro titolo Mondiale.

    Rossi si presenta sul podio con una bandiera che riporta il messaggio "Hailwood: 76 - Rossi: 76 - I'm sorry Mike".

    Nel 2006 Valentino non riuscirà a conquistare la vetta del podio ma dovrà “accontentarsi” del secondo posto. Il titolo iridato verrà vinto dall’americano Nicky Hayden.

    Anche il 2007 si rivela ostico per il Dottor Rossi. A fine campionato arriverà terzo, preceduto da Casey Stoner, altro biker USA e dallo spagnolo Dani Pedrosa.

    Torna a vincere e lottare per il mondiale nel 2008: a maggio a Le Mans ottiene la 90ma vittoria in carriera, raggiungendo lo spagnolo Angel Nieto: davanti a loro, solo Giacomo Agostini con 122 gare vinte. Alla fine di agosto eguaglia Agostini con 68 vittorie nelle Classi Maggiori.  Il 28 settembre 2008 a Motegi (Giappone) Valentino Rossi vince e si laurea campione del mondo per l'ottava volta in carriera.

    Nel giugno del 2009 ad Assen, in Olanda, raggiunge la considerevole quota di 100 vittorie in carriera, 40 con la Yamaha.  A ottobre conquista il nono Campionato Mondiale con una gara di anticipo, a Sepang (Malesia).

    Il 2010, ultimo anno in Yamaha, prima di passare all'italiana Ducati vede Valentino Rossi sempre tra i protagonisti: un incidente lo tiene lontano poche settimane dalle gare, tempo sufficiente per allontanarsi dalla vetta della classifica, che verrà vinta alla fine del campionato dallo spagnolo Jorge Lorenzo, suo giovane compagno di scuderia.

    GLI ANNI DUEMILADIECI, LA DUCATI, IL SIC E NUOVI RIVALI

    Il 23 ottobre del 2011, Rossi si trova –suo malgrado – coinvolto, assieme a Colin Edwards, nell’incidente che porterà alla morte di Marco Simoncelli, “Il Sic”, grandissimo amico di Valentino e suo erede. La tragica coincidenza lascia Valentino davvero distrutto. Il Campionato continuerà ma i risultati non arriveranno: zero vittorie durante la stagione. Il rapporto con la Ducati è altalenante e le due realtà non trovano i giusti meccanismi: a fine Campionato, Valentino tornerà dai giapponesi della Yamaha.

    Gli ultimi anni vedranno Rossi afflitto da innumerevoli infortuni, dai quali si riprenderà in tempo record, grazie ad una grande dose di determinazione. Circondato da una nuova ondata di grandissimi Campioni –da Stoner a Dovizioso, da Pedrosa a Jorge Lorenzo- Rossi si è sempre fatto rispettare, combattendo su ogni centimetro, su ogni “staccata”.

    Valentino Rossi, l’Enfant Prodige delle due ruote italiane, compie 40 anni. Quarant’anni in piena velocità, con la voglia e la volontà di conquistare nuovi podi.

    Sempre di più nella leggenda per chi – già da ora – è la Leggenda.

    Speriamo caldamente di sentire Guido Meda urlare a pieni polmoni: “Rossi C’è!”

    A. b. C. Albert...
  • Rispondi a: Valentino Rossi - Il Dottore su due ruote

    Cresciuto a pane e motori. Figlio d’arte, ha dimostrato – sin da giovanissimo – un feeling incredibile con le due ruote. Il suo nome è sinonimo di Campione di motociclismo, immortalato dall’adrenalinico Guido Meda e dal suo coronarico “Rossi c’è!”.

    Indossate il casco, controllate le gomme del vostro bolide e salite in Sella.

    Protagonista indiscusso il Golden Boy di Tavullia, Valentino Rossi.

    PAPÀ GRAZIANO, IL GO-KART E L’ESORDIO SULLE DUE RUOTE

    Valentino Rossi nasce il 16 febbraio del 1979 a Urbino. Sin da piccolissimo, la sua famiglia si trasferisce nel piccolo borgo di Tavullia, in provincia di Pesaro. Il padre Graziano è un motociclista e – proprio nell’anno in cui Valentino nasce – si classifica terzo nel Campionato Mondiale 250 in sella ad una Morbidelli.

    Quando si dice il Destino

    Passano pochi anni, per l’esattezza undici, e il giovanissimo Valentino fa il suo esordio in una competizione ufficiale. Non è in sella ad una due ruote ma seduto sopra le quattro sfreccianti ruote di un Go-Kart.

    Tuttavia, la spesa di manutenzione ed acquisto di un Go-Kart sono ingenti per la famiglia Rossi. Così, di comune accordo con il padre Graziano, Valentino si sposta verso le minimoto. Inutile sottolineare quanto la scelta si rivelerà la più azzeccata in assoluto.

