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  • Rispondi a: COMMENTO A CALDO | JUVENTUS - CAGLIARI 2 - 0

    JUVENTUS  - CAGLIARI
    Ecco il #COMMENTOACALDO con Vittorio Sanna
    Rivivi le emozioni del match appena terminato e ascolta il Commento di Vittorio, cuore e voce Rossoblù: Diretto, sincero, schietto: per i veri tifosi

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    GP Report
  • Rispondi a: 10 Hot Cover in 10 Album "censurati"

    Ci sono Copertine di un Album identificative di un periodo, di un genere, di un particolare momento.

     

    Un esempio? Quattro uomini attraversano delle strisce pedonali.

    Se avete pensato ad un Album dei Cugini di Campagna, ci siete andati quasi vicino.

     

    Ovviamente sono i Beatles quei quattro omini e l’album in questione è “Abbey Road”.

    A volte, la creatività e l’estro portano i grafici (e i musicisti) ad osare un po’, infrangendo qualche “regola” del decoro, del buon senso, del pudore etc…

    Pronti per 10 Album le cui Cover sono state censurate? Tenetevi addosso i vestiti (è il caso), si va.

     

    1. Unfinished Music No.1: Two Virgins - John Lennon & Yoko Ono (1969)

    Prendi il Beatle più ribelle – John Lennon-, fallo sposare con un’artista – avanguardista – musicista giapponese –Yoko Ono- e chiudili in una sala di registrazione. Il risultato è un Album decisamente sperimentale, così come lo è la Cover. John & Yoko, ignudi come Mamma li ha fatti, campeggiano in primo piano. Sarà perché era il ’69 (Che, anzi, sarebbe stato simbolicamente l’anno perfetto per una Cover simile), sarà perché sia John che Yoko non erano simpatici a molti, fatto sta che i due coniugi dovettero coprire la Cover con un’orrenda plastica marrone da cui sbucavano soltanto i loro volti. Glory Hole per John & Yoko.

     

    1. The Jimi Hendrix Experience - Electric Ladyland (1968)

    Per il terzo album del trio capeggiato dal Dio Mancino della Chitarra, Chris Stamp, capo della Track Records, pensò ad una super copertina. Reclutò 19 belle figliole, le fece spogliare (chi più, chi meno) e fotografare. Il risultato? Ce lo racconta una delle 19 Girls, Reine Sutcliffe: “Ci hanno fatte apparire come una pila di vecchie torte. Uno schifo. Ognuna di noi era in forma, stava bene, ma il risultato ci fa apparire vecchie e stanche. Abbiamo cercato di fare uno sguardo sexy, ma la cosa non ha funzionato.”. Dimenticavo: di tutto questo Jimi non solo non ne sapeva nulla ma non gradirà né la cover né la censura subitanea. Foxy (Naked) Lady

     

    1. Doppietta Roxy Music: Stranded (1973) e Country Life (1974).

    In due anni due, il gruppo guidato da Bryan Ferry riuscì a far infuriare i censori di Sua Maestà. La prima volta fu nel 1973 con “Stranded”: sulla cover, una ragazza vestita di rosso con capezzolo mascherato (mica tanto) che fece imbufalire i benpensanti. Non paghi, i Roxy Music bissarono l’anno successivo con la cover di “Country Life”: in primo piano, le modelle Constanze Karoli ed Eveline Grunwald rivelano trasparenze “pericolose” in zona inguinale. More than This… please.

     

    1. Prince - Lovesexy (1988)

    Per le rappresentanti del gentil sesso e non solo, anche il Principe del Pop decise di mettersi a nudo. Non solo attraverso la sua musica, ma lasciando i vestiti nel camerino prima di scattare la foto della cover di “Lovesexy” (Già il nome dell’Album dovrebbe aiutare a farti capire che non ti stiamo parlando di noccioline). Tutto nudo, con coscetta guizzante che copre le principesche appendici. Per ovviare alla morbosissima censura, i produttori ben pensarono di coprire la cover con un cartoncino nero. Il Re (Anzi, il Prince) è Nudo.