    Valentino comincia a vincere gare e campionati di minimoto a ripetizione tant’è che nel 1993 –tre anni dopo- Rossi esordisce in sella ad una moto vera, una Cagiva 125. La pista è quella di Magione, in Umbria.

    Nel 1994 diventa Campione italiano della Sport Production, il preludio al primo anno d’oro della sua carriera: il 1995. Proprio in quell’anno Valentino conquista il titolo nazionale della classe 125, arrivando terzo al Campionato Europeo della stessa categoria.

    Arriva il 1996 ed un folletto simpatico e colorato, dalla parlata identificativa, fa il suo esordio nel Campionato Mondiale classe 125.

    LA CABALA DEL SECONDO ANNO, LE VITTORIE CHE CONTANO, IL NEMICO MAX

    Occorre fare una piccola precisazione, che terremo a mente per tutta la durata della carriera di Valentino. Il primo anno, l’esordio in una classe, è sempre un anno in cui Valentino vince dei Gran Premi. Il secondo anno è quello della conquista. Come se il primo anno gli servisse per “prendere le misure” e comprendere come bruciare in velocità ed arguzia i suoi rivali.

    Uno su tutti, il romanissimo Max Biaggi. Tra il giovane e caciarone Valentino ed il tenebroso e serioso Biaggi l’antipatia è immediata. “Colpa” delle innumerevoli vittorie di Rossi, molto spesso ai danni dello stesso Biaggi. In più, vi è l’aspetto ludico: Valentino festeggia ogni vittoria creando dei sipari comici, travestendosi da Robin Hood, portando in moto Polli, Superman…

    Nel 1998 passa alla Classe intermedia. Il primo anno, come da copione, è di ambientamento. Nel 1999 Rossi si trova in cima al mondo della 250. Passaggio quasi obbligato per la stagione successiva: la Classe Regina, la 500.

    Nel 2001, al secondo anno di permanenza nella Classe 500, Valentino conquista l’Olimpo.

    A 22 anni e 10 mesi, è il quarto più giovane campione mondiale della storia, dopo Freddie Spencer (il più "verde" in assoluto, con 21 anni, 7 mesi e 14 giorni), Mike Hailwood e John Surtees. Nessuno di loro, però, può vantare il record di vittorie inanellate da Rossi prima dei 23 anni: ben 37.

    Per rendere l’idea: il più “vicino” al record è Loris Capirossi, che conquistò quindici successi prima di compiere i 23 anni.

    I CAMBI DI CASACCA, LE POLEMICHE, SETE GIBERNAU E “THE DOCTOR”.

    Il 12 ottobre 2003 Valentino conquista il suo quinto titolo mondiale, il terzo consecutivo nella classe maggiore. Lo stesso identico giorno, un altro uomo dei record, il pilota tedesco Michael Schumacher, conquista – a bordo della Ferrari – il suo sesto titolo mondiale, mentre la scuderia di Maranello si aggiudica il quinto mondiale “costruttori”.  Niente male, per il BelPaese.

    Nel 2004, Valentino spiazza tutti passando alla Yamaha. Grandi polemiche, dubbi sulle sue possibilità, critiche… chi più ne ha, più ne metta. Valentino, nonostante Biaggi e Sete Gibernau, si lascia tutto alle spalle –è il caso di dirlo, vista la sua velocità. NdA – e conquista il Mondiale con una giornata di anticipo. Di fatto, riuscendo a settare moto, affiatamento con il team e dinamiche in corsa, gara dopo gara.

    L’inarrestabile Rossi diventa realmente “The Doctor” (Uno dei suoi soprannomi. NdA) il 31 Maggio 2005, quando la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino gli conferisce la Laurea Honoris Causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni”.

    Campionato 2005.  Vincendo a luglio il GP di Germania- Rossi eguaglia il record di Mike Hailwood, portando a casa la vittoria n° 76. Due vittorie dopo, ovvero a Sepang (Malesia), Rossi arriva a quota 78 e –soprattutto- si porta a casa un altro titolo Mondiale.

    Rossi si presenta sul podio con una bandiera che riporta il messaggio "Hailwood: 76 - Rossi: 76 - I'm sorry Mike".

    Nel 2006 Valentino non riuscirà a conquistare la vetta del podio ma dovrà “accontentarsi” del secondo posto. Il titolo iridato verrà vinto dall’americano Nicky Hayden.

    Anche il 2007 si rivela ostico per il Dottor Rossi. A fine campionato arriverà terzo, preceduto da Casey Stoner, altro biker USA e dallo spagnolo Dani Pedrosa.