     

    1. Red Hot Chili Peppers' - Mother's Milk (1989)

    Prendi una bellissima modella di nome Alaine Dawn, amica di un’altra top model, Ione Skye, fidanzata di Anthony Kiedis. Sembra l’inizio di una puntata di una soap? No, è la genesi dell’album Cult dei Red Hot Chili Peppers’, “Mother’s Milk”. La splendida Alaine appare in topless, con i quattro componenti della band tenuti in braccio, un capezzolo coperto da un fiore e l’altro da un “provvidenziale” Kiedis. Inutile dirvi che attirò l’attenzione –e la censura- americana. Pretty Little Di(r)tty

     

    1. Jane’s Addiction 1 e 2 – “Nothing's Shocking” (1988) e “Ritual de lo Habitual” (1990)

    Perry Farrell, leader dei Jane’s Addiction, è anche un artista. E lo dimostra alla grande grazie alla cover di “Nothing’s Shocking” del 1988. Una sua opera, raffigurante due gemelle siamesi con la testa in fiamme e comodamente sedute. Solo l’idea di quattro seni nudi scandalizzò l’opinione pubblica. Passano due anni e il gruppo dà alla luce “Ritual de lo Habitual”. La cover? Tre figure (un uomo e due donne) senza veli. Sì, lo so, sono anch’essi un’opera d’arte. Vallo a spiegare alla censura. Il gruppo decise di creare una seconda cover: total white con il nome della band, quello dell’album e il testo del Primo Emendamento. Viva la libertà.

     

    1. Eric Clapton – “E.C. Was Here” (1975)

    Nel 1975, il buon “Slow Hands” Eric non se ne faceva scappare una, di rappresentante del gentil sesso. Era bello, suonava divinamente, si struggeva d’amore per Patty, la moglie del suo “fratello di sangue” George Harrison ed era un dongiovanni che –troppo spesso- vedeva troppe siringhe vicino alle sue braccia. In ogni caso, quando incise “E.C. Was Here”, pensò ad una cover chiara che più chiara non si può: donna nuda, di spalle, con una scritta sulla schiena. Il titolo dell’album, per l’appunto. E bravo Eric: immaginate la reazione della censura? Esatto, proprio quella.

     

    1. Pixies – “Surfer Rosa” (1987)

    Il primo album dei Pixies lasciò indubbiamente il segno. La loro musica era una mash-up di new wave tardi anni Ottanta, garage rock, hardcore, suoni grunge che verranno ripresi da Kurt Cobain e i suoi Nirvana. La cover di un album così esplosivo non poteva non essere d’impatto. Tratta dagli scatti di Simon Larbalestier, fotografo amato da gruppi e singoli per le sue opere d’arte, la cover raffigura una modella a seno nudo. Una gonna da flamençera le fascia i fianchi e un manico di chitarra a 12 corde “sbuca” dalla parete. È visionaria, è un’opera d’arte quotata, è…stata censurata. Gigantic… Stupidity

     

    1. Supertramp – “Indelibly Stamped” (1971)

    Un “Segno indelebile”. Nelle menti e nelle speranze dei Supertramp, il loro secondo Album sarebbe dovuto diventare proprio un segno indelebile. Peccato che non fu proprio una pietra miliare della loro carriera. Ciò che rimase impresso, soprattutto nelle menti degli amici censori, fu il petto nudo e tatuato ritratto in cover. A chi appartenesse quel seno contornato da tatuaggi? Leggenda vuole che la proprietaria fosse Marion Hollier, pagata 45 sterline per mostrare il suo décolleté. Pare abbia dichiarato di non esser stata felice di mostrarsi senza veli, tuttavia i soldi la convinsero.

     

    1. The Pretty Reckless – Going To Hell (2014)

    Per terminare in bellezza, nel 2014 viene pubblicato “Going to Hell”, secondo album della band “The Pretty Reckless”, capitanata da Taylor Momsen. Cos’avrà di particolare questo album e questa cover? Mah, nulla di che, giusto una gentil donzella totalmente nuda, tranne che per una freccia adesiva che le percorre la schiena, puntando verso il basso. Che punti il suo Lato B o la direzione annunciata dal titolo (verso l’Inferno), non ci è dato saperlo. Quel che sappiamo è che fu proprio Taylor a prestarsi come modella per la cover. Che dire? Complimenti: Do It Yourself, Taylor.

     

    Molte di queste cover le conosciamo, molte le abbiamo viste nella versione “bannata” o con una (ridicola) copertina alternativa. In ogni caso, sono ben altre le cose che dovrebbero essere censurate, non due capezzoli su un Album o un nudo integrale non fine a sé stesso.

    Un consiglio: se non li avete mai ascoltati, è il momento buono per farlo.

     

    Così avete la scusa per guardarvi le cover…

    Seriously plenty of fantastic knowledge!

    A. b. C. Albert...
  • Rispondi a: 10 Hot Cover in 10 Album "censurati"

    Ci sono Copertine di un Album identificative di un periodo, di un genere, di un particolare momento.

     

    Un esempio? Quattro uomini attraversano delle strisce pedonali.

    Se avete pensato ad un Album dei Cugini di Campagna, ci siete andati quasi vicino.

     

    Ovviamente sono i Beatles quei quattro omini e l’album in questione è “Abbey Road”.

    A volte, la creatività e l’estro portano i grafici (e i musicisti) ad osare un po’, infrangendo qualche “regola” del decoro, del buon senso, del pudore etc…

    Pronti per 10 Album le cui Cover sono state censurate? Tenetevi addosso i vestiti (è il caso), si va.

     

    1. Unfinished Music No.1: Two Virgins - John Lennon & Yoko Ono (1969)

    Prendi il Beatle più ribelle – John Lennon-, fallo sposare con un’artista – avanguardista – musicista giapponese –Yoko Ono- e chiudili in una sala di registrazione. Il risultato è un Album decisamente sperimentale, così come lo è la Cover. John & Yoko, ignudi come Mamma li ha fatti, campeggiano in primo piano. Sarà perché era il ’69 (Che, anzi, sarebbe stato simbolicamente l’anno perfetto per una Cover simile), sarà perché sia John che Yoko non erano simpatici a molti, fatto sta che i due coniugi dovettero coprire la Cover con un’orrenda plastica marrone da cui sbucavano soltanto i loro volti. Glory Hole per John & Yoko.

     

    1. The Jimi Hendrix Experience - Electric Ladyland (1968)

    Per il terzo album del trio capeggiato dal Dio Mancino della Chitarra, Chris Stamp, capo della Track Records, pensò ad una super copertina. Reclutò 19 belle figliole, le fece spogliare (chi più, chi meno) e fotografare. Il risultato? Ce lo racconta una delle 19 Girls, Reine Sutcliffe: “Ci hanno fatte apparire come una pila di vecchie torte. Uno schifo. Ognuna di noi era in forma, stava bene, ma il risultato ci fa apparire vecchie e stanche. Abbiamo cercato di fare uno sguardo sexy, ma la cosa non ha funzionato.”. Dimenticavo: di tutto questo Jimi non solo non ne sapeva nulla ma non gradirà né la cover né la censura subitanea. Foxy (Naked) Lady

     

    1. Doppietta Roxy Music: Stranded (1973) e Country Life (1974).

    In due anni due, il gruppo guidato da Bryan Ferry riuscì a far infuriare i censori di Sua Maestà. La prima volta fu nel 1973 con “Stranded”: sulla cover, una ragazza vestita di rosso con capezzolo mascherato (mica tanto) che fece imbufalire i benpensanti. Non paghi, i Roxy Music bissarono l’anno successivo con la cover di “Country Life”: in primo piano, le modelle Constanze Karoli ed Eveline Grunwald rivelano trasparenze “pericolose” in zona inguinale. More than This… please.

     

    1. Prince - Lovesexy (1988)

    Per le rappresentanti del gentil sesso e non solo, anche il Principe del Pop decise di mettersi a nudo. Non solo attraverso la sua musica, ma lasciando i vestiti nel camerino prima di scattare la foto della cover di “Lovesexy” (Già il nome dell’Album dovrebbe aiutare a farti capire che non ti stiamo parlando di noccioline). Tutto nudo, con coscetta guizzante che copre le principesche appendici. Per ovviare alla morbosissima censura, i produttori ben pensarono di coprire la cover con un cartoncino nero. Il Re (Anzi, il Prince) è Nudo.

     

    1. Red Hot Chili Peppers' - Mother's Milk (1989)

    Prendi una bellissima modella di nome Alaine Dawn, amica di un’altra top model, Ione Skye, fidanzata di Anthony Kiedis. Sembra l’inizio di una puntata di una soap? No, è la genesi dell’album Cult dei Red Hot Chili Peppers’, “Mother’s Milk”. La splendida Alaine appare in topless, con i quattro componenti della band tenuti in braccio, un capezzolo coperto da un fiore e l’altro da un “provvidenziale” Kiedis. Inutile dirvi che attirò l’attenzione –e la censura- americana. Pretty Little Di(r)tty

     