    Torna a vincere e lottare per il mondiale nel 2008: a maggio a Le Mans ottiene la 90ma vittoria in carriera, raggiungendo lo spagnolo Angel Nieto: davanti a loro, solo Giacomo Agostini con 122 gare vinte. Alla fine di agosto eguaglia Agostini con 68 vittorie nelle Classi Maggiori.  Il 28 settembre 2008 a Motegi (Giappone) Valentino Rossi vince e si laurea campione del mondo per l'ottava volta in carriera.

    Nel giugno del 2009 ad Assen, in Olanda, raggiunge la considerevole quota di 100 vittorie in carriera, 40 con la Yamaha.  A ottobre conquista il nono Campionato Mondiale con una gara di anticipo, a Sepang (Malesia).

    Il 2010, ultimo anno in Yamaha, prima di passare all'italiana Ducati vede Valentino Rossi sempre tra i protagonisti: un incidente lo tiene lontano poche settimane dalle gare, tempo sufficiente per allontanarsi dalla vetta della classifica, che verrà vinta alla fine del campionato dallo spagnolo Jorge Lorenzo, suo giovane compagno di scuderia.

    GLI ANNI DUEMILADIECI, LA DUCATI, IL SIC E NUOVI RIVALI

    Il 23 ottobre del 2011, Rossi si trova –suo malgrado – coinvolto, assieme a Colin Edwards, nell’incidente che porterà alla morte di Marco Simoncelli, “Il Sic”, grandissimo amico di Valentino e suo erede. La tragica coincidenza lascia Valentino davvero distrutto. Il Campionato continuerà ma i risultati non arriveranno: zero vittorie durante la stagione. Il rapporto con la Ducati è altalenante e le due realtà non trovano i giusti meccanismi: a fine Campionato, Valentino tornerà dai giapponesi della Yamaha.

    Gli ultimi anni vedranno Rossi afflitto da innumerevoli infortuni, dai quali si riprenderà in tempo record, grazie ad una grande dose di determinazione. Circondato da una nuova ondata di grandissimi Campioni –da Stoner a Dovizioso, da Pedrosa a Jorge Lorenzo- Rossi si è sempre fatto rispettare, combattendo su ogni centimetro, su ogni “staccata”.

    Valentino Rossi, l’Enfant Prodige delle due ruote italiane, compie 40 anni. Quarant’anni in piena velocità, con la voglia e la volontà di conquistare nuovi podi.

    Sempre di più nella leggenda per chi – già da ora – è la Leggenda.

    Speriamo caldamente di sentire Guido Meda urlare a pieni polmoni: “Rossi C’è!”

    A. b. C. Albert...
  • Rispondi a: Giuliano Taccola - Una Morte Inspiegabile

    E' difficile, oggi come allora, provare a dare una spiegazione alla morte di Giuliano Taccola, attaccante classe 1943 in forza alla Roma, che avvenne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio Amsicora, dopo l'incontro di Serie A tra Cagliari e Roma.

     

    "E' un campione che è morto perché ha bevuto una bibita ghiacciata."

    Questo veniva risposto ai bambini che nei primi anni '70 domandavano chi fosse raffigurato sugli striscioni esposti dalla curva nord allo stadio Olimpico di Roma.

     

    Una vicenda avvolta ancora oggi, a distanza di cinquantuno anni, da una coltre di mistero.

     

    Giuliano Taccola nacque a Uliveto Terme in provincia di Pisa il 28 giugno 1943. Proveniva da una famiglia umile e povera, il padre era un venditore ambulante. Il giovane Giuliano si sposò a 19 anni ed ebbe subito 2 bambini.

    La sua carriera calcistica cominciò proprio con la squadra della sua città che gli permise di essere notato dagli osservatori del Genoa, squadra che lo fece crescere nel suo vivaio, per cominciare poi la carriera professionistica nei campionati di Serie C e Serie B con le maglie di Alessandria, Varese, Entella e Savona. Nella sua esperienza con la compagine ligure fu notato da Fulvio Bernardini che lo propose alla Roma. Fin da subito fu inquadrato come un attaccante sveglio, furbo, propositivo, che sapeva smarcarsi e che finalizzava in porta con un tiro potente.

    Nel settembre del 1967, a 24 anni, fece il suo esordio in Serie A e segnò il suo primo goal nella partita contro l'Inter che terminò con un pareggio.

     

    Nella stagione successiva l'attaccante manifestò un improvviso calo fisico che compromise inevitabilmente anche il rendimento professionale. Ebbe spesso episodi febbrili e svenimenti che portarono la società della capitale a effettuare degli esami sul giocatore, il cui esito evidenziò un soffio sistolico.

    L'allenatore dell'epoca, il "Mago" Helenio Herrera decise però che, nonostante i suoi problemi di salute, Taccola sarebbe stato convocato per gli incontri del campionato di massima serie.