    1. Jane’s Addiction 1 e 2 – “Nothing's Shocking” (1988) e “Ritual de lo Habitual” (1990)

    Perry Farrell, leader dei Jane’s Addiction, è anche un artista. E lo dimostra alla grande grazie alla cover di “Nothing’s Shocking” del 1988. Una sua opera, raffigurante due gemelle siamesi con la testa in fiamme e comodamente sedute. Solo l’idea di quattro seni nudi scandalizzò l’opinione pubblica. Passano due anni e il gruppo dà alla luce “Ritual de lo Habitual”. La cover? Tre figure (un uomo e due donne) senza veli. Sì, lo so, sono anch’essi un’opera d’arte. Vallo a spiegare alla censura. Il gruppo decise di creare una seconda cover: total white con il nome della band, quello dell’album e il testo del Primo Emendamento. Viva la libertà.

     

    1. Eric Clapton – “E.C. Was Here” (1975)

    Nel 1975, il buon “Slow Hands” Eric non se ne faceva scappare una, di rappresentante del gentil sesso. Era bello, suonava divinamente, si struggeva d’amore per Patty, la moglie del suo “fratello di sangue” George Harrison ed era un dongiovanni che –troppo spesso- vedeva troppe siringhe vicino alle sue braccia. In ogni caso, quando incise “E.C. Was Here”, pensò ad una cover chiara che più chiara non si può: donna nuda, di spalle, con una scritta sulla schiena. Il titolo dell’album, per l’appunto. E bravo Eric: immaginate la reazione della censura? Esatto, proprio quella.

     

    1. Pixies – “Surfer Rosa” (1987)

    Il primo album dei Pixies lasciò indubbiamente il segno. La loro musica era una mash-up di new wave tardi anni Ottanta, garage rock, hardcore, suoni grunge che verranno ripresi da Kurt Cobain e i suoi Nirvana. La cover di un album così esplosivo non poteva non essere d’impatto. Tratta dagli scatti di Simon Larbalestier, fotografo amato da gruppi e singoli per le sue opere d’arte, la cover raffigura una modella a seno nudo. Una gonna da flamençera le fascia i fianchi e un manico di chitarra a 12 corde “sbuca” dalla parete. È visionaria, è un’opera d’arte quotata, è…stata censurata. Gigantic… Stupidity

     

    1. Supertramp – “Indelibly Stamped” (1971)

    Un “Segno indelebile”. Nelle menti e nelle speranze dei Supertramp, il loro secondo Album sarebbe dovuto diventare proprio un segno indelebile. Peccato che non fu proprio una pietra miliare della loro carriera. Ciò che rimase impresso, soprattutto nelle menti degli amici censori, fu il petto nudo e tatuato ritratto in cover. A chi appartenesse quel seno contornato da tatuaggi? Leggenda vuole che la proprietaria fosse Marion Hollier, pagata 45 sterline per mostrare il suo décolleté. Pare abbia dichiarato di non esser stata felice di mostrarsi senza veli, tuttavia i soldi la convinsero.

     

    1. The Pretty Reckless – Going To Hell (2014)

    Per terminare in bellezza, nel 2014 viene pubblicato “Going to Hell”, secondo album della band “The Pretty Reckless”, capitanata da Taylor Momsen. Cos’avrà di particolare questo album e questa cover? Mah, nulla di che, giusto una gentil donzella totalmente nuda, tranne che per una freccia adesiva che le percorre la schiena, puntando verso il basso. Che punti il suo Lato B o la direzione annunciata dal titolo (verso l’Inferno), non ci è dato saperlo. Quel che sappiamo è che fu proprio Taylor a prestarsi come modella per la cover. Che dire? Complimenti: Do It Yourself, Taylor.

     

    Molte di queste cover le conosciamo, molte le abbiamo viste nella versione “bannata” o con una (ridicola) copertina alternativa. In ogni caso, sono ben altre le cose che dovrebbero essere censurate, non due capezzoli su un Album o un nudo integrale non fine a sé stesso.

    Un consiglio: se non li avete mai ascoltati, è il momento buono per farlo.

     

    Così avete la scusa per guardarvi le cover…

    You said it adequately!

    A. b. C. Albert...
  • Rispondi a: COMMENTO A CALDO | BOLOGNA - CAGLIARI 3 - 2

    BOLOGNA - CAGLIARI  ecco il #COMMENTOACALDO con Vittorio Sanna
    Rivivi le emozioni del match appena terminato e ascolta il Commento di Vittorio, cuore e voce Rossoblù: Diretto, sincero, schietto: per i veri tifosi

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