     

    Il 5 febbraio 1969 il giovane attaccante, che fino a quel momento aveva collezionato 7 reti in 12 presenze, si sottopose a un intervento per l'asportazione delle tonsille. Gli venne consigliato dai medici, in seguito a delle complicazioni post-intervento, assoluto risposo per almeno due mesi.

    Ma in vista di partite importanti, Herrera lo riammise agli allenamenti dopo soli quindici giorni, tenendo in considerazione anche il fatto che lo stesso Taccola volesse tornare in campo il prima possibile.

     

    Il suo fisico era debilitato. Gli episodi di febbre e gli svenimenti si intensificarono sempre di più, spesso anche a fine delle sedute di allenamento. Il 2 marzo durante l'incontro contro la Sampdoria, subì un infortunio al malleolo, che lo tenne lontano dal campo ancora per dieci giorni.

     

    Herrera decise comunque di portarlo a Cagliari in trasferta. Si sarebbe allenato con la squadra, pur non giocando, per prepararsi alla sfida di Coppa Italia contro il Brescia in programma tre giorni dopo.

    Il suo compagno di stanza, Franco Cordova, racconta che la mattina del 16 marzo, Giuliano non si sentisse affatto bene ma volle comunque assistere al match dalle tribune dello stadio Amsicora di Cagliari.

     

    L'incontro tra la squadra capitolina e quella che nella stagione successiva sarebbe diventata campione d'Italia si concluse con un pareggio.

    I momenti successivi al termine della partita hanno, nelle parole di chi racconta l'accaduto, un velo di tristezza, rabbia e incredulità.

    Taccola svenne negli spogliatoi e subì un arresto cardiocircolatorio.

    I tentativi di rianimazione dei medici di entrambe le squadre, in attesa dell'arrivo di un' autoambulanza, si rivelarono inutili.

    L'attaccante della Roma arrivò all'ospedale Civile di Cagliari già privo di vita.

     

    In quegli stessi momenti, Helenio Herrera e la sua squadra si diressero verso l'aeroporto per tornare a casa. L'allenatore, nel comunicare ai suoi ragazzi il triste avvenimento, si mostrò cinico e distaccato. Dalle sue parole "La vita va avanti, ma noi dobbiamo pensare alla Coppa Italia" sembrerà quasi più interessato a una partita di pallone piuttosto che alla vita di un suo calciatore, oltre che di un ragazzo di appena 25 anni.

     

    L'esito dell'autopsia disposta a Cagliari, affermerà che la morte avvenne per un' endocardite causata da broncopolmonite emorragica e sepsi non prontamente riconosciuta e trattata.

    Agli atti dell'inchiesta non fu possibile confrontare precedenti esami effettuati sul giocatore in quanto la società del Genoa aveva già eliminato tutta la sua documentazione. Il caso venne archiviato senza una verità certa su ciò che accadde veramente quel giorno e, il processo si chiuse senza un vero colpevole, considerando l'avvenimento come una serie di episodi sfortunati.

     

    In quel periodo le società non eseguivano sempre i controlli medici sui calciatori in maniera accurata. Gli stadi non erano dotati di sistemi di primo soccorso tempestivo e, proprio in quegli anni, a Coverciano, cominciavano a mettersi le basi per la nascita del centro medico federale. Inoltre, la morte di Taccola avvenne in un momento di transizione per la squadra romana. Era infatti in crisi societaria e finanziaria e ci fu un passaggio di testimone alla presidenza della società. Si dimise infatti Franco Evangelisti e venne nominato Alviero Marchini, già facente parte del consiglio di amministrazione.

     

    La storia di Giuliano Taccola, involontariamente legata a Cagliari, ci riporta subito indietro a un' altra storia per certi aspetti simile, intrecciata con la nostra città e con la nostra squadra, avvenuta sempre nel mese di marzo, questa volta del 2018. La morte di Davide Astori. Improvvisa, inaspettata e dolorosa. In entrambi i casi, un' inchiesta e un processo. In entrambi i casi, due ragazzi giovani, sorridenti, innamorati della vita e dei loro affetti. Innamorati e appassionati del loro mestiere.

    Uomini, di ieri e di oggi, da non dimenticare. Storie da ricordare. E una chiarezza da trovare. Come ancora, a cinquantuno anni di distanza, grida a gran voce la famiglia di Giuliano Taccola.

     

    Carlotta Pau

    Le ho inviato il ringraziamento dal compiuter di mia figlia Giuliana, La informo che come tutti gli anni ho inviato il comunicato stampa tramite ansa di Firenze e Roma, da divulgare integralmente a tutti i mezzi d'informazione. L'omertà continua anche dopo 51 anni: Marzia Nannipieri vedova Taccola

